La Gazzetta del Prione


mercoledì, marzo 31, 2004
 

Orinatoi a forma di bocca ? No, grazie

(Copyright Libero.it)

Nessuna toilette trasgressiva all'aeroporto di New York. La compagnia aerea "Virgin Atlantic" ha comunicato che rinuncerà a installare alcuni orinatoi a forma di bocca femminile spalancata nei bagni della propria area riservata presso lo scalo newyorkese. La decisione di utilizzare i singolari sanitari, disegnati dall'azienda olandese "Bathroom Mania", era stata comunicata nei giorni scorsi ma ad essa era subito seguita una ondata di proteste da parte di quanti avevano visto le fotografie degli orinatoi.



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lunedì, marzo 29, 2004
 

"Pressioni per ritirare il film sul Cavaliere"

(Copyright "La Stampa")

Il documentario intitolato "Citizen Berlusconi", sui rapporti tra il premier e i media - trasmesso negli Usa dalla Pbs -, è stato tolto dal cartellone dell'European Documentary Festival di Oslo. La tv norvegese NRK riferisce che l’ambasciata italiana in Norvegia avrebbe chiesto di addurre "problemi tecnici" come motivazione. "Jan Langlo del Norwegian Film Insitute - spiega Stefano Tealdi della Stefilm di Torino - ha cambiato la programmazione ma ha deciso di rendere nota la pressione italiana".

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domenica, marzo 28, 2004
 

Gesù al ragù

(Copyright "L’Unità")

Il film di Mel Gibson "La passione di Cristo" dura 126 minuti, ma gli ultimi 10 sono riservati ai titoli di coda. Su due ore scarse, il sangue, le botte, gli sputi, i ghigni dei sacerdoti e le risate dei centurioni occupano 40-50 minuti buoni. E' una discesa negli inferi della tortura e del sadismo. Bando alle chiacchiere: vorrete sapere non tanto cosa racconta il film - la storia è antica - quanto come lo racconta. Siamo qua per servirvi.

Inizio. Notte. Luna piena. Orto del Getsemani. Gesù aspetta i carnefici e trema di paura. Giuda lo vende ai sacerdoti: Caifa gli getta il denaro, al rallentatore (primo di tanti effetti "alla Peckinpah"). Il diavolo (Rosalinda Celentano) tenta Gesù: sembra che dal naso gli/le esca una caccola, poi scopriamo che è la coda del serpente che poco dopo gli/le sbuca da sotto le gambe. Satana è donna ?

Minuto 10. Arrivano i soldati. Con scarsa aderenza al Vangelo, gli apostoli estraggono le spade e scatenano la rissa. Tutto al ralenti: sembra un film di kung-fu. Pietro mozza l’orecchio a un soldato. Gesù raccatta l’orecchio, si avvicina all’armigero, glielo riappiccicca. Un miracolo inedito.

Minuto 14. Gesù si prende le prime mazzate. Lo incatenano, lo buttano da un ponte e lo lasciano appeso per un po’. Giuda lo vede, poi è spaventato da una specie di zombie (i fantasmi della colpa). Sembra un film di Romero: guarda caso il remake di "Dawn of the Dead" ha scalzato "La passione" dal primo posto degli incassi Usa.

Minuto 20. Primo flash-back. Gesù fa il falegname e Maria gli ordina di lavarsi le mani, che è pronto il pranzo. Gesù ha fatto un tavolo: compensato chiaro, taglio moderno. Sembra un mobile Ikea. Maria dice: non piacerà a nessuno. La Madonna non capiva nulla di arredamento e di "fai da te".

Minuto 21. Inizia il processo. I sacerdoti sfottono, sputano, ghignano, ingiuriano, si fregano le mani, tramano: non si erano mai visti due bravi attori come Mattia Sbragia (Caifa) e Toni Bertorelli (Annas) recitare così male. Il processo diventa linciaggio. Pugni, calci nei denti, bastonate sulle costole. Un uomo normale sarebbe già morto. Nel frattempo Giuda è inseguito da una turba di bambini deformi che a loro volta gli sputano, lo percuotono, lo insultano. Alla vista di una carogna d’animale coperta di mosche e di vermi, Giuda decide di farla finita. Si impicca.

Minuto 38. Gesù davanti ai romani. Mentre Caifa e Pilato discutono di alta politica, Gesù vede una colomba che vola, al rallentatore, su di lui.

Minuto 50. La folla libera Barabba, che ha un occhio imbiancato dalla cataratta e ride come un ebete. Gesù viene consegnato ai centurioni.

Minuto 52. Cominciano le frustate. Durano dieci minuti. Prima con le verghe, poi con il gatto a nove code. La carne vola via a brandelli, ma Gesù tiene duro. "Credere non possum, resistentia eius incredibilis", dice un soldato. L’effetto Asterix è fortissimo. I flagellatori ridacchiano, sbevazzano, sputazzano, godono quando il sangue del torturato schizza sulle loro facce. Ora siamo in un film di Tarantino, ma molto più violento e parossistico di "Le iene".

Minuto 67. Ecce homo, crucifige ! La folla è in tumulto. Un centurione grida: "Domate facinorosos !".

Minuto 71. Via Crucis: girata nei Sassi di Matera, dura 19 minuti. Tutta Matera - pardon, tutta Gerusalemme - circonda Gesù. Calci, cazzotti, sputi, anatemi: cittadina simpatica. Il cireneo dà una mano, i romani (per par condicio ?) menano pure lui.

Minuto 93. Crocifissione. 18 minuti che prevedono: martello che cala sul chiodo ripreso dal basso, al rallentatore; dettaglio dei chiodi che entrano nella carne, con effetto sonoro tipo lavandino sgorgato; schizzi di sangue assortiti; rumore secco ("crack") di braccio spezzato; Caifa che sfotte Gesù invitandolo a scendere dalla croce; corvo che cava e ingoia un occhio del ladrone perfido; soggettiva della prima goccia d’acqua che cade sul Golgota; lancia che fora il costato, con conseguente pioggia di sangue.

Minuto 111. Deposizione. Rapida, indolore. Poco caravaggesca.

Minuto 113 (ora si va di corsa). Resurrezione. Si apre il sepolcro, c’è un sudario bianco per terra, vuoto; accanto, seduto, c’è Gesù, senza più ferite.
Fine.

Dal punto di vista strettamente cinematografico, mai la grammatica dell’horror e della macelleria aveva raggiunto simili banalità e volgarità. Gibson aveva diretto abbastanza bene "Braveheart", ma qui si rivela modesto e del tutto inadeguato. Il film è noioso, privo di spiritualità, di senso drammaturgico, recitato malissimo da tutti. L’aramaico ha una sua suggestione solo perché non lo capiamo. Il latino, che capiamo benissimo, è da barzelletta. Ah, sì: la domanda delle cento pistole. E' anti-semita ? Secondo noi, leggerlo in quella chiave gli dà un peso che non ha e non merita. I sacerdoti ebrei sono raffigurati in modo disgustoso, ma i centurioni romani non sono da meno: sarà anche anti-romano ? In realtà è anti-umano: a parte Cristo, Maria, la Maddalena e i discepoli, tutti sono dementi sadici che si divertono a torturare. E' un film senza speranza, senza redenzione. Forse, senza fede.


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sabato, marzo 27, 2004
 

Costantino Vitagliano: il divo costruito a tavolino

(Copyright "Panorama")

