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venerdì, febbraio 25, 2005
Vaclav Havel: "Ecco le derive autoritarie del regime di Putin"
(Copyright "Le Monde")
Vaclav Havel, scrittore e uomo politico, dissidente che ha combattuto il regime comunista, è stato l’ultimo presidente della Cecoslovacchia e, fino al 2003, il primo della Repubblica ceca: pochi possono vantare la sua conoscenza dell’impero russo, prima e dopo la perestrojka.
E' cambiata la situazione in Russia o il nostro sguardo ?
"Stiamo assistendo a una deriva autoritaria del regime di Putin. Vediamo una limitazione assai articolata della libertà di parola, la manipolazione dei mezzi d’informazione, una lotta un po’ speciale contro gli oligarchi, una violenta repressione in Cecenia, la mancata nomina dei governatori eletti".
I Paesi dell’Europa centrale hanno una percezione della Russia diversa dal resto dell’Occidente ?
"Nelle nazioni che hanno conosciuto la dominazione sovietica c’è una speciale sensibilità a pericoli che gli altri non sempre avvertono. Questo è particolarmente vero per i Paesi baltici che sono stati così vicini al potere comunista sovietico. Giustamente, dare l’allarme tocca a chi ha sperimentato i regimi totalitari, le conseguenze delle politiche di "pacificazione" e del "chiudere un occhio". Non credo che ci sia un risentimento profondo verso i russi da parte dei polacchi, dei cechi o di tutti quelli che hanno fatto parte di questo impero. Ma c’è una buona conoscenza dei metodi e una grande resistenza ai tentativi di manipolazione. Quando noi dissidenti incontravamo gli uomini politici occidentali avevamo l’impressione che fossero influenzati dalle parole dei loro ospiti comunisti e che ci considerassero seccatori da levarsi da piedi in fretta. Credo che chi non ha fatto esperienza di un regime totalitario non sia in grado di percepire cosa si può nascondere dietro un gesto di per sè insignificante".
Dopo l’allargamento i vicini della Russia sono anche i vicini dell’Unione europea. Questi Paesi di frontiera, la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldavia, fino al Caucaso, sono diventati un terreno di scontro ?
"La Russia non si sa davvero dove inizi e dove finisca. Nel corso della Storia si è estesa e si è ritratta. La maggior parte delle guerre ha avuto origine in conflitti per questioni di confine e nella conquista o nella perdita di territori. Il giorno in cui concorderemo con calma dove finisce l’Unione europea e dove comincia la Federazione russa, metà delle tensioni sparirà. Non è una vergogna non far parte dell’Unione europea. Non lo è per la Nuova Zelanda, ad esempio, che pure ne condivide i valori. Non ne fa parte perché fa parte di un’altra area geografica. La linea di frattura è rappresentata dall’Ucraina. E' un grande Paese e, per molto tempo, sembrava non sapere dove collocarsi. I recenti avvenimenti hanno una valenza storica, mi pare. Quindici anni dopo la caduta del Muro l’Ucraina sembra manifestare un’inclinazione euroatlantica. Mi pare che in Occidente non si sia compresa a fondo la portata della "rivoluzione arancione". Il presidente Kwasniewski ne ha colto l’importanza ma non sono sicuro che si possa dire lo stesso delle istituzioni europee. Non è stata una rivoluzione contro il comunismo ma contro il postcomunismo nel senso peggiore, mafioso, del termine. Dopo quella georgiana la rivoluzione ucraina è un nuovo esempio del processo di purificazione nel cammino verso la democrazia".
Come vede l’evoluzione della democrazia in Russia nella prospettiva degli avvenimenti in Georgia e in Ucraina ?
"Tutti noi vorremmo che la Russia rispettasse i diritti umani e la libertà. Ma sarà sempre un mondo a parte. E' un Paese immenso, con una storia a sè stante, con proprie tradizioni. Ha un rapporto diverso con il tempo e con lo spazio".
Sembra che questo Paese dopo Gorbaciov, Eltsin e ora Putin, abbia ripreso la strada del passato.
"Non sono pessimista. Non credo che la Russia stia tornando indietro. L’esempio delle due rivoluzioni postcomuniste dimostra che in queste società ci sono capacità di reazione e di autodifesa. Quando qualcosa davvero non va sono capaci di uno scatto. Come dico spesso a proposito dei cechi, abbiamo tanta pazienza ma non è infinita. Questo probabilmente vale anche per la Russia. Io non la condannerei, non va sempre nella direzione sbagliata. D’altra parte penso che sia necessario dire apertamente ciò che non ci piace, fare delle domande al signor Putin. Non possiamo trattare la Russia come un familiare handicappato a cui, per compassione, non osiamo dire l’intera verità. Dobbiamo discutere alla pari, da amici. Porre delle domande: ad esempio perché quel tal caporedattore è stato ricompensato, quel tal individuo è stato messo in carcere".
Il presidente Bush a Bruxelles ha cercato di ripristinare buone relazioni fra America ed Europa. Quanto vale il rapporto transatlantico ?
"E' molto importante. Ci sono sempre state, ci saranno ancora tensioni. In Europa, per uno come me, nato in un Paese che ha subito la politica della "pacificazione", troppi, in politica e nelle istituzioni, sono concilianti con il male. Senza energia nel difendere i valori che professano e che non a caso figurano nel preambolo della Costituzione europea. Recentemente ho visto criticare l’Ue per il suo atteggiamento verso Cuba. I Paesi europei dovrebbero farsi carico delle loro corresponsabilità nello stato del mondo, far qualcosa per la propria e l’altrui sicurezza. Senza aspettare che siano sempre gli Stati Uniti a risolvere le crisi, come è accaduto per le due guerre mondiali, scatenate da Paesi europei. Non mi piace l’antiamericanismo viscerale che affiora talvolta in Europa. Anche l’America però deve fare degli sforzi. Tanto più è forte, tanto più dovrebbe essere prudente e responsabile. E non tanto arrogante da voler imporre le proprie scelte. Molti americani si stupiscono di non essere amati da chi hanno aiutato. Devono capire che si dovrebbe agire con più tatto. E' il caso della guerra in Iraq. Credo che gli Usa avessero ragione: bisognava farla finita con Saddam. Era un tiranno e non si poteva tollerarlo oltre. Ma l’hanno fatto nel modo più maldestro possibile. Migliorare i rapporti transatlantici è un obbligo per ambo le parti".
