La Gazzetta del Prione


venerdì, giugno 24, 2005
 

Addio all’inventore del mondo digitale

(Copyright "La Stampa")

"Ciò che muove un ingegnere è la volontà di risolvere problemi, di far funzionare qualcosa e questo è ciò che ho sempre voluto fare, risolvere problemi tecnici perché trovare soluzioni dà grandi soddisfazioni". Così Jack St. Clair Kilby descriveva se stesso e le motivazioni che lo avevano portato nel 1958 ad inventare il microchip aprendo le porte all'era dell'elettronica arrivata nelle nostre case sotto forma di tv digitali, Ipod, cellulari e computer wireless. A causa di un tumore con cui combatteva da tempo Kilby è morto lunedì all'età di 81 anni nella sua casa di Dallas, in Texas, dove arrivò proprio nel 1958 per via del fatto che la Texas Instruments fu l'unica azienda a consentirgli di lavorare sulla miniaturizzazione delle componenti elettroniche. L'idea di creare circuiti integrati sempre più piccoli era frutto di un'educazione iniziata nelle aule di ingegneria elettronica dell'Università dell'Illinois, segnata dalla scoperta del transistor nel 1947 nei laboratori Bell e continuata a Milwaukee, Wisconsin, dove la sera studiave nell'ateneo mentre la mattina lavorava in una fabbrica di televisioni e radio. Nato nel 1923 a Great Bend, Kansas, Kilby quando ricevette il premio Nobel per la fisica nel 2000 si disse orgoglioso di "essere cresciuto fra i laboriosi discendenti dei coloni del West che si insediarono nelle Grandi Pianure" a cominciare dal padre radioamatore ed elettricista che "faceva sempre di tutto per aiutare gli altri nelle zone rurali del Kansas occidentale". La frontiera che Kilby vedeva di fronte a sè era disegnata da quei massicci e fragili tubi di vetro vuoti contenenti fili e componenti elettriche che si trovavano un po' ovunque - dalle aule di scuola alle fabbriche - e la sfida di lasciarseli alle spalle una volta per tutte fu vinta allorché, nel primo anno di lavoro alla Texas Instruments, riuscì a costruire - con materiale preso in prestito - il primo circuito integrato dentro un singolo pezzo di materiale semiconduttore grande la metà di una graffa per documenti. Quattro anni dopo, nel 1962, l'azienda di Dallas vinceva la prima grande commessa di circuiti integrati - destinati al missile nucleare Minuteman - mentre Kilby continuava a sommare invenzioni accumulando oltre sessanta brevetti e creando fra l'altro il calcolatore portatile. "Quest'uomo ha gettato le fondamenta della moderna tecnologia dell'informazione" recitava l'attestato del Nobel ed in effetti dai forni a microonde fino a robot che passeggiano su Marte nulla sarebbe stato possibile senza il primo microchip. Nel giorno della scomparsa sono state le voci dell'"Information Technology" a rendergli omaggio. "Era creativo, inventivo e modesto, sempre un passo avanti rispetto a ciò che stavamo cercando" ha detto Gordon Moore, cofondatore con Robert Noyce della Intel Corp. "Ha trasformato il mondo in cui viviamo come fecero Henry Ford, Thomas Edison ed i fratelli Wright" ha aggiunto Tom Engibous, presidente della Texas Instruments. Il governo americano gli rese omaggio nel 1970, quando alla Casa Bianca c'era Richard Nixon, conferendogli la "National Medal of Science" e nel 1982, con Ronald Reagan presidente, assegnandogli un posto d'onore nella "Hall of Fame" degli inventori più importanti della storia americana. Fama e guadagni non lo hanno mai allontanato tuttavia dal basso profilo che lo distingueva. Spesso ripeteva di essere stato sorpreso da ciò che era seguito alla scoperta del microchip e negli ultimi anni continuò a lavorare come consulente dell'azienda texana con scrupolo e costanza, come faceva dal 1958, credendo nel fatto che "lavorando su progetti interessanti le invenzioni sono una conseguenza naturale".

posted by luminet | 11:53 | commenti