In viale Monza, a Milano, la folla di ragazzine trattiene il respiro, gli sguardi palpeggiano il ragazzone con gli occhi cerulei inseguito dai cameramen. Si accendono i riflettori ed esplode il putiferio: "Costa, hai fatto pace con Ale ?", Costa, facciamo una foto ?", "Costa, un bacio" gridano tutte. Lui svicola, abbassa lo sguardo, poi si gira e saluta canticchiando sfrontato "Chihuahua". Costantino Vitagliano, per le fan semplicemente Costa, è il nuovo fidanzato d'Italia, l'uomo capace di oscurare i fasti virili di Beautiful e Un posto al sole. Panorama è entrato nel suo circo cato­dico, per raccontare il fenomeno televi­sivo del momento. Lo ha seguito per svelare trucchi e segreti del suo succes­so. Ed ecco che cosa ha scoperto. Vitagliano è il risultato di una lunga sperimentazione, iniziata nel gennaio 2003, quando 30 giovanotti ben torniti vennero rinchiusi in una specie di provetta mediatica per selezionare un irresistibile seduttore, capace di conquistare l'attenzione di una graziosa e petulante fanciulla, ma soprattutto quella del pubblico delle telespettatrici. Alla fine della ricerca gli autori della trasmissione Uomini e donne di Maria De Filippi hanno intuito di avere in mano il loro genio dello share: quando Vitagliano acchiappava il microfono, l'audience si impennava. Così gli hanno strofinato i muscoli, gli hanno messo al fianco una fidanzata, Alessandra, gli hanno preparato qualche battuta. Risultato: ogni domenica restano incollati davanti allo schermo quasi 7 milioni di telespettatori. Non occorre spiegare che l'amore di Costa e Ale è nato a tavolino e che i due a telecamere spente fanno vite separate. L'unico che non abbandona mai Vitagliano è Giona Peduzzi, autore di Uomini e donne. Panorama ha sbirciato gli appunti che Costa ha distrattamente abbandonato in giro: suggerimenti della redazione, scaletta delle riprese, colpi di scena. Ogni particolare della love story tra Costa e Alessandra, trasmessa nel salotto di Maurizio Costanzo a Buona domenica, viene studiato nei dettagli. Persino i ragazzi che sgobbano nella palestra di Costa devono superare provini di telegenia, come Davide, spedito a fare la comparsa tra tapis roulant e cyclette. Gli esordi televisivi di Costantino non lasciavano immaginare il suo successo travolgente. Negli annali televisivi il suo nome compare per la prima volta nel 1998, alla voce velino, in una televisione lombarda. La sua notorietà cresce: viene promosso valletto di Simona Ventura a "Quelli che... il calcio", quindi conquista una poltrona da ospite e il ruolo di "prezzemolíno". Comparsate in Rai non indimenticabili, che nel 2003 gli valgono 5 mila euro, non male per chi quell'anno dichiara di guadagnarne poco più del doppio (nullatenente, a parte una moto Honda Forsyth e una partita iva per una non meglio precisata "attività di servizi"). Un curriculum da meteora sino all'incontro con De Filippi che, dopo oltre dieci anni di faticosa gavetta nei sottoscala del mondo dello spettacolo, lo trasforma in stella. Oggi per tenere sotto controllo il flusso delle sue entrate c'è bisogno di una squadra di commercialisti: per portarlo mezz'ora in discoteca occorre impilare sino a 10 mila euro, più di 300 euro per ogni minuto di presenza. Cachet altissimi che non scoraggiano i gestori dei locali: a marzo Costa è stato segnalato in una ventina di discoteche, su e giù per la Penisola, da Siracusa a Padova. A febbraio ha sconfinato in Svizzera. A ogni latitudine, centinaia di ragazzine ululanti che attendono per ore il suo arrivo. Un delirio che presto, sembra, gli aprirà le porte dei palazzetti dello sport. Costantino non delude le sue fan: sfoggia i bicipiti lucidi, offre le labbra come trofei. Inaugura centri commerciali, misura le rotondità di aspiranti "miss culetto", balla sui cubi. Poi se ne va, lasciando le fan ubriache d'ormoni, tanto che una gli ha rotto un bicchiere sulla testa. Prima, però, per contratto, lancia sempre sei o sette magliette della Datch, firma dell'abbigliamento sportivo. Infatti Costa è ormai un uomo sandwich, modello Michael Schumacher: il giubbotto è Guru, mentre l'orologio ha il quadrante della Caoduro, il cappellino con visiera è marchiato Stussy. Vitagliano è un fenomeno con pochi precedenti nella televisione italiana. Ma la sua biografia è quella di un ragazzo normale, dalle origini quasi umili. La sua storia inizia 29 anni fa in un casermone popolare di Milano, dove Costantino è ancora residente anche se qui nessuno lo vede quasi più. Il padre, Aniello Orazio, originario di Valle Caudina in provincia di Avellino, ex guardia giurata, piccolo e tarchiato, passeggia nel cortile con la boxerina del figlio. Vede il cronista e ammutolisce. La mamma Rosina, un passato da colf, non è più loquace: "Guagliò, sa come si dice dalle mie parti: fidarsi è bene... Arrivederci". Costa ormai lo vedono in tv o quando porta alla madre gli abiti da lavare. Quel ragazzo che di studiare non aveva voglia e che ha abbandonato la scuola dopo la terza media ora vive al sesto piano della "Lele Mora management", il suo agente-pigmalione, dove occupa una piccola mansarda con divano e televisore a schermo piatto e i suoi vicini di casa sono altri habitué dei salotti televisivi come Aida Yespìca. Chissà se ripensa ai tempi in cui, barista in discoteca, faceva roteare gli shaker, a quando ha scavalcato il bancone per salire sul cubo. Bei giorni quelli in cui, ballando ballando, ha incontrato Apollo e Zeus, antenati italici dei "California dream men": due spogliarellisti capaci di svestirsi anche dieci volte in una notte. "Ho conosciuto Costa nel 1994" ricorda Enrico Di Guardo, alias Apollo, 33 anni, un marcantonio fasciato in un gessato grigio. "Era legnoso ma prestante. L'ho invitato a lavorare con noi e siamo diventati i Principi della notte". Si esibivano anche in locali gay "ma era solamente lavoro". Le donne li costringevano a girare con le guardie del corpo e guadagnavano sino a 5 milioni di lire al mese, erano una squadra affiatata e inseparabile. Di Guardo rimembra quell'epoca da pionieri della trasgressione con qualche risentimento: "Costa mi chiamava papà, gli ho dato una casa quando non ce l'aveva, abbiamo vissuto insieme per due anni, ma adesso si è dimenticato di noi. Chissà, forse si vergogna del suo passato". Alla fine degli anni 90 Costa diventa l'attrazione della Cantina di Lentate sul Seveso, un paesone vicino Milano, dove i suoi strip attirano sino a 600 donne per una serata. Lo spettacolo non è cambiato. Ancora oggi le serate si trasformano in allegri baccanali, mentre il poster di Costantino occhieggia malizioso sopra il bar, in un tripudio di virile esuberanza. Anni vicini eppure così lontani. "Da queste parti non si fa più vedere" si lamenta Franco Tonelli, il titolare della Cantina. Alle sue spalle 2 mila foto di glutei e seni che le ragazze alticce lasciano immortalare agli intraprendenti camerieri, sopra la cassa una collezione di mutandine, souvenir di addii al nubilato bagnati da sbronze solenni e a volte di un po' di sesso consumato nei bagni. "Qualche maligno dice che Costantino sia diventato gay" prosegue Tonelli "ma io ricordo che ogni sera c'era la fila davanti ai bagni per entrare con lui. Il suo vizio sono solo le donne". Peccato allora per quella segnalazione della Guardia di finanza di Livorno per l'uso di stupefacenti nell'estate del 1997. Alla Cantina è di casa anche Lilla Nigro, ex fidanzata di Costa, un tempo attrazione femminile della discoteca. Lei assicura, però, di aver tolto tutti i veli solo per un calendario. Mora e sensuale, dimostra meno dei suoi 36 anni ("A Costa piacciono le donne più grandi e i tacchi a spillo") e trilla: "Sono andata da Costanzo perché sono pazza di Costa. Io non fingo, è Alessandra che legge il copione". A legarli resta il parcheggio davanti al locale. Lilla e Costa lo gestiscono insieme, 12.500 euro l'anno in cambio di 2 euro di pedaggio per ogni auto. Una gabella che ricorda il loro passato squattrinato. Anni in cui Vitagliano faceva di tutto e si era improvvisato broker di una società truffaldina. Per questo, nel gennaio 2000, venne denunciato dal nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Lodi per abusiva attivìtà di promozione finanziaria. Accusa per cui, contrariamente a un'altra cinquantina di indagati, non è stato rinviato a giudizio. Il 2001 è l'anno della svolta, quello dell'incontro con Lele Mora. "Li ho fatti conoscere io, a Porto Cervo" si vanta Tonelli "il 16 agosto. Adesso hanno in progetto una fiction". Un'altra storia a lieto fine.

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venerdì, marzo 26, 2004
 

Operaio moldavo trova 10mila euro in contanti e li consegna ai Carabinieri

(Copyright "La Gazzetta di Mantova")

Un operaio moldavo ha trovato, nel parcheggio di S.Vito di Spilamberto nel Modenese, una busta di plastica con 10mila euro in contanti. L'uomo non ha esitato a recarsi dai Carabinieri di Sassuolo per spiegare il ritrovamento e consegnare il denaro. Secondo la legge italiana ha diritto comunque a una percentuale e, se nessuno rivendica la proprietà del denaro, fra un anno l'intera somma sarà sua di diritto.