giovedì, febbraio 24, 2005
Per diritto ricevuto
di Massimo Gramellini (Copyright "La Stampa")
"Siamo lieti di informare i Signori Passeggeri che il treno sta viaggiando in perfetto orario". Scrive una giovane lettrice che, di fronte a quell'altoparlante capace di rivendersi la normalità come un trionfo, ai viaggiatori del rapido 2466 in servizio l'altroieri da Codroipo a Udine non è rimasto che difendersi con una spontanea risata di gruppo. Una volta erano solo i bambini a vantarsi di aver fatto il proprio dovere. Ma in un quadro generale di regressione all'infanzia appare inesorabile che le grandi aziende a contatto col pubblico adeguino la strategia seduttiva. Non più soltanto minimizzare i disagi, ma enfatizzare il dovuto come se fosse un regalo. Per capire quanto l'impostazione sia subdola, basta fingere di applicarla ad altri aspetti della vita quotidiana: mai visto una cuoca che annunci come un evento un piatto di pasta al dente e non annegata nel pentolone, o uno spazzino che proclami con orgoglio di aver svuotato i cassonetti anziché concedere ai topi del rione la licenza di abitabilità. Il gioco è meno ingenuo di quanto sembri. Se i nostri diritti cominciano a essere spacciati per valore aggiunto, alla lunga finiranno per diventarlo davvero e costeranno ancora di più. Contro l'astuzia di chi traveste il non disservizio da trattamento speciale, la rabbia non è mai un buon antidoto. Molto meglio la risata dei passeggeri di Udine. Perché non c'è nulla che confonda i piani dei furbi come il sospetto di passare per ridicoli.
martedì, febbraio 22, 2005
"Davanti a una fragola, a un mandarino, a una rosa, si può svenire, per il dolore del loro inconoscibile essere; e così davanti ad un felino dagli occhi profondi e benevoli. Ho visto piccole tartarughe non più grandi di una viola che, chiamate, si voltavano e alzavano i loro occhi, quasi impercettibili e tristi nella piccola faccia, su, fino alla grandezza e alla terribilità umane. Così ho avuto tremore e terrore di essere l'Umano, di appartenere a questa specie che giudica senza misericordia, che è superba e regolarmente infame".
Anna Maria Ortese
lunedì, febbraio 21, 2005
Quella banana dipinta d'oro in mano alla Ventura
(Copyright "Prima Comunicazione")
Figurati, lo vengono a chiedere proprio a me cosa ne penso delle banche, della finanza e della Borsa. Ma soprattutto mi chiedono: cosa ne pensi dei giornali che informano su banche e banchieri ? Ma perché volete rovinarmi la giornata ? E poi l'ho detto tante volte. Quando uno fa una domanda di questo tipo si risponde con una sola parola: Parmalat. Ma vi rendete conto, sì o no, che tutta la stampa economica italiana ha dimostrato con l'affare Parmalat che dormiva all'umido, o che era connivente, o mafiosa, o manutengola... insomma, lo schifo più schifo che si sia mai visto... Barbagianni lui, Calisto Tanzi, il bellissimo (!!), e tutta la sua famiglia, compresi manager, soci, commercialisti, consulenti, avvocati, facce di merda tutti quanti, comprese le donne, mogli, amanti. "Oh quante belle fiche madama Dorè, oh quante belle fiche"... Sapete perché ho questo rigurgito, che mi tornano su anche quelle deliziose ossa di vitello che ho ingozzato ieri sera ? Beh, mi tornano su perché i miei amichevoli editori - che mi nutrono a uova, formaggio e ossa di vitello da quando sono malato - hanno avuto la squisita gentilezza d'animo di venirmi a trovare, proprio l'altro giorno, che era già venuta giù un po' di neve e Pitta Bulla aveva trasportato con grande fatica la mia cuccia sotto l'arco del ponte che dà sul convento, dirimpettaio dell'ospedale Fatebenefratelli, beh, dicevo, sono venuti tutti e due a visitarmi. E lì per lì mi sono toccato le palle perché vederli insieme mi ha dato come la sensazione che fossero venuti per l'ultimo addio. Pitta ha messo su il suo straordinario caffè, ma non l'aveva nemmeno rigirato con il cucchiaio di legno, che già mi si era schiarita la gola e un vento ponentino mi si era infilato giù per la gola pigiando e comprimendo i veleni che avevo respirato per tutta la settimana e che avevano percorso tutti i metri finali del mio intestino affacciandosi, infine, dal buco del culo. E vedendo che non c'era fuori nessun grave ostacolo erano usciti con un gran tuono e un gran foto per lo di dietro. I miei due gentili editori di questo commendevolissimo giornale si erano resi conto di aver assistito alla uscita del diavolo in persona e avevano battuto le mani al mio indirizzo felicitandosi della ritrovata buona salute. Mi sono fatto prendere un po' la mano dagli eventi della mia salute, che credo interessino a tutti più di tutto il resto, per dire che i miei due gentili editori volevano sentire anche la mia opinione di estraneo, diciamo così, sul servizio che stavano preparando sulla editoria economica, mettendo insieme i terribili ragazzi di Editori per la Finanza che hanno fatto un casino della madonna. Ma lasciamoli con il loro azionista di riferimento, Silvano Boroli, che ormai vorrebbe qualcosa in più di quella percentuale che ha comprato, non fosse altro perché con le banche è lui che ci mette la faccia, e nelle cose della editoria, specialmente quella economico finanziaria, la faccia vale quanto il portafoglio. lo sono quasi sicuro che se Silvano Boroli si mette a raccattare soldi liquidi, strizzando tutte le case che ha (è il grande momento dell'immobiliare), mette insieme i soldi che gli servono per comprare il 100% di Class Editori, di Editori Per la Finanza e del Sole 24 Ore. Ma oggi non ho voglia di parlare di cose serie: non di cosa farà Fedele Confalonieri, se sarà lui a uscire a passi lunghi e ben distesi da Mediaset, o sarà Pier Silvio Berlusconi a dargli una spintina (vorrebbe, ma non sa come fare); non di chi prenderà il posto nella rubrica "Media & Finanza" di Fabiana Giacomotti, la direttrice di Luna del gruppo di Paolo Panerai, né come sarà il nuovo Sette (o come si chiamerà) diretto da Maria Luisa Agnese che uscirà il 13 maggio e che porterà i segni dello zampone di Paolo Mieli. Quando si è saputo che io ero