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giovedì, marzo 25, 2004
 

Un prete a Genova

di Guido Ceronetti (Copyright "La Stampa")

Chissà se Don Andrea Gallo conosce questo testo delle Confessioni di Agostino (lib. VII, cap. 7, 11): "... le creature infime mi montarono sopra, opprimendomi senza lasciare da nessuna parte sollievo e respiro. Mi venivano incontro a caterve, in masse compatte da ogni dove...". L’ex discepolo manicheo non riusciva a trovare per il problema del male la quadratura cattolica. Ma in quella visione c’è raffigurata l’avventura esistenziale del genovese prete secolare di San Benedetto al Porto. Più ne attira e ne accoglie, più le creature sradicate, ferite, umiliate o dannate gli salgono sopra togliendogli il riposo e il respiro. In veglia, a volte l’intera notte, le aspetta. Al N. 12 di Via San Benedetto la porta non resta mai chiusa a lungo. Noto, in una stanzetta della comunità, una pittura curiosa (l’autore è il pittore Caminati) che pare un viaggio all’isola dei morti di Böcklin - invece è San Francesco (lugubremente col cappuccio abbassato, senza volto) che predica ai lebbrosi, una banda di tristi spettrali che se non sono morti ci manca poco. Simbolica, dato il luogo, le presenze... Quanti ne saranno passati, per la porta del N. 12, in trentaquattro anni, dei lebbrosi d’oggi, avanzi che la marea ributta, sfiniti a vent’anni, sfruttati dalla malavita, delinquenti non decisi a smettere, alcolisti cronici, drogati di tutte le sostanze, scavati dall’Aids, quanti scaricati in qualche gomito del porto o in binario di testa dalla nave Mondo, dai treni dell’Est, utensili umani giudicati inusabili, minacciati, ricercati, inseguiti ? La polizia stessa, quando a Principe ne trova che non sanno da che parte avviarsi, una volta sul marciapiede, li scarica là, dove c’è almeno la certezza che sostegno e anima non mancheranno. Adesso, dice Don Gallo, con la Bossi-Fini c’è più controllo e meno commercio carnale sulle strade, ma di prostitute ne sono arrivate a ondate, in dieci anni, prima le sudamericane, poi le nigeriane, le albanesi, le slave... Le più infelici, le più straziate dagli sfruttatori sono le albanesi, ricattate senza fine, umiliate fino a dover usare, come assorbenti, pezzi di giornale. Ne ebbe che, rimaste incinte, prese a calci nel ventre per provocarne l’aborto, scapparono a San Benedetto, e fu lo scandalo degli aborti assistiti e urgenti con cui, all’ospedale di Sampierdarena, Don Gallo, forzando il dogmatismo etico della Chiesa, le fece misericordiosamente uscire da una gravidanza impossibile. Quando c’è afflusso di prostituzione, San Benedetto manda in giro un pulmino di notte che distribuisce tè e caffè caldo, generi di conforto, preservativi (che i clienti, nell’opacità delle proprie pulsioni di morte, rifiuteranno). Don Gallo è l’opposto di una Madre Teresa di Calcutta: non ha la morbosità crudele del ritenere utile la sofferenza. Questa forma di disumanità dei religiosi cattolici gli è estranea del tutto. Aggredisce la sofferenza in tutti i modi possibili: questo lo fa amare smisuratamente, e anche rischiosamente. Io credo che, alle strette, staccherebbe la spina e che rifugga dall’accanimento terapeutico. Le sue frontiere bioetiche sono mobili, senza reti spinate, senza mura. Il suo rinnegamento del dolorismo benefico fa crollare parecchi mattoni dell’edificio ecclesiastico. Certo, a settantacinque anni, si è quel che la vita ci ha fatti essere, si sta dove il destino ci ha condotti. Se c’è in noi qualcosa dell’Edipo delle strade, il demo di Colono è vicino. Il logoramento fisico di questo vecchio prete "da marciapiede", col sigaro spento perpetuamente in bocca, che oggi appare molto sobrio, insonne, sempre in viaggio, custode di segreti terribili, non ne ha finora deviato o rallentato l’impegno, sparato a raggera, verso più abbandoni e chiusure. Ma più giustificabili mi sembrano, in ottica cristiana, che ha sempre guardato con simpatia alle galere e ai patiboli le sue sconcertanti relazioni con criminali (anche spaventosi, come Minghella) che il suo invischiarsi coi demagoghi della piazza violenta e imbecille, vedere fiori d’innocenza in impurità isteriche, avere tanti amici tra gli sbandieratori di guevarismi e comunismi residui... Anche questo ne compone i tratti: Don Gallo non ha mezze misure. Ma se alla sua porta si presentasse una sera il Dalai Lama, incarnazione di tutti i veri esigli, di un popolo che soffre davvero, bisognerà aprirgli, farsi da lui sfamare.

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mercoledì, marzo 24, 2004
 

Non si lava da 10 anni, costretto a pulirsi dai suoi compaesani

(Copyright Libero.it)

Da oltre 10 anni un keniano di 52enne, abitante in un villaggio rurale del Kenya occidentale, non si era più preoccupato della propria igiene personale a tal punto che la sua presenza si avvertiva anche a diversi metri di distanza. Quattro dei suoi compaesani si sono così visti costretti a pulirlo in pubblico, legandolo a una sedia. Una volta bloccato, però, ci sono volute 4 ore per scrostarlo con sapone e sabbia. Dopo l'episodio, l'uomo ha promesso di lavarsi ogni giorno anche nella speranza, essendo scapolo, di trovare moglie.



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martedì, marzo 23, 2004
 

I piccoli terroristi del calcio

(Copyright "La Repubblica")

C'e forse soltanto un piccolo dettaglio da aggiungere all'inondazione di chiacchiere e di indignazioni che da ieri sera affumicano i media come la densa fuliggine che entrava dai tunnel dell'Olimpico. (Inciso di cronaca: i telecronisti di Sky TV che raccontavano in diretta la partita non hanno dato la notizia falsa della tragedia e hanno diligentemente atteso la smentita). Il dettaglio sta nella istantanea credibilità che la voce di un morto in uno scontro fra tifosi e polizia nei dintorni dello stadio acquista, appena qualche deficente, o qualche piccolo terrorista dilettante la mette in giro. E chi pensasse che la parola terrorista sia eccessiva, immagini quale strage sarebbe potuta uscire da un catino colmo di 80 mila persone nel panico. Nell'universo demenziale del calcio di italiano, è dunque perfettamente accettabile ed è considerato del tutto normale che scene di guerriglia urbana precedano e seguano partite di calcio, come le pulci i cani o i fulmini i temporali. Soltanto una morte, e soprattutto la morte di un bambino fortunatamente non vera, turba tifoserie e platee che invece considerano naturale e non degno di una seconda occhiata cariche, incendi, feriti, pietre contro i pullman, lacrimogeni, razzi in campo. E' il fenomeno classico dell'assuefazione, che progressivamente anestetizza e richiede dosaggi sempre più alti di droga per ottenere qualche effetto. Il calcio italiano, che tollera da anni, con la complicità di dirigenti che respingono la responsabilità della sicurezza negli stadi e coccolano le peggiori risme di disperati nascosti sotto l'etichetta degli "ultrà", vive in uno stato di normale illegalità che collega i consigli di amministrazione alle curve e le alimenta entrambi. Si accetta per normale ciò che in altre nazioni e in altre culture sarebbe intollerabile e che si tenterebbe di stroncare o si è stroncato quando ha prodotto la tragedia. Non è normale che partecipino allo stesso torneo squadre che dispongono di fondi illimitati e che hanno bilanci di venti o trenta volte superiori alle meno fortunate, aprendo un abisso di 60 (sessanta) punti tra la prima e l'ultima in classifica. Non è normale, dopo la caduta di Ceaucescu in Romania e di Saddam Hussein in Iraq, che la stessa persona fisica sia insieme capo del governo e proprietario di una squadra fortemente indebitata che controlla anche la Lega attraverso un proprio uomo di fiducia e propone leggi dello stato che porteranno beneficio anche a lui. Non è normale che i "tafferugli", come si chiamano in linguaggio da mattinale di Questura, accompagnino derby e partite calde, mentre dagli spalti partono sbarramenti di razzi fumogeni e botti da "Bagdad by night", che gruppi di ultras controllino il bagarinaggio dei biglietti e il commercio del ciarpame sponsorizzato, che il manager di una squadra abbia, direttamente o indirettamente, dozzine di giocatori come clienti della propria agenzia, che centinaia di agenti della Finanza, della PS, dei Carabinieri debbano rischiare l'incolumità e spendere i nostri soldi per proteggere gli interessi privati di società private. E non è normale che aziende non paghino miliardi di tasse arretrate per 510 milioni di Euro mentre utilizzano appunto i proventi delle nostre tasse per garantire la sicurezza degli stadi. Ora si faranno indagini e inchieste sul "giallo" dell'Olimpico, come sono state fatte a bracciate sui casi di violenza e sui falsi in bilancio e niente è mai cambiato, se non in peggio, come non cambierà neppure questa volta perché non si può chiedere agli spacciatori di combattere il traffico della droga. L'accettazione dell'anormalità produce inesorabilmente episodi come quello di domenica notte a Roma, che è stata vista in decine di nazioni, in diretta, come è giusto che sia, perché il mondo deve vedere e sapere come si è ridotto - da solo - il campionato più anormale del mondo, ormai in balia anche dei piccoli terroristi da curva.



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lunedì, marzo 22, 2004
 

Studentessa vende all'asta verginità su Internet

(Copyright ANSA)

Una studentessa ha messo all'asta su Internet la sua verginità e un uomo ha sborsato 12 mila euro per il privilegio di essere il primo. Rosie Reid, 18 anni, londinese, ha ricevuto oltre duemila risposte all'annuncio e il miglior offerente è risultato un ingegnere della British Telecom. Ma l'esperienza è stata "orribile", come lei stessa racconta al "News of the World". "Una volta consumato il sesso - dice Rosie, che si dichiara lesbica - lui si è addormentato e avrei voluto andarmene.

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domenica, marzo 21, 2004
 

L'enigma italiano: perchè il popolo più intelligente, incantevole, generoso e creativo sulla faccia della Terra ha i politici più assurdi della storia dell'umanità ?

(Copyright Libero.it)

Giovane, brillante, di successo e molto, molto discusso. E' Tobias Jones, giornalista inglese. Il giornalista, per intendersi, che fece scoppiare un caso nazionale quando, più o meno un anno fa, dalle pagine del "Financial Times" scrisse che l'Italia era una repubblica delle Veline, che la tv del Belpaese era bruttissima. Costanzo e Gasparri la presero malissimo. Gerry Scotti sparò a zero, per ripicca, sulla Bbc. Ne nacquero fior di dibattiti, tra uno stacchetto e l'altro. Da allora cosa è cambiato ? Poco o nulla, se non che Tobias Jones, nel frattempo, ha scritto un libro, "Il cuore oscuro dell'Italia" (Rizzoli), pubblicato anche in Inghilterra.

Il suo ormai celebre articolo sulla pessima tv italiana è stato archiviato: è valsa la pena inimicarsi uno potente come Costanzo ?

Lo scopo non era quello di sfidare lui, naturalmente. Mi spiace per lui che ha avuto quella reazione. Per me è stato, in termini calcistici, un fallo plateale: se l'è presa con lo scrittore e non con quello che è stato scritto.

Facciamo un bilancio: di tempo ne è passato da allora, Wanna Marchi è finita in prigione, Berlusconi invece....

Qualcosa è cambiato. Sicuramente gli italiani hanno una visione diversa di come funziona il sistema produttivo. Quello che è accaduto a Parma è significativo. L'economia è cruciale per capire ciò che è successo e non è successo. Per esempio non abbiamo avuto una ripresa, non c'è stata questa rivoluzione finanziaria che ci ha promesso Berlusconi tre anni fa. La gente ora si rende conto che ha fatto promesse che non ha mantenuto.

Com'è stato accolto il libro in Inghilterra ?

Molto positivamente, le critiche sono state generose. E' gratificante vendere 50mila copie su un argomento così diverso dal solito per un lettore inglese. Cioè, normalmente con un politico europeo sulla copertina non pensi di vendere affatto. Fortunatamente, poi, il libro è stato apprezzato sia a destra che a sinistra. Per la sinistra le critiche a un politico di destra vanno sempre bene. La destra, invece, ha gradito il fatto che io abbia dato loro la possibilità di criticare Blair per la sua alleanza con Berlusconi. E poi ho offerto loro, storicamente euroscettici, un esempio lampante di tutto quello che non vogliamo avere dell'Europa.

In Italia invece ?

In Italia la reazione è stata di gran lunga più interessante, è stata semplicemente affascinante. Una marea di personaggi pubblici e di politici hanno giudicato il libro prima di leggerlo, una cosa che succede soltanto in Italia. Cioè, sentire Costanzo e Gasparri fare commenti su un libro che non avevano manco aperto mi faceva ridere. Quando è uscita l'edizione in inglese tanti italiani lo hanno voluto leggere in lingua originale, ricevevo ogni settimana centinaia e centinaia di lettere, è stata la cosa più gratificante di tutta questa esperienza. Ricevere lettere di persone di 80 anni, di 12 anni, da Benevento o da Lecce, o dal Nord, che mi ringraziavano per aver scritto certe cose è stato stupendo.

Nessuna critica ?

Certo. Molti mi dicevano dove secondo loro avevo sbagliato nelle mie analisi, però sempre con un'educazione e un'etichetta incredibili. C'è stato un dialogo bellissimo. Alla fine a uno scrittore delle vendite non frega più di tanto. Non guadagno molto sui diritti, non giudico il successo di un libro dal numero di copie e neppure in base alle critiche di qualche giornalista famoso. La cosa a cui brama uno scrittore è un confronto con i suoi lettori. E questa in Italia è stata una cosa stupenda. Poi quando è uscito il libro in italiano e tutti potevano leggerlo è successa una cosa strana.

Cioè ?

Sono stato invitato a un programma su Sky. Una puntata di un'ora dedicata solo al mio libro e nessuno degli ospiti lo aveva letto. In Italia non c'è spazio per parlare di libri seriamente. I lettori sono stati capaci di commenti più interessanti

Lei ha scritto: "Se 158 deputati hanno cambiato partito politico dal 1996 al 2001, come faccio a spiegare la politica italiana ai miei connazionali ?". Alla fine come ha fatto ?

L'ho fatto in un modo molto poco ortodosso, lasciandomi coinvolgere. Alla fine hanno capito esattamente quello che penso io, cioè che l'enigma è il seguente: come mai il popolo più intelligente, incantevole, generoso e creativo sulla faccia della Terra ha i politici più assurdi della storia dell'umanità ? E' inspiegabile.

Sostiene che gli italiani siano intelligenti e creativi. Berlusconi dice che il cittadino medio è un bambino di 11 anni e neppure troppo furbo. Chi ha ragione ?

Per rispondere torno all'argomento tv: la colpa di quelli che ci lavorano è che pensano veramente che il pubblico sia bambinesco e volgare. Pensano che basti mettere in video qualche ragazzina e un po' di calcio per fare audience. Sbagliato: non hanno il coraggio di fare cose nuove, non hanno il senso del benessere del Paese, non osano. Il cinismo è il problema, il cinismo di chi dice: tutti i politici sono bugiardi, ladri e corrotti e il pubblico è bambinesco. Vuol dire non capire nulla del Paese.

Tra gli altri lei cita Sylos Labini, che dice che l'Italia è "un Paese a civiltà limitata". Concorda ?

Più o meno. E' la mancanza di senso di Stato che è limitante. In Inghilterra è esagerata, ci vorrebbe una via di mezzo tra noi e il vostro cinismo. In Italia c'è troppa sfiducia nello Stato. La politica italiana non è politica, è partitica. In tv si parla di coalizioni, di poltrone da assegnare, di bandiere, di alleanze da mantenere o sbriciolare. Non c'è dibattito sulla politica, ma soltanto sui partiti.

Voi inglesi però ce l'avete con la nostra tv: giusto l'altro giorno persino George Michael, ospite a Milano, ha dichiarato che il conflitto d'interesse di Berlusconi è "incredibile e imperdonabile".

Ma c'è un motivo. Como posso spiegarmi, è come quando voi venite in Gran Bretagna e rimanete sconvolti dal nostro pessimo cibo. Poi tornate a casa e ne parlate con tutti. Per voi è inconcepibile che un popolo si nutra di cose così ripugnanti o insipide. Ecco, per noi vedervi guardare certe cose in tv è uguale.