infermo (con le malattie a una certa età i cani non devono scherzare) c'è stata una processione di gente che voleva venire a trovarmi. Ma io ho respinto tutti perché voglio avere un po' di tempo per riflettere: in questo ultimo periodo di salute malandata ne ho profittato, infatti, per guardare con più attenzione la tivù. E devo dire che quelle sei o sette ore di televisione a inizio di giornata hanno finito per confondermi definitivamente le idee. Mi ricordo soltanto la Simona Ventura che agita davanti agli occhi dei telespettatori una enorme banana dipinta con vernice d'oro, di quella, tanto per intenderci, che si ripassa sulle cornici un po' elaborate dei quadri per dare un tono di fragrante ricchezza casalinga. Mi scuso con i miei lettori, ma davvero non ricordo altro che questa banana. Mi sembra che il programma fosse quello delle nove di sera, quello delle tre scimmiette. Beh, l'ho visto tre sere di seguito, questo me lo ricordo bene, ma se dovessi spiegarvi che cos'è questa storia delle tre scimmie, non saprei da dove cominciare. Non ho capito niente di quel regolamento, ma deve essere fatto a testa di cazzo di cane, come si dice tra di noi. Ho capito - credo di aver capito - che quella banana dipinta d'oro in mano alla Simona Ventura deve significare qualche cosa. Mi rifiuto di pensare che deve entrarci in qualche maniera la barzelletta di quella piacente signora che va dal fruttivendolo e prende su due banane dritte e grosse, fa per staccarne una, ma poi commenta: "Ma sì, me le dia tutte e due: vuol dire che una me la mangio !". Simona Ventura me la sventolava sotto gli occhi, quella enorme banana, le faceva fare delle giravolte per aria, la prendeva in mano, la stringeva, la palpava, la strofinava, la smanacciava, e poi tornava a farla roteare mentre diceva un sacco di cose che io, distratto, non riuscivo a capire. E poi anche nel meccanismo del gioco che non capivo c'erano delle parole scritte su un gruppo di banane, notevolmente più piccole di quella che Simona agitava davanti agli occhi dei telespettatori. Ecco, qualcuno collegando la bananona della Ventura e la scritta sulla bananina riesce a capire se l'ha presa in culo o no. Ed è lì che comincia a spuntare il significato della bananona della Ventura. Nel senso che o come sfollagente o come supposta la bananona della Ventura fa un male della madonna se la prendi in testa. A dire la verità non sono mica tanto sicuro che l'interpretazione corretta sia questa, tanto è vero che se c'è qualcuno che ne capisce di queste cose è pregato di farsi vivo o di avanzare la sua interpretazione. E' ovvio che sono proibite le tesi sconce e volgari. Ma restiamo sul piccolo schermo che alla fine solo i cani come noi, vecchi e rancorosi, possono ancora goderne i frutti. Visto il successo delle fiction sui recchioni e sulle foibe, uno potrebbe pensare di fare uno sceneggiato televisivo anche sugli sfigati una volta molto fighi. Il titolo ce l'ho già ("Pietà l'è morta") e gli attori pure: Stefano Folli, Giordano Bruno Guerri e Oscar Giannino. Prendi Folli. L'altra sera, solo come un cane come appunto soltanto un cane come me può essere, mi sono rassegnato a vedere il tg della 7; e a un certo punto, nemmeno fosse la madonna di Civitavecchia, mi è apparso l'ex direttore del "Corriere della Sera" Stefano Folli, ma sì quello che un tempo tutti salutavano come un formidabile manager della notizia e ora quegli stessi lo sfottono e lo chiamano Pipino il breve per via della fulminea reggenza a Via Solferino. Di colpo pareva di essere sprofondati in un tg di Ceausescu con lo speaker in preda a un rigor mortis terrorizzato all'idea che se avesse commesso anche il più piccolo errore, Elena, la moglie del Conducator, avrebbe usato i suoi coglioncini come un portaspilli. Il Folli appariva con i capelli arruffati come appena alzato dopo una lunga malattia, insaccato in una giacca di un verde-disinfettante-per-stomatiti-e-gengiviti, costretto da una camicia blu notte, con una lasca cravatta rossa a pois bianchi tipo acne seborroica. Il tono poi era quello con cui un tempo, di Venerdì Santo, i preti di campagna recitavano la litania dei Sentimenti di Maria Santissima Addolorata. "Folli non è mai stato un elegantone", ha commentato Pitta Bulla quando le ho raccontato lo spettacolo desolante. Vabbè, non sarà mai stato un frequentatore di sartorie inglesi ma, cazzo, a vederlo così sembrava appena tratto in salvo da un gommone di clandestini, via ! Insomma, anche se per lo spazio di un mattino, è pur sempre stato direttore del giornale di Albertini, anche se solo per una manciata di mesi ha posato il suo culo sulla poltrona che prima di lui aveva assaggiato (e ora è tornata ad assaggiare) quello di Paolo Mieli. Insomma, dopo tutto 'sto popò di storia professionale alle spalle, è mai possibile che mi appari in video come un lavavetri di via Cristoforo Colombo ? Possibile che non ti abbia insegnato niente Enrico Mentana che, pur trombato, è riuscito a vendersi come il santo protettore di Mediaset ("Veglierò", promise rasserenandoci tutti) ? Possibile che non ti abbia insegnato niente Maurizio Costanzo che pur rinunciando al suo show ha riciclato se stesso e la sua dentiera di prima mattina con tanto di Luisella Costamagna che gli legge diligentemente le notizie al computer ? Possibile. E' che quando sei trombato le vendette vengono sparate una dietro l'altra e la peggiore di tutte ha un nome micidiale: indifferenza. Passi per le scale e sei invisibile. Entri in ascensore e grasso che cola che non ti schiaccino le mani nelle porte. Vai a una cena e, come avviene dall'Angiolillo, ti degradano dal tavolo della padrona di casa a qualche tavolinetto laterale con gli ospiti più sfigati. Chi deve altamente fregarsene, invece, è Giordano Bruno Guerri, che tanto i salotti lui non li frequenta perché li deve trovare di una noia abissale e lui la noia proprio non la sopporta. Dicevo della fiction "Pietà l'è morta". L'episodio che vede il Giordano protagonista potrebbe per esempio immaginare il primo abboccamento con l'on. Bocchino. L'onorevole