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sabato, marzo 20, 2004
 

"E' Osama !". E tenta di investirlo

(Copyright Libero.it)

Era alla guida della sua auto quando ha visto Bin Laden in strada, così non ci ha pensato un attimo e ha cercato di investirlo. Solo che il malcapitato non era affatto il leader di al Qaeda e l'uomo - un artigiano 35enne - è stato condannato a 3 mesi con la condizionale e 500 euro di risaricmento danni. Il fatto è accaduto nel Sud della Francia, a Montpellier.

posted by luminet | 17:45 | commenti


venerdì, marzo 19, 2004
 

La storia di nonno Michele

(Copyright "La Stampa")

Questa è la cronaca di un viaggio nel cuore oscuro della malattia, a bordo del folle ottovolante della sanità pubblica; una specie di film horror che scuote e piega l’animo degli uomini. Anche i più forti. Come Michele Richiardone, 75 anni, operaio in pensione, padre di due figli, nonno di Giulia, che l’altra mattina alle 8,30 s’è impiccato nella sua casa di Pinasca. Era un uomo forte, Michele. Ha lottato sino all’ultimo, sino a quando non gli hanno fatto "perdere la dignità". Così s’è ucciso. Prima ha scritto una lettera: "Cari figli, perdonatemi per questo gesto ma il male che mi affligge è diventato insopportabile. Vostro papà". Ultima riga: "Stanotte ho avuto tanto male, ho perso tanto sangue". Il figlio Riccardo, l’11 marzo, aveva inviato una lunga lettera-diario al direttore dell’Asl 10 di Pinerolo e, per conoscenza, anche al "sig. Primario del reparto Urologia". Ieri, superato lo choc, ha deciso di rivolgersi anche alla procura. Vuole un’inchiesta. Rapida, se possibile. Perché la rabbia è tanta, e gli interrogativi esigono risposte in tempi brevi. Il 12 febbraio scorso Michele (soffriva di una grave polineuropatia alle gambe e alle braccia e, pur non essendo paralizzato, non riusciva quasi più a muoversi) entra al pronto soccorso dell’ospedale di Pinerolo, accompagnato dai figli, per un disturbo alla vescica. L’urologo di turno - molto gentile - gli posiziona il catetere e dice di tornare in ambulatorio il 16 febbraio. "Chiedo se è necessario portare l’impegnativa ma la risposta è no, mi porti solo il foglio che le rilascio adesso", dice Riccardo. La mattina del 16 febbraio eccoli lì, di nuovo in ambulatorio. Il medico "dell’impegnativa-che-non-serve" non c’è. Quello che lo sostituisce, secondo i familiari, "ha un tono scortese ed arrogante". L’impegnativa ci vuole, eccome. La visita ? "Dura trenta secondi, vengono disposti solo degli esami". Si torna a casa. Ma la crisi si aggrava e, alle 19, di nuovo in ospedale, di nuovo il catetere. Obbligatorio ripresentarsi l’indomani in ambulatorio per la terapia. Così accade. La parola a Riccardo: "Poco ci manca che quel dottore ci prenda a calci: "Che ci fate di nuovo qui ? Mancano le analisi". Insistiamo, perché mio padre ha male, sempre più male. Allora ci dà delle pastiglie". L’ottovolante scende e sale. Vola nel vuoto. Una delle analisi da fare è un’ecografia all’addome. Si va nella sede di Pomaretto con l’impegnativa ma, allo sportello, dicono che siccome l’eco è di "classe I deve essere prenotata direttamente dal medico di base". Questi, però, ribatte che lui non telefonerà proprio a nessuno. Motivo: "Non è compito mio". Altra corsa a Pomaretto. Il direttore spiega ("con gentilezza") che "forse allo sportello hanno interpretato male una circolare dell’Asl". L’ecografia si farà, ma il 18 febbraio. Il 26 febbraio il calvario ricomincia. Un medico: "Lo dobbiamo operare di corsa, per probabili polipi nella vescica, il citologico evidenzia la presenza di cellula neoplastiche, prenoto io il ricovero. E’ di classe I, telefoneranno a giorni dal reparto". Il 3 marzo Riccardo torna a Urologia "per verificare che non si siano dimenticati di noi". "E’ in lista d’attesa, spiega la caposala. E il catetere ? Non va sostituito ogni tanto ? Sì, ogni quindici giorni, non ve l’hanno detto ? Ma lo fanno solo il mercoledì e ora è troppo tardi". Dal "posizionamento" è passato quasi un mese. I dolori si fanno atroci. "Il 4 marzo telefono all’infermiera di Urologia, chiedo se per favore posso portare mio padre per la sostituzione del catetere. Risposta: appuntamento per mercoledì 10 marzo". Il 9 marzo il male è lancinante. Michele è piegato in due, non può muoversi. Le sofferenze sono continue. Quelli di Urologia gli suggeriscono di portarlo al pronto soccorso. Lì c’è un dottore. Il figlio se lo ricorda come se lo avesse davanti: "Ha detto testualmente queste parole: "Ma allora non capite proprio niente...". Poi prescrive delle medicine. Ma il catetere non lo toglie". Infine, l’ultima stazione della via crucis dell’ex operaio Michele. E’ l’11 marzo. Al quarto tentativo, un medico riesce a strappare dal corpo il catetere. Questa è un’autentica, inutile, sessione di tortura. Michele urla disperato. L’intervento non si fa, la prenotazione è andata persa. Considerazioni amare, quando ancora il padre è vivo: "Mentre scrivo mi vengono in mente i molti facili discorsi sulla malasanità. Penso che gli uomini abbiano ancora un ruolo e i disservizi spesso dipendano da loro; penso anche che il medico che non sa distinguere "l’utente" da un essere umano che soffre e che approfitta della sua condizione per comportarsi con arroganza, questo medico vale ben poco. Quando sai che le liste d’attesa spesso si sciolgono come neve al sole. La rabbia si fa cieca ed impotente". Addio nonno Michele. Davvero, non meritavi di essere trattato così.

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giovedì, marzo 18, 2004
 

"Destra cialtrona"

di Giuliano Ferrara (Copyright "Il Foglio")

Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile. Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che "sono maturi i tempi per la grazia a Sofri". Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l'idiosincrasia per gli intellettuali del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli. Noi sul caso Sofri non abbiamo mai fatto, da sedici anni a questa parte, cioè da un tempo in cui Berlusconi si occupava solo del Milan e delle sue tv, una battaglia ideologica o anche solo politica. Abbiamo detto quel che pensavamo nell'ordalia dei processi, abbiamo chinato il capo e messo la più rigorosa sordina al nostro convinto innocentismo di fronte ai verdetti finali, abbiamo chiesto un provvedimento di grazia per un prigioniero esemplare, che era stato un imputato esemplare dal punto di vista del funzionamento dello stato di diritto in una democrazia moderna. Ci è stato detto che avevamo ragione, che la nostra richiesta era condivisa, e alla fine che la soluzione Boato era "ragionevole". Poi è stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il presidente della Repubblica a esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle "pernacchie", come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle libertà e della galera. Questo giornale è nato da un patto d'amicizia non servile con Berlusconi, ora dovrebbe chiudere all'istante, insieme con un'amicizia consumata. Essendo un giornale minimamente utile, andiamo avanti nella più assoluta libertà, senza più illusioni e senza rancori, finche la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile ancora più bello.

posted by luminet | 09:06 | commenti


mercoledì, marzo 17, 2004
 

Va in ospedale chiedendo di uno psichiatra. Ignorato, sale in macchina e sfonda la vetrata

(Copyright "Il Gazzettino")

Era giunto alla reception dell'ospedale chiedendo di poter parlare urgentemente con uno specialista in psichiatria. Ma quando si è visto ignorare la richiesta, ha deciso di salire in macchina e di "rientrare" nella struttura passando attravrso la vetrata centrale. Una volta arrestato, ha potuto finalmente incontrare il medico.



posted by luminet | 11:10 | commenti


martedì, marzo 16, 2004
 

Donna "resuscita" durante il suo funerale

(Copyright "La Sicilia")

Era ormai tutto pronto per il suo funerale quando, di punto in bianco, una arzilla vecchietta ha riaperto gli occhi lasciando letteralmente sbigottiti i presenti. Ad assistere alla scena c'erano anche due poliziotti increduli: la donna "resuscitata" è stata immediatamente trasportata all'ospedale San Giacomo d'Altopasso di Licata. Ora è fuori pericolo. Inizialmente era stata dichiarata deceduta in seguito ad un ictus celebrale.



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lunedì, marzo 15, 2004
 

Le Fiamme Gialle in casa Agnelli

(Copyright TGcom.it)

La Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato in una casa della famiglia Agnelli a Torino quattro bassorilievi di Antonio Canova, scomparsi nel 1971 in occasione della vendita di una villa nel trevigiano e giudicati di inestimabile valore. I militari delle Fiamme Gialle si sono presentati, con decreto di sequestro della magistratura trevigiana, nella casa di una figlia di Giovanni Agnelli, che le aveva ereditate dal padre. L'intervento del Nucleo di polizia tributaria della GdF di Venezia è stato coordinato dal pm trevigiano Luri De Biasi. Le opere erano custodite a Villa Franchetti di Preganziol (Treviso) fino al 1971. In quell'anno il barone Franchetti vendette alla Provincia di Treviso la villa che tra il 1700 e il 1800 fu uno dei più rinomati salotti culturali della zona ospitando, tra i molti, Byron, Vivant Denon che diede vita al Louvre, Ippolito Pindemonte. Il barone avrebbe portato con sé i quattro bassorilievi, che nel 1925 il ministero sottopose a vincolo legato all'immobile, ed in seguito li diede ad un antiquario di Brescia che li passò a un importante industriale locale e questi, infine, li consegnò negli anni Novanta a Giovanni Agnelli. I finanzieri sono riusciti a ricostruire i vari passaggi in un mese di indagini.