chiama Giordano di prima mattina (Giordano risponde con la voce impastata e fatica ad aprire gli occhi accecati dalla luce di mezzogiorno): "Sai, Giordano", inizia l'on. Bocchino, "ho intenzione di rimettere in piedi l'Indipendente e volevo sapere se mi davi una mano a...". Giordano, risvegliatosi di colpo nemmeno si fosse fatto una pera di caffeina, salta sulla preda come un'aquila su Bambi (in questo caso il Bocchino) e non lo fa nemmeno finire: "Grazie, Italo, accetto la proposta ! Mi piace l'idea di fare il direttore dell'Indipendente. Sì certo, accetto, accetto, accetto... Non ti preoccupare, per i soldi, ci mettiamo d'accordo". A Italo Bocchino gli viene uno stranfuglione. La telecamera lo riprende in un dolorosissimo e primissimo piano nemmeno volesse leggergli nel pensiero la frase: "Ma quale cazzo di proposta ?". L'editore e deputato di Àn, in effetti, avrebbe voluto chiedergli di aiutarlo a scegliere chi mettere alla direzione del giornale e non gli era passato nemmeno per l'anticamera del cervello di piazzare lui, che poi sono tre (il Giordano, il Bruno e il Guerri) alla direzione. Com'è come non è, il Bocchino si trova in così grave impaccio che non gli resta che assentire. Scritta didascalica: "Dieci mesi dopo". Sono sempre le prime ore del mattino a casa Guerri. Suona il telefono. Risponde il Guerri e dall'altra parte il Bocchino freddo come una madre superiora incattivita gli annuncia: "Devo fare a meno di te, mi spiace ma è così". La telecamera riprende il volto di Giordano, i suoi grandi occhi assonnati si richiudono non in segno di dolore ma scivolando di nuovo nel sonno comatoso. Prima di perdere i sensi, con la mano Giordano fa in tempo à lanciare il telefono cordless dalla finestra e a pronunciare un'ultima memorabile battuta: "Sai che cazzo me ne frega a me ?". Questa la fiction. La realtà ha conosciuto maggiori travagli. Quei dieci mesi di direzione potevano far perdere la pazienza anche ai santi. Delle volte il Giordano urlava come una iena contro le segretarie, altre il Bruno se la prendeva con i collaboratori, altre ancora il Guerri inveiva contro i preti che passavano impunemente sotto la sua finestra. Un giorno il Giordano, che è uno che non ama frequentare le perifrasi e che ha sempre dichiarato il suo odio feroce per i conformisti, il Vaticano e i baciapile di ogni specie e di ogni risma, decise di pubblicare sotto la testata, in prima pagina, una frasetta che s'era inventato lì per lì, sai di quelle ispirazioni che vengono di solito durante una colite spastica che ti rende vieppiù cattivo con il mondo: "Guanto in faccia al supermacho: solo chi è stato ben scopato può scopare bene". Tiè ! Alla faccia di tutti i fascistoni che vantano un'illibatezza anale e una maschia e inesauribile potenza genitale. A dire il vero il Giordano non aveva tutti i torti visto che era stato provocato da Mirko Tremaglia che proprio in quelle ore se ne era uscito con la sua forbitissima frase contro la "lobby dei culattoni". Giordano (ma anche il Bruno e il Guerri) sono persone note per la loro generosità. Si spendono per le cause più impensate. Anche per quella dei culattoni. Lo fanno con un gusto quasi suicida che è impossibile non ammirare in un mondo di suorine e di farisei. Non dovette pensarla così il suo editore. Quando aprì il giornale dicono che al Bocchino sia venuto quasi un ictus. Qualche tempo dopo il Bruno e il Guerri (Giordano era andato a riposare, ma aveva detto: "Voi fate pure tutto quel che cazzo vi pare, io mi fido di voi") vanno giù belli duri e sempre sotto la testata ti piazzano la citazione di un poeta americano, tale John Giorno che recita: "Nessun cazzo è duro come la vita". A quel punto l'on. Bocchino se ne frega della sottile filosofia esistenziale a cui quella frase allude, si asciuga ben bene la bava rabbiosa, alza il telefono con mano tremante di furia e in un colpo solo liquida senza pietà tutt'e tre: il Giordano, il Bruno e il Guerri. Chi invece c'è rimasto di merda è stato Oscar Giannino trombato dalla Rai di Cattaneo. Chiamato a "Batti e ribatti" a sostituire Pigi Battista che era stato chiamato a sostituire Enzo Biagi, ora si è visto sostituito (e diciamo "sostituito" perché siamo dei cani fini checché ne dicano gli altri) da tale Riccardo Berti, uno che si è molto prodigato per Silvio Berlusconi e che alla fine è stato premiato a dovere. Bastava guardare la prima puntata per capire come avrebbe buttato. Recitando un copione imbarazzante con un accento toscano come non si usa più nemmeno nei fienili della Lucchesia, il Berti ha esordito dando del maestro a Bonolis sul cui volto si leggeva a caratteri cubitali "Fate tacere 'sto cazzone". Doveva essere il lancio di Sanremo, ma il risultato è stato talmente ridicolo che si può dire che il Berti abbia inaugurato un nuovo genere tragicomico. Alla fine il neo conduttore ha pure tirato fuori un finto libro rilegato con la carta da macellaio per deliziare l'audience con una massima di quelle che non mettono nemmeno nei baci Perugina, ma che al massimo si trovano nelle scatole dei confetti Falqui. La seconda puntata è andata, se possibile, peggio della prima: volendo riesumare la polemica Peppone-Don Camillo (cazzo, che novità ragazzi, uè, il Berti mica scherza quando si tratta di stare sulle notizie), ha pensato di intervistare Curzi e Feltri senior. Molto bipartisan, ma soprattutto molto patetico. Poi alla fine ha di nuovo aperto il libro delle massime Falqui e ha letto non ricordo più quale stronzata gigantesca sulla politica che è chiamata a conciliare e non a dividere. Ma non si illuda il Berti, prima o poi toccherà anche a lui la stessa sorte degli altri: basta che giri il vento, basta che si alzi abbastanza polvere da coprirlo in lungo e in largo e quegli stessi umani che adesso lo omaggiano e lo riveriscono, gli passeranno sopra senza nemmeno chiedergli scusa. Così fanno gli umani, razza di merda che il ministro Sirchia avrebbe fatto bene a inserire nella lista di quelle più pericolose, molto più del bovaro delle Ardenne o del Rottweiller.
venerdì, febbraio 18, 2005
La festa del tennista Sansò. Cent'anni con la racchetta
di Gianni Clerici (Copyright "La Repubblica")
Raffaello Sansò festeggia oggi il suo compleanno n. 100 al tennis club di Genova. Sin qui, la notizia non avrebbe nulla di eccezionale, se consideriamo che sono ben 6613 i nostri concittadini ad aver raggiunto il secolo. L'umana vicenda di Raffaello diviene però quantomeno insolita se pensiamo che questo fenomeno festeggerà l'anniversario giocando a tennis. Giocherà, più precisamente, sul famigliare campo del Tennis Club Genova 1893, del quale è socio da tempo immemorabile. Giocherà sicuramente in singolare, perché, mi ha detto al telefono "Il doppio è per gli anziani, come te". Con precisione ironica, perché lo Scriba, in realtà, ha cessato dalla settantina di misurarsi in singolo, disciplina spesso non meno faticosa di una maratona. Contrariamente a quanto si può immaginare, Raffaello non è stato un campione. Come lo fu, ad esempio, il Moschettiere francese Jean Borotra, che sino a novantasei anni, pochi giorni prima del commiato, disputò regolari singoli al Racing Club de France parigino. La miglior classifica di Sansò, secondo gruppo di terza categoria, è rintracciabile setacciando l'annata 1937 del più vecchio mensile specializzato, il Tennis Italiano. Non è mai stato campione, Raffaello, ma il campionismo è caratteristica di pochi, e sempre più mi sembra una deformazione, qualcosa di estraneo all'attività sportiva, ricreativa, dilettantistica: splendida parola che, all'inizio del 1900 venne contrapposta, nelle arti, all'aggettivo professionale, spesso connotato negativamente. Dilettante, Raffaello, capace di iniziarsi al tennis da ragazzo, nella nativa Ventimiglia, per poi praticare il prediletto gioco alle Cascine fiorentine, mentre studiava e si addottorava in Scienze Economiche. Laurea che l'avrebbe condotto alla carica di sindaco di un'importante società, abbandonata con rammarico soltanto due anni addietro, "non in seguito all'età - afferma - ma ad una redistribuzione degli incarichi". Al di fuori del prediletto tennis, del singolare quotidiano con Andrea Volonteri, segretario del Club, spazi finora inesplorati si sono così aperti a questo fenomeno, che ha fatto dei viaggi la sua seconda passione. "Ne ho sempre fatto un paio all'anno", afferma con un assoluto understatement, molto genovese, e quindi anche ironico. Negli ultimi anni, Sansò ha percorso, di preferenza in nave o in pullman, itinerari onirici, ad esempio quello che dalla Grecia lo ha condotto alla Libia, dove fu prigioniero degli inglesi durante l'ultima guerra, poi su su fino in Scandinavia. "Volevo rinfrescarmi", commenta. Altra avventura quella, di due anni addietro, sulla Transiberiana, dove i compagni di viaggio altro non parlavano che il russo, tantoché il nostro eroe fu costretto a salvarsi dalla fame divorando un salame che i consoci gli avevano donato come viatico. Ora Raffaello sta preparandosi ad un viaggetto in Australia, e pensa di portare con se la sua fedele racchetta, "per sperimentare i court in erba, che ancora non conosco". Dovesse scegliere la nave, invece di un banale Boeing, Sansò non mancherebbe certo le eventuali serate danzanti. Appassionatissimo e studioso di musica, negli anni giovanili, non ha mai cessato di ballare, come conferma Renata Campanella, segretaria del Club, e sua ospite nel corso di due indimenticabili crociere. "Un vero gentiluomo - afferma con tenerezza - non c'era mattino che non mi svegliassi di fronte ad un bouquet di fiori". Al di fuori di questa casta, amorosa amicizia, Raffaello non concede informazioni di natura sentimentale, da autentico gentiluomo. Indugia invece sulle prodezze tennistiche, tra le quali primeggia un incontro maratona con un altro noto tennista, Giovanni Pierantozzi. "Cominciammo alle undici di sera - ricorda Pierantozzi - su un campo prenotato sino a mezzanotte. Verso l'una il custode, semiaddormentato, decise di abbandonarci, e di consegnarci le chiavi del circolo. Continuammo sino alle quattro del mattino. Non ho mai guardato tanto a lungo il cielo, nemmeno quando ero innamorato. Fu a causa dei lob di Sansò: un vero pallettaro". Non si interpreti questa considerazione in senso negativo. Tra i giocatori di club, il pallonetto è un'arma diffusissima quanto rispettabile: infatti il colpo complementare, lo smash, ha minor seguito. "Proprio un pallettaro no, ma un bel muro, o come li chiami tu, un regolarista accanitissimo", sorride Gian Enrico Maggi, ex avversario di Pietrangeli. "Il giorno seguente alla mia vittoria in Coppa Lambertenghi (campionato under 16), Sansò volle mettermi alla prova, e faticai non poco a manovrarlo. Non sbagliava mai un diritto, ma era un po' meno temibile col rovescio". Quanto alla ammirevole propensione di Raffaello per il singolare, un altro socio del Club, che preferisce rimanere anonimo, afferma: "Un gran bravo ragazzo, ma un caratteraccio. Non si poteva sbagliare un colpo, che faceva una scena madre. Definiamolo un grande agonista". Un grande agonista, e un grand'uomo. Auguri.
giovedì, febbraio 17, 2005
Ligresti coopta Geronimo La Russa
(Copyright "La Stampa")
Un altro La Russa per Ligresti. Domani il cda della Premafin, riunito per esaminare i conti del 2004, dovrà anche approvare la cooptazione di un nuovo consigliere al posto dello scomparso Antonino La Russa, figura storica del Msi e poi di An, padre del vicepresidente di An Ignazio, ma soprattutto concittadino e grande amico di Salvatore Ligresti. E proprio l’Ingegnere, uomo attentissimo ai valori dell’amicizia e al solido rapporto tra le due famiglie, ha evidentemente voluto dare un segnale di continuità nel consiglio della finanziaria quotata in Borsa, visto che per il posto vacante verrà indicato Geronimo La Russa, figlio primogenito di Ignazio. Il curriculum del neo-consigliere ? Ventisette anni, laurea in giurisprudenza la scorsa estate, un’intensa presenza nelle cronache mondane e un network di amicizie nella Milano che conta, da Francesca Versace a Barbara Berlusconi.
mercoledì, febbraio 16, 2005
"Gli Usa di Bush fanno terrorismo con il sesso"
(Copyright "La Stampa")
Sono passati trentatrè anni dall'uscita di "Gola profonda", il film fenomeno che cambiò la storia del porno, ma Fenton Bailey e Randy Barbato, autori del documentario "Inside Deep throat", spiegano che oggi più che mai è importante tornare sull'argomento. "L'America - dicono - è un Paese afflitto da forti disfunzioni sessuali, dove il legame tra sesso e politica è particolarmente stretto. Non siamo abituati a parlare con onestà di certi temi e questo si riflette sulla generale ipocrisia politica. Abbiamo iniziato a lavorare al documentario due anni fa e da allora sono accadute molte cose che ricordano pericolosamente il 1972. Allora c'era Nixon, ora c'è Bush, entrambi eletti per il secondo mandato. Allora c'era il Vietnam, ora c'è l'Iraq, due pantani internazionali. Ci troviamo in una fase cruciale, purtroppo molto simile a quella dell'epoca di "Gola profonda"". Diretto da Gerard Damiano, interpretato da Linda Lovelace (scomparsa nell'aprile del 2002 a 53 anni), il film fu proiettato per la prima volta in piena estate, a New York, e divenne immediatamente un caso.