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domenica, marzo 14, 2004
 

Da Legrottaglie a le frattaglie

(Copyright "La Repubblica")

Sfigati, sfiniti e anche un po’ finiti. In attesa di capire se la famiglia Agnelli aprirà il portafoglio (improbabile) o se la crisi della Fiat condizionerà anche la Juventus (probabilissimo), i bianconeri scoprono di non essere stati eliminati dall´Europa per caso. E che la recente frase del dottor Umberto voleva dire: questa Juve ha fatto pure troppo. Troppo, visti gli errori commessi.

La preparazione americana: il calcio ingordo e onnivoro l´hanno inventato loro, la Juve e il Milan, ma solo i campioni d´Italia sembrano pagare il viaggio negli Usa per la finale di Supercoppa. Una volta esistevano i ritiri estivi e il gran lavoro atletico, oggi le ragioni di botteghino obbligano ad andare subito in campo. E qualcuno a marzo è già cotto.

Gli infortuni muscolari: troppi, e troppo simili, per essere solo una catena di casualità disgraziate. Cinque bianconeri con i muscoli di seta, eppure in passato i preparatori atletici della Juve creavano cyborg invincibili. Beffardo che l´acciaio si sia tramutato in pastafrolla e che i medici non riescano più a curare i malati nella stagione del processo contro le troppe medicine.

Il mercato estivo: c´è chi scova Mancini sulla panchina del Venezia, c´è chi va a pescare Kakà, c´è chi scommette su Legrottaglie e Appiah. Succede. Oggi, per la Juventus, dominare il mercato vuol dire controllare quasi tutti i procuratori più che scegliere i giocatori migliori.

Il mercato invernale: non solo non è stato comprato nessuno, ma sono stati ceduti personaggi che potevano ancora servire. Per esempio Zalayeta, che sarà pure un panterone un po´ sbilenco ma intanto salvò la Juve a Barcellona, e fisicamente era l´unico attaccante a non essere della taglia di una sorpresina Kinder. Adesso servirebbe eccome.

Davids: nel divorzio dall´olandese si riscontrano i tratti più tipici dell´arroganza bianconera, e un filino di presunzione. Pur di non darla vinta a uno dei migliori centrocampisti al mondo, ci si è liberati di lui. Ragioni contrattuali hanno accecato il buonsenso tattico e tecnico. Con Davids l´aveva fatto anche il Milan, e la Juve rise. Ora ride il Barcellona e forse sghignazza pure il Milan, e magari la Roma.

La difesa: il più forte, il più affidabile resta Ferrara. Invece Montero è invecchiato di colpo (gira voce che prima del gol del Deportivo abbia perso una lente a contatto, e non è una battuta: le portano anche Thuram, Pessotto e l´eterno Ciro), mentre Legrottaglie non dovrebbe avere la possibilità di invecchiare in bianconero. Thuram involuto, Iuliano e Pessotto trascurati. E nessun vero acquisto di qualità.

Il bilancio: vanto di lunghe stagioni positive, agevolate anche da equilibrismi immobiliari, ora è in rosso pure lui. Persi almeno venti milioni di euro "europei", non resta che cedere Trezeguet o Nedved per finanziare il prossimo mercato, anche se il primo obiettivo di Giraudo rimane il nuovo stadio. È quello il grande affare, mica uno scudetto o una Coppa in più.

Nedved: come Forrest Gump, adesso è un po´ stanchino e si è stufato di correre. Sindrome da "Pallone d´Oro" o egoismo da campionati europei ?

Del Piero: in questo momento rischia di strapparsi un muscolo anche facendo scivolare un cd nell´apposito lettore: del resto, non è diventato un dj ? Due guasti ai polpacci e altri malanni più antichi ne fanno un convalescente cronico. Il vero Del Piero scomparve a Udine, cinque anni fa. Il nuovo, pesante come un gabibbo, fa quello che può. Magari finirà la carriera a centrocampo, dove non c´è un solo bianconero capace di ragionare. A parte Maresca, il più dotato di tutti.

Lippi: disse che se non avesse vinto questa Champions League se ne sarebbe andato. Forse accadrà, ma solo se lo chiamerà la nazionale. La sua ultima idea davvero innovativa è stata Zambrotta terzino, ma sullo slancio di quell´intuizione ne ha provate altre non proprio geniali. Tipo, Montero sventrato da Shevchenko sulla fascia sinistra all´Old Trafford, o Legrottaglie non-marcatore a uomo di Valeron. In nazionale, almeno, si gingillerà con Totti e Cassano.



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sabato, marzo 13, 2004
 

Dipendenti spiati dalla telecamera nel bagno dell'ufficio

(Copyright "Il Messaggero")

Strane ed illecite perversioni sessuali o ipercontrollo dei dipedenti ? E' la domanda che si stanno ponendo i carabinieri della compagnia Trionfale, che da alcuni giorni indagano su un anomalo caso di violazione della privacy. L'occhio "indiscreto" è stato individuato grazie a una interferenza con un decoder di un appartamento vicino. Il fatto è accaduto all'interno degli studi di una società nel quartiere Prati, a Roma.





posted by luminet | 19:46 | commenti


venerdì, marzo 12, 2004
 

Quel silenzio la mattina presto

di Javier Marias (Copyright "La Repubblica")

Tutte le volte che l'Eta uccide, e lo fa quasi sempre di mattina presto - i terroristi si alzano di buon'ora o forse non vanno neanche a dormire la notte prima - i consiglieri comunali delle città, verso mezzogiorno, escono per strada, di fronte al palazzo del municipio - che piova, faccia freddo o faccia caldo - e osservano uno o due minuti di silenzio. Si uniscono a loro tutti i cittadini che lo desiderano, di solito quelli che si trovano nelle vicinanze. E' una cosa che colpisce molto, questo silenzio che è allo stesso tempo lutto e rifiuto, un silenzio collettivo di individui che interrompono le loro attività e i loro giri per restarsene fermi e zitti in mezzo alla strada. Se qualcuno lancia un grido o un'invettiva contro gli assassini, di solito viene invitato al silenzio, perché in quei momenti la condanna vera è non dire nulla. E nonostante da troppi anni questo atto si ripeta, non ha perso forza, non si è logorato, a differenza di tante altre reazioni che la costante reiterazione ha finito per svuotare di significato. A differenza dei terroristi, io la mattina mi alzo tardi. Dal balcone di casa mia si vede il palazzo del comune di Madrid, nel pieno centro della città. Se sto alla scrivania, assorto nello scrivere, un improvviso silenzio mi rivela che c'è stato un attentato. Chi sarà la vittima, ci si chiede. A chi sarà toccato questa volta ? Un povero consigliere comunale di qualche paesino, che concilia i compiti istituzionali con il suo lavoro di falegname o il suo negozio di dolciumi ? Un giornalista ? Un militare, un poliziotto un giudice ? Qualcuno di importante, un politico? Una donna con i suoi bambini, che passavano vicino al luogo dell'esplosione? Degli operai ? Forse dei pompieri, mentre stavano aiutando altre vittime di una precedente esplosione e la seconda bomba a scoppio ritardato li ha sorpresi mentre le stavano salvando ? Tranne i preti, l'Eta ha ucciso gente di ogni genere. Non c'è da sorprendersi, considerando che questi assassini hanno messo insieme più di mille morti. Oggi ho notato, da casa mia, questo silenzio che mi ha insospettito. Mi sono affacciato al balcone e ho visto il sindaco e tutti i consiglieri comunali, del suo partito e dell'opposizione, in piedi di fronte all'edificio, in silenzio. I passanti che si erano fermati per unirsi a loro erano più numerosi del solito. Le bandiere a mezz'asta. "Un'altra volta", ho pensato. Chi sarà la vittima ? Senza immaginare che oggi questa domanda non aveva senso, perché per il momento ci sono solo morti anonimi, centosettantotto nel momento in cui scrivo queste righe, e ce ne saranno ancora altri: molti degli assassinati non hanno ancora finito di morire. In tre o quattro stazioni ferroviarie madrilene, tredici bombe sono scoppiate di mattina presto, quando i treni locali sono pieni di gente che va al lavoro, di studenti che vanno a scuola, di persone assonnate che si sono appena svegliate. E' l'attentato più sanguinoso della storia della Spagna, il più imponente, quando mancano solo un paio di giorni alle elezioni generali, quelle a cui noi che siamo vissuti sotto al franchismo e che sognavamo di poter andare alle urne almeno una volta nella vita, non manchiamo mai, non importa se i partiti politici attuali ci piacciano o meno. Quella dittatura è finita. Quella dell'Eta esiste ancora, quasi un prolungamento dell'altra. Quanto lo devono rimpiangere il franchismo, quando potevano passare per "resistenti". L'Eta non sopporta che esista una democrazia, per quanto imperfetta possa essere. Non sopporta che da oltre venticinque anni nei Paesi Baschi non esista alcuna oppressione, o meglio solo quella che l'Eta stessa impone; che ci sia un governo autonomo e un parlamento dotato di poteri molto ampi, compresa una polizia basca anch'essa a volte obbiettivo di attentati. L'Eta oggi è solo una mafia. I suoi militanti e i suoi simpatizzanti sanno che se smettono di uccidere non saranno più nessuno, non saranno più gente "di rispetto" - cioè persone temibili e influenti - nei loro villaggi e nelle loro città. Madrid, durante il franchismo, ha sofferto l'oppressione allo stesso modo dei Paesi Baschi e di qualsiasi altra regione della Spagna. Se non di più, considerando che il governo centrale stava sempre qui, a controllare da vicino, reprimere e incarcerare "nel suo territorio". Oggi è tornata a sopportare l'oppressione più grande. Poteva essere in qualsiasi altro luogo, ma qui c'è più gente e si possono fare più vittime. Alcuni anni fa venimmo a sapere, per loro stessa ammissione, che i membri di un commando dell'Eta che spararono alla nuca a un consigliere comunale di Siviglia e a sua moglie, che passeggiava con lui per la strada ma non ricopriva nessun incarico, festeggiarono la loro impresa la sera stessa con una grande cena, con tanto di champagne e con tanto di risate. Non c'è motivo di credere che oggi non debbano festeggiare nello stesso modo. Che meraviglia, che risate, guardate come piangono, come saltano in mille pezzi, come esplodono o restano imprigionati nel groviglio di lamiere i loro corpi, come vengono scagliati in aria, come ardono vivi e poi come continuano a morire, uno dopo l'altro, negli ospedali. Andavano a scuola, in ufficio in fabbrica. E guardateli adesso, che risate. Può darsi che un giorno l'Eta si sciolga. E' molto probabile che in quel caso ci sarà un'amnistia che farà uscire di galera tutti i suoi carcerati, come quella che ci fu all'inizio della nostra democrazia e vennero liberati tutti, compresi quelli che avevano commesso degli omicidi. Se quel giorno arriverà sarà un giorno di festa, perché l'Eta non ci sarà più, e sono sicuro che tutti i cittadini saranno d'accordo con questa amnistia, l'accetteranno, anche se con ripugnanza. Ma non nel nostro tribunale interno, non nella nostra memoria né nella nostra coscienza. Là, non nel territorio civico e politico; là nel territorio intimo e personale, non li perdoneremo mai.