lunedì, febbraio 14, 2005
Prostata: pace maker per erezione
(Copyright ANSA)
Un pace maker inserito nel pene e attivabile con telecomando garantirà l'erezione ai malati di cancro operati alla prostata. Lo ha detto il professor Patrizio Rigatti, direttore dell'Unità operativa di Urologia dell'ospedale San Raffaele di Milano precisando che finora sono stati eseguiti quindici interventi di applicazione dei pace maker. L'unica controindicazione è il costo piuttosto elevato.
giovedì, febbraio 10, 2005
Sondaggio sul taglio delle tasse: gli italiani sono rimasti delusi
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Gli italiani non credono alla riforma fiscale di Berlusconi: il 52% la boccia senza appello, contro un 31% che invece la accoglie in modo positivo. Il tutto emerge da un'indagine fatta da Confesercenti e SWG. "L'indagine - ha dichiarato Marco Venturi - è stata realizzata dopo l'arrivo delle buste paga di gennaio ed ha fatto emergere una evidente delusione dei lavoratori italiani, consapevoli che pochi spiccioli in più non cambiano loro la vita e soprattutto non risolvono i loro problemi né quelli di un'economia al palo". Il giudizio più positivo lo danno i giovanissimi (46,60%) molti dei quali non lavorano e quindi non hanno subito delusioni, mentre nella fascia successiva, 25/34 anni, il 52% ha bocciato drasticamente la riforma. Per la stragrande maggioranza (56%) sarebbe stato meglio destinare i sei miliardi di euro della riforma allo sviluppo dell'economia e dei posti di lavoro (33%), ad aumentare le pensioni (14%) o a migliorare i servizi sociali (9%). Degli altri, il 18% avrebbe concentrato i tagli fiscali sui reddito medio-bassi. Sono i giovani, uno su due, quelli più convinti della necessità di destinare le risorse allo sviluppo, mentre quelli delle fasce successive avrebbero gradito una maggiore attenzione alle pensioni. "E' evidente - afferma ancora Venturi - la necessità di ripensare una politica economica basata su automatismi fiscali nella convinzione che qualche euro in più nelle tasche degli italiani possa portare alla crescita del Paese. L'assenza di una puntuale analisi dei problemi della nostra economia, le carenze infrastrutturali e produttive del nostro Paese, l'arretratezza economica del nostro Mezzogiorno, il pesante ritardo in tema di ricerca e innovazione, in una parola la carenza di competitività dell'Italia, è giudicata come necessità prioritaria della maggioranza degli italiani". "Noi - conclude il presidente della Confesercenti - stiamo ancora aspettando il pur leggero ed insufficiente disegno di legge sulla competitività, con la convinzione che con sei miliardi si potevano creare sviluppo e molti nuovi posti di lavoro".
lunedì, febbraio 07, 2005
Haarp, il nuovo segreto americano
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Quando Dio decise di liberare gli ebrei dall'Egitto, mandò al faraone le 10 piaghe. Oltre 3 mila anni dopo i militari americani hanno deciso di imitarlo con "Haarp", un gigantesco trasmettitore di raggi che può provocare di tutto, dai terremoti ai cambiamenti climatici, e anche aurore boreali artificiali. Questa, almeno, è la versione degli appassionati di cospirazioni, sempre all'opera negli Usa. La sigla "Haarp" sta per "High frequency active auroral research program", un progetto avviato dal Pentagono in Alaska all'inizio degli Anni ‘90. In realtà questo programma non è classificato, e possiede anche un sito Internet dove racconta tutto di sé. La sede è nel villaggio di Gakona, a Nord di Anchorage, e lo gestiscono insieme l'Air Force Research Laboratory e l'Office of Naval Research, ossia le strutture scientifiche dell'Aviazione e della Marina. Con loro collaborano una dozzina di università, dal Mit a Stanford. L'obiettivo dichiarato è questo: "Haarp è un'impresa scientifica mirata a studiare le proprietà e il comportamento della ionosfera, con particolare enfasi sulla capacità di capirla e usarla per migliorare i sistemi di comunicazione e sorveglianza, a scopi civili e di difesa". La ionosfera - spiegano - è la parte dell'atmosfera che si estende da circa 50 a oltre 300 chilometri sopra la Terra. Sotto, dai 48 chilometri a 16, c'è la stratosfera, che contiene l'ozono, mentre da 16 al livello del mare c'è la troposfera. Ma come mai il Pentagono vuole studiare i fenomeni della parte più esterna dell'atmosfera ? Questa è la risposta ufficiale: "L'interesse deriva dal grande numero di sistemi di comunicazione, sorveglianza e navigazione che passano attraverso la ionosfera, e dalle potenzialità inesplorate di innovazioni tecnologiche che suggeriscono applicazioni tipo l'individuazione di oggetti sotterranei, la comunicazione a grandi profondità sotto il mare o sottoterra, e la generazione di emissioni infrarosse e ottiche". Non è una novità, secondo il Pentagono, perchè negli Usa ci sono già due strutture per queste ricerche, all'osservatorio Arecibo di Porto Rico e all'Hipas di Fairbanks, sempre in Alaska. Gli europei studiano la ionosfera all'"Eiscat" di Tromsø, in Norvegia, i russi vicino Mosca, gli ucraini a Kharkov, i tagiki a Dushanbe, e i peruviani a Jicamarca. Lo scopo è migliorare le trasmissioni radio e satellitari che l'attraversano. I militari, poi, giurano che gli allarmi sulla capacità dei raggi di "Haarp" di cambiare il clima sono "fesserie", perchè il tempo non viene determinato nella ionosfera. Questa fascia dell'atmosfera, oltretutto, è bombardata da radiazioni solari molto più potenti e, quindi, l'effetto degli studi compiuti in Alaska è come quello di un sasso gettato in un fiume. I militari ammettono possibili interferenze con le strumentazioni degli aerei civili, ma per rimediare c'è un sistema di allarme radar che spegne il sistema automaticamente, se un pilota si avvicina troppo. Tuttavia, queste spiegazioni non convincono gli amanti delle cospirazioni e neppure scienziati come Rosalie Bertell, che ha seguito "Haarp" per anni. I sospetti variano in base al grado di preparazione, ma comunque partono dal presupposto che, se il Pentagono studia qualcosa, pensa di poter ricavare una nuova arma. Tra le ipotesi più citate, ci sono l'utilizzo del progetto per cambiare il clima, provocando tempeste e siccità nei Paesi nemici, oppure scatenare terremoti e tsunami, fare "buchi" nell'atmosfera da cui transitino radiazioni fatali, emettere un "raggio della morte" capace di uccidere a qualunque distanza. Sospetti più consoni alle spiegazioni fornite dal Pentagono prospettano l'impiego di "Haarp" per intercettare e disturbare le trasmissioni dei nemici, comunicare meglio con i sottomarini, e scoprire la presenza di strutture sotterranee tipo bunker e tunnel. Sul piano strategico è difficile capire come usare queste moderne "piaghe d'Egitto" nei conflitti asimmetrici e transnazionali dell'era segnata dal terrorismo. Ma il Pentagono guarda sempre avanti e, quando decise di costruire un sistema di comunicazione a prova di bomba atomica, diede al mondo uno strumento che si chiama Internet.
venerdì, febbraio 04, 2005
Cemento all'Elba, Matteoli indagato per favoreggiamento
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Il ministro dell'ambiente Altero Matteoli, livornese, An, è indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione all'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso in costruzione a Marciana nell'isola d'Elba: inchiesta che ha coinvolto, fra gli altri, un giudice e due prefetti, accusati di corruzione. Per chiarire la sua estraneità, il ministro ha chiesto di essere ascoltato al più presto dal tribunale dei ministri. In base alle intercettazioni e ai tabulati telefonici acquisiti dalla procura di Genova, potrebbe essere lui il ministro che nell'agosto 2003 informò l'allora prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto dell'esistenza di indagini che lo coinvolgevano. Il 9 agosto 2003, dopo aver avuto notizia dell'inchiesta, il prefetto Gallitto si incontrò a Portoferraio con il suo ex vice Giuseppe Pesce, da poco nominato prefetto di Isernia, con il giudice livornese Germano Lamberti e con l'ingegner Uberto Coppetelli, direttore dei lavori dell'insediamento di Procchio. In quella circostanza, secondo le accuse, i quattro si accordarono per distruggere le prove della corruzione. La Guardia di Finanza registrò il colloquio, e in particolare l'invito del giudice all'ingegner Coppetelli a far sparire dallo studio e dal computer ogni traccia dei preliminari di compravendita degli appartamenti nel complesso di Procchio e in un altro insediamento a Rio Marina. Quegli appartamenti, secondo le accuse, erano il prezzo della corruzione. Il 20 giugno 2003 il giudice Germano Lamberti, che dirigeva l'ufficio Gip di Livorno, aveva respinto la richiesta di sequestro del complesso di Procchio, avanzata dalla procura per abusi edilizi e violazioni ambientali. In cambio - appurarono poi gli investigatori - aveva ottenuto forti sconti su due appartamenti in costruzione. Anche i prefetti avevano prenotato a prezzi di favore degli appartamenti. I preliminari dovevano sparire. L'ingegner Coppetelli promise di "pigliare a randellate" il computer. Nel settembre 2003 il giudice Lamberti, i costruttori Franco Giusti e Fiorello Filippi e l'ingegner Coppetelli furono arrestati su richiesta della procura di Genova, cui nel frattempo era stata trasferita l'indagine a causa del coinvolgimento di un magistrato toscano. Nell'ordinanza di custodia cautelare veniva adombrato l'intervento di un ministro, che avrebbe informato delle indagini il prefetto Gallitto. Qualche mese più tardi, il 4 giugno 2004, ai cronisti che gli chiedevano se quel ministro fosse lui, Altero Matteoli rispose: "Ho incontrato l'ex prefetto di Livorno, eravamo amici, ci siamo sentiti per telefono. Ho parlato con lui anche dell'indagine che lo riguardava, ma certo non sono stato io a informarlo. Di quell'inchiesta molti sapevano e si vociferava in giro che avesse investito i prefetti. C'erano molte voci". Nell'agosto 2004 la procura di Genova ha chiuso le indagini sullo scandalo elbano, chiedendo il rinvio a giudizio di dieci persone. In quella circostanza ha inviato a Firenze le carte relative alla fuga di notizie e alle eventuali responsabilità del ministro Matteoli. Nell'ipotesi che la rivelazione di segreto d'ufficio e il favoreggiamento siano stati commessi a Livorno o all'Elba, la competenza è del tribunale dei ministri della Toscana, che dovrà istruire il procedimento e decidere se archiviarlo o, viceversa, chiedere l'autorizzazione a procedere contro il ministro.
giovedì, febbraio 03, 2005
Gela, ricoverato dopo due rifiuti ventenne muore in ospedale
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Ha tentato di farsi ricoverare due volte, ma i medici lo hanno rispedito a casa dicendogli che in corsia non c'era posto per curare quella che ritenevano una semplice influenza. Quando finalmente, al terzo tentativo, gli è stato trovato un letto in ospedale, era già in coma, ed è morto poco dopo. E' avvenuto a un giovane benzinaio di Gela. Terence Gambino, di 20 anni, era stato accompagnato per la prima volta al prontosoccorso dell'ospedale "Vittorio Emanuele" ieri mattina: accusava dolori. I medici di guardia gli avrebbero praticato una terapia antinfluenzale e lo avrebbero dimesso. Nel pomeriggio il giovane ha continuato a star male ed è tornato in ospedale. Stavolta il personale sanitario del pronto soccorso ha praticato una terapia antidolorifica. Avrebbero voluto ricoverarlo ma non ci sarebbero stati posti letto disponibili, e ancora una volta il giovane è stato dimesso. La notte scorsa, alle 4, il ricovero d'urgenza perchè il ragazzo aveva perso conoscenza. I genitori lo hanno accompagnato allo stesso nosocomio ma quando il ragazzo è stato ricoverato era già in stato di coma anossico, cioè causato da mancanza di ossigeno. Alle 15,20 di oggi il tragico epilogo. Secondo i medici del reparto di rianimazione, Terence Gambino aveva contratto un'infezione polmonare che gli impediva la respirazione e la mancanza di ossigenazione al cervello aveva già prodotto danni irreversibili al momento del ricovero. I genitori del ragazzo, un macellaio e una casalinga, hanno sporto denuncia contro l'azienda ospedaliera. Terence era il più giovane dei loro quattro figli. Il sostituto procuratore di Gela, Serafina Cannatà, ha aperto un' inchiesta, ordinando l'autopsia. I carabinieri hanno proceduto al sequestro della cartella clinica e dei referti medici del pronto soccorso.