posted by luminet | 09:21 | commenti


giovedì, marzo 11, 2004
 

"Il governo deve darmi una donna"

(Copyright "La Stampa")

Quale cittadino europeo si sognerebbe oggi di chiedere allo Stato un aiuto economico per la soddisfazione dei propri istinti, diciamo così, primari ? E’ successo in Germania, dove un uomo di trentacinque anni, residente nella provincia bavarese di Franconia, ha fatto causa allo Stato tedesco per ottenere il diritto, come si legge nella richiesta depositata in tribunale, "a visitare il bordello locale quattro volte al mese, a possedere una bambola gonfiabile, e ad affittare otto video pornografici ogni trenta giorni". Il tutto a spese dello Stato, "inclusi i costi del trasporto da casa alla videoteca", per un totale di 2500 euro all’anno. I giudici del tribunale di Ansbach, chiamati a decidere sulla questione, hanno respinto la richiesta sostenendo che "le spese legate a esigenze sessuali devono essere coperte dai 287 euro mensili che il richiedente già percepisce come sussidio sociale", oltre all’alloggio, in quanto disoccupato. "E’ un’ingiustizia - ha commentato l’uomo in aula dopo aver appreso della sentenza - ci sono delle cose di cui un uomo ha bisogno per mantenere un buon equilibrio psicofisico". Sua moglie è una ragazza thailandese, che da poco gli ha dato un figlio e che non ha i soldi per pagare un biglietto aereo per la Germania. "Dunque o lo Stato mi dà i soldi per pagare a mia moglie e a mio figlio il viaggio di ritorno, oppure si faccia carico in altro modo della mia solitudine", sostiene il giovane disoccupato. Una causa contro il ministero degli Esteri tedesco, che non si vuole far carico dei biglietti aerei, è già stata rivolta al tribunale di Berlino, ma la sentenza pronunciata dai giudici di Ansbach lascia pensare che lo stato sociale tedesco, pur molto materno e comprensivo, questa volta non si lascerà commuovere. Non che la cosa non sia costata nulla: le spese legali e la difesa d’ufficio sono state sostenute dallo Stato. Lo stesso che dovrebbe risolvere il problema della disoccupazione e fronteggiare la crisi di fiducia dei cittadini. Lo stesso che Gerhard Schroeder vorrebbe a tutti i costi riformare. Se i tedeschi glielo permetteranno.

posted by luminet | 22:34 | commenti


mercoledì, marzo 10, 2004
 

Per ottenere un chilo di carne vengono impiegati nove litri di petrolio

(Copyright Greenplanet.net)

Le frodi alimentari e le sofisticazioni di alimenti sono sempre state un fattore di rischio per la popolazione del nostro e degli altri paesi. Molti ricorderanno i tragici avvelenamenti dovuti al vino al metanolo, diversi anni fa; questo episodio è importante perché evidenzia non solo la mancanza di scrupoli da parte di certe persone, ma anche la loro totale impreparazione tecnica e culturale, dato che evidentemente ritenevano di poterla fare franca pur immettendo sul mercato un prodotto che non solo era nocivo, ma i cui effetti diventavano evidenti nel giro di pochissimo tempo, permettendo di risalire facilmente alle cause e quindi ai malandrini responsabili della truffa. La maggior parte dei casi in cui il consumo di cibo causa rischi elevati - se non addirittura mortali - riguarda peraltro prodotti animali, dato che in questi si possono anche avere importanti fenomeni di concentrazione biologica. Dal pesce al mercurio di Minamata in Giappone, ai polli alla diossina europei. Oppure la carne agli ormoni (somministrati agli animali per farli crescere più in fretta) e agli antibiotici (impiegati negli allevamenti intensivi per bloccare l´insorgere di malattie contagiose). O ancora la variante della malattia di Creutzfeldt Jakob, versione umana della famigerata mucca pazza, causata a sua volta dall´abitudine di nutrire i ruminanti con cibo contenente anche scarti di carne proveniente dalla macellazione. Se così si otteneva una crescita più veloce e redditizia del bestiame, si è però causata la morte di un centinaio di persone e l´economia di paesi come la Gran Bretagna ha subito ingentissimi danni. La trasmissione di malattie dagli animali all´uomo non si limita a questo caso. La SARS, che poco meno di un anno fa ha causato fortissime preoccupazioni in tutto il mondo, pare sia derivata dall´uso, diffuso in oriente, di mangiare carne di zibetto, mentre l´AIDS sembra abbia un collegamento con l´uso, diffuso in Africa, di nutrirsi di scimmie. Di queste settimane è infine la notizia che l´influenza aviaria, che ha colpito gli allevamenti thailandesi e di altri paesi dell´est asiatico, ha causato anche alcuni decessi umani. Attualmente c´è solo da sperare che il virus responsabile non subisca mutazioni che gli consentano di diffondersi da essere umano ad essere umano, altrimenti potremmo trovarci di fronte a una nuova contagiosa epidemia. Tutti questi episodi sono in qualche modo legati all´alimentazione basata sul consumo di prodotti animali, in particolare carne. Questa abitudine è oggi diffusissima nella maggior parte delle popolazioni umane ricche, dato che indubbiamente la carne ha un buon sapore e presenta un elevato potere nutritivo. Fin quando gli animali venivano allevati in condizioni ragionevolmente naturali, su piccola scala, la situazione è andata tutto sommato bene. Con l´arrivo degli allevamenti intensivi, la situazione è cambiata. Le ragioni dell´economia si sono imposte a quelle della salute umana, dell´ambiente e dei diritti dei singoli animali. Oggi l´animale è spesso trasformato in una macchina da carne, allevato in condizioni del tutto artificiali e poco salubri. Basti pensare alle galline ovaiole, costrette in gabbie-lager grandi quanto un foglio di carta A4; tutta la loro vita si svolge in una tale prigione, impossibilitate a muoversi, ammassate in capannoni che nulla hanno di naturale. Conseguenza è il mediocre gusto dei prodotti, e la necessità di intervenire con medicine e altre sostanze per evitare l´insorgere di epidemie.
Anche l´alimentazione degli animali è variata. Le mucche degli allevamenti industriali (quegli stessi che disboscano l´Amazzonia per far posto ai pascoli....) ricevono abbondanti supplementi proteici, ad esempio sotto forma di cereali, soia, o farine animali. Questo ha anche un notevole impatto a livello planetario, dato che - secondo dati di fonte LAV - ben il 50% dei cereali e il 75% di tutta la soia prodotti nel mondo vengono utilizzati per nutrire animali. Il problema è rappresentato dal fatto che la produzione di carne è un processo assai poco efficiente: per ottenere un chilo di carne "industriale" vengono impiegati almeno dieci chili di cereali. E' evidente che con dieci chili di grano si mangia ben di più che con un solo chilo di carne. Non è pertanto esagerato dire che nutrirsi di carne è una maniera per "rubare" terreni alla produzione di cibo; cibo che manca in molte zone del mondo. La scarsa efficienza della produzione di carne implica inoltre che un´alimentazione carnea ha un impatto rilevante anche dal punto di vista energetico. Basti dire che un chilo di carne bovina ottenuta da un allevamento a cereali richiede un consumo di ben nove litri di petrolio.