mercoledì, febbraio 02, 2005
Settemila foto, tanta follia. Ecco fatto l'orologio umano
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Immaginate che a scandire il tempo, invece delle solite lancette di un orologio, si alternino cartelli, scritte e orologi umani. Magari rappresentati da un gruppetto di bambini distesi per terra a formare una cifra, le 16.15, oppure da 4 giovani appesi al soffitto con tanto di orario stampato sulla schiena. Una follia ? Probabile, ma Daniel Craigg Giffen, un programmatore di informatica dell'Oregon, è riuscito a raccontare il trascorrere del tempo. Con una fotografia al minuto. "Era un'idea nata per scherzo, non pensavo avrebbe avuto un seguito" spiega il creatore dell'Orologio umano - E invece sono finito persino su USA Today, che ha pubblicato un articolo con la mia foto". Craigg, che nel frattempo è diventato una piccola celebrità, ha raccolto quasi 7 mila immagini scattate in tutto il mondo. Dall'Australia, al Canada fino all'Antartico e persino all'Italia, gli scatti archiviati su humanclock. com raccontano il tempo così, con tante facce sorridenti e molti cartelli. C'è chi disegna l'ora con il formaggio spalmato sulla pizza, chi mostra un cartello sotto il mare, chi si scolpisce i minuti in testa. Basta cliccare sull'icona "clock", e appare una finestra che si aggiorna ogni 60 secondi. Perché le foto rappresentano i 1440 minuti che compongono una giornata. Certo, non si può proprio dire che l'orologio umano spacchi il secondo, ma la precisione in questo caso non conta. "Volevo offrire qualcosa di gradevole alla gente, oltre alle solite, banali e anonime cifre - racconta Craigg - Così, un paio d'anni fa, mentre stavo facendo il giro dell'Australia in bicicletta, iniziai ad immortalare orari". Da allora, complice il silenzioso tam tam della rete, i navigatori hanno cominciato a curiosare tra le pagine che raccontano i diversi istanti di tempo, apportando un fondamentale contributo. Nella sezione "Submit a photo" (proponi una foto), Craigg infatti invoglia il pubblico ad ampliare la già ricca collezione di immagini con soggetti inediti. "Magari giocatori di football, personaggi famosi o qualcuno che risolve un cubo di Rubik" spiega il creatore del sito che suddivide le sue immagini in due categorie: digitali e analogiche. Le prime rappresenterebbero il tempo tramite oggetti, cartelli, scritte e cibo, mentre la rappresentazione analogica, che gode di un orologio ad hoc, raccoglierebbe le fotografie in cui il soggetto è un vero e proprio orologio umano, con braccia e gambe al posto delle lancette dell'ora e dei minuti. Chi vuole essere ancora più originale può scegliere i lassi temporali meno gettonati. Grazie alle tabelle statistiche del numero di immagini infatti, è possibile scoprire i periodi di tempo meno coperti. Come quello che va dalle 2 alle 5 del mattino. Al contrario, l'orario che piace di più è 8.27 pm. Craigg ci spiega perché: "Un giorno, mentre giravo in macchina per le strade di Yakim, la mia città, mi sono scritto quest'orario sotto le scarpe e ho sporto i piedi dal finestrino. La gente era incuriosita. Così il mio amico ha iniziato a scattare tantissime foto".
martedì, febbraio 01, 2005
In Italia "Popetown", il cartone satirico sul Papa
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Sarà trasmesso in Italia, a primavera, il "cartone" sul Papa e il Vaticano che la Bbc ha dovuto rinunciare a mandare in onda l’anno scorso, in seguito alle proteste di migliaia di cattolici, e dell’attivista dei diritti umani James Mawdsley. La serie - dieci puntate in tutto - è stata acquistata, secondo "The Independent", da "Canal Jimmy", una emittente satellitare legata a Sky, che però la battezzerà "Holy smoke", "Santo fumo". In Vaticano le reazioni sono guardinghe: solo nei prossimi giorni, una volta verificata l’attendibilità della notizia, e la reale volontà dell’emittente di mandare in onda la "sitcom", si deciderà se prendere una posizione, o semplicemente ignorare il fatto. Anche perché una portavoce di "Canal Jimmy", citata da "The Independent" affermava: "In effetti speriamo che ci sia un po’ di polemica, in modo da ottenere così un po’ di attenzione". In Vaticano però si nota come il fumetto abbia evidentemente per bersaglio Giovanni Paolo II, e come non sia del miglior gusto ironizzare sulle condizioni fisiche del Pontefice. Nelle dieci puntate il Papa è presentato come un vecchietto che si sposta a balzi su un bastone a molle, di quelli usati dai bambini. E si ricorda come in Gran Bretagna la Bbc abbia deciso di non mandare in onda sul suo canale digitale il programma non solo per le proteste di migliaia di cattolici, che firmarono una petizione, ma anche di altre personalità non legate a Roma. "Quali sarebbero state le reazioni se la Bbc avesse mandato in onda un programma satirico chiamato "Ayahtollahtown", o "Rabbitown" ?", si scrisse. "Non voglio pagare il canone perché il Santo Padre sia preso in giro" disse James Mawdsley, un attivista dei diritti umani che incontrò Giovanni Paolo II dopo che il Papa intervenne per ottenere la sua scarcerazione da una prigione birmana. "Popetown", per quello che se ne sa, rappresenta una Curia romana popolata di cardinali dall’aria sinistra, corrotti, e misteriosamente ricchi, impegnati a darsi coltellate nella schiena e il Papa è un vecchietto di settantasette anni, furiosamente infantile, e di cui ogni minimo desiderio va soddisfatto. Un luogo in cui il "buono", padre Nicholas, deve lottare quotidianamente contro una burocrazia folle e caotica. Quando la Bbc decise di non mandare in onda il programma uno dei responsabili, Stuart Murphy, dichiarò che "nonostante l’energia creativa dispiegata nel progetto, l’impatto comico del fumetto è inferiore all’offesa potenziale che potrebbe creare. E’ stata una decisione estremamente difficile e complessa. C’è una linea molto sottile fra ciò che è trivialmente divertente e ciò che è offensivo. Il programma si è collocato dalla parte sbagliata di quella linea". La Bbc per rientrare in parte dei soldi spesi per il lancio del programma ha deciso di venderlo ad emittenti straniere.
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