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martedì, marzo 09, 2004
 

Ruba la cassetta delle offerte da una chiesa, arrestato perchè chiede a due agenti in borghese di aiutarlo nel trasporto

(Copyright "Il Gazzettino")

Probabilmente il malfattore l'avrebbe fatta franca: dopo aver sottratto il contenitore da una chiesa, si stava infatti allontanando indisturbato quando, per il peso eccessivo, ha pensato bene di farsi aiutare da due carabinieri che, insospettiti dalla singolare richiesta, hanno fiutato il furto e arrestato l'uomo.





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lunedì, marzo 08, 2004
 

Civitavecchia. Lui la costringe a prostituirsi, lei lo avvelena lentamente

(Copyright "Il Gazzettino")

La donna - interrogata dagli agenti che hanno anche effettuato un sopralluogo in casa della coppia rinvenendo un farmaco sospetto - ha confessato di aver voluto liberarsi del compagno che da circa tre anni la costringeva a prostituirsi, procurandole personalmente i clienti occasionali, fotografandola e riprendendola con la telecamera in pose pornografiche.



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domenica, marzo 07, 2004
 

L’otto per mille o Lotto per mille ?

di Filippo Facci (Copyright "Il Foglio")

Non so se sia peggio l’inopportunità politica di Bossi o la reattività zelante dei suoi fratellini Fini e Follini nello strattonare ogni volta papà per la cintola - laddove gli arrivano - affinché castighi il discolo di famiglia. Ma so che Bossi avrebbe ragione da vendere se parlasse per esempio degli spot televisivi sull’otto per mille da versare alla Chiesa cattolica: non sollecitano il mero acquisto di un profumo, ma si rivolgono al cittadino italiano affinché valuti una maniera alternativa (ad altre) di rapportarsi al proprio ruolo di contribuente. E’ quasi un’informazione istituzionale, sicché una persona che veda degli spot in cui compaiano solo anziani e disabili e diseredati e soprattutto bambini del terzo mondo (ciò che appunto mostrano questi filmati) sarà portata a credere che i suoi versamenti saranno destinati esclusivamente ad aiutare quest’ultimi: il che non è la verità. Dall’otto per mille, nel 2001, la Chiesa cattolica ha ottenuto 762 milioni di euro; di questi, solo 149 sono stati destinati alla carità (il 20 per cento) mentre solo 65 (meno del 10 per cento) sono stati destinati al terzo mondo. Per il resto, 323 milioni sono stati usati per esigenze di culto (il 42 per cento) e cioè a riparazione di chiese e cose del genere, mentre 290 milioni (il 38 per cento) al sostentamento del clero.

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sabato, marzo 06, 2004
 

Offendeva le suore: multato un pappagallo

(Copyright "Leggo")

Non ce la facevano più. Povere suore. Erano stanche di sentire quelle parolacce, quelle irripetibili bestemmie. E così le religiose di una congregazione dell’Appio, un popolare quartiere di Roma, hanno deciso di chiamare i vigili urbani. Quel pappagallo, sì proprio lui, le torturava ogni giorno dalla sua gabbia con frasi blasfeme. E così, ieri mattina, sono dovuti intervenire gli agenti della Municipale: una volta ascoltato il "linguaggio" poco elegante di Patrick (questo è il nome del volatile) hanno multato il proprietario per turpiloquio. Un verbale da circa 100 euro.

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venerdì, marzo 05, 2004
 

Si fa ritirare la patente per non fare da autista alla sua ragazza

(Copyright Libero.it)

A mali estremi, estremi rimedi: un norvegese di 30 anni, esasperato per dover fare sempre da autista alla sua bella, si è fatto beccare dalla Stradale in flagrante eccesso di velocità con l'obiettivo di farsi togliere la patente. L'uomo stava guidando lungo una strada quando, identificata davanti a sé un'auto della polizia, ha pigiato sull'acceleratore e ha sorpassato gli agenti a 137 km orari in una zona con limiti di velocità molto bassi. E' stato arrestato immediatamente e si è visto infliggere una multa. In tribunale ha poi confessato ai giudici di aver agito con il fine di perdere la patente di guida per non dover più fare da autista alla propria fidanzata: i magistrati hanno apprezzato la sua onestà anche se non hanno capito bene il ragionamento di fondo.



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giovedì, marzo 04, 2004
 

La favola di Telekom Serbia

(Copyright "La Stampa")

Su Telekom-Serbia, l’interrogativo preliminare è: ridere o piangere ? Ma la favolistica, nel senso di dottrina delle frottole, non offre purtroppo risposte immediate. Perché ormai quasi tutto è abbastanza chiaro, e Collodi non farebbe una piega. Se il Gatto ricorda il Conte Igor (Marini, già Zalewskj), la Volpe può comodamente identificarsi in Antonio Volpe, conosciuto nel suo grazioso giro come "Fox". Poi ci sarebbe quell’altro strepitoso personaggio, l’Omino di Burro, anche lui un vero artista della frottola, mettiamo un Vittorio Vincenzo Zagami, che si presentava come "il signor Favaro" e da un carcere francese, ma senza dirlo, sceneggiava il percorso avventurosissimo della maxi-tangente. Lo faceva con la collaborazione del suo compagno di cella, a nome Venturelli (forse), che a scanso di equivoci offriva rivelazioni e prove pure su un’altra maxi tangente, distinta e distante da Telekom-Serbia, quella dell’Enimont al pci-pds. E allora, piccolo riepilogo contabile: tre personaggi insinceri e mezzo. Più gli anarchici deviati o devianti cui ha accennato ieri il presidente Trantino. Questi è un galantuomo monarchico di Catania, buon penalista e grande oratore, un uomo felice che il più triste destino ha posto alla presidenza della Commissione Parlamentare d’Inchiesta più controversa della storia repubblicana. E all’inizio era pure contento e sembrava addirittura che si pavoneggiasse. Anche lui una figura collodiana, con tanto di barbetta caprina da impressionare il professor Cordero. Elegante e pignolo, irresistibile alle nozze di Vittorio Emanuele dove si è presentato in frac avana: "Guarda Trantino - lo indicò allora da dietro le transenne un valoroso cronista del Giornale - è vestito come un domatore da circo". C’è poi la questione, anch’essa molto italiana e circense del "burattinaio". Se il tipo di Lucignolo, infatti, l’amico tentatore, può essere letterariamente avvicinato all’onorevole Alfredo Vito, già "mister centomila" (preferenze), che da certi "baretti" di Via Veneto ha introdotto Volpe in Commissione a San Macuto, Mangiafuoco ancora non si sa chi sia. Fassino ha detto che questo benedetto burattinaio stava "a Palazzo Chigi". Il presidente Berlusconi si è risentito e gli ha fatto causa. L’altro giorno la magistratura ha prosciolto Fassino. Tornando dunque alla questione preliminare, se tutto questo faccia ridere o piangere, la risposta è che per stabilirlo si deve assumere il punto di vista di Pinocchio. Con l’avvertenza che quando questo è tradotto davanti alla corte, il giudice gli dice: "Il fatto che tu sia innocente, caro burattino, dimostra chiaramente la tua colpevolezza". E così, comunque siano andate le cose su Telekom-Serbia, non solo è giusto, ma è sacrosanto che Pinocchio sia gabbato, imbrogliato e preso in giro. Impossibile, d’altra parte, compatire chi smania dalla voglia di triplicare gli zecchini d’oro. Per cui, come spesso capita in Italia, si può piangere e ridere al tempo stesso. Del rubino cinese da 33 milioni di dollari che gli amici di Volpe vantano, dalla Thailandia, a garanzia di certi crediti. Dell’incendio che bruciò i veri e originali documenti d’identità del conte Igor. Del periglioso trasbordo a Belgrado dei miliardi della "stecca", in sacchi di juta, con Zagami in carlinga che si guarda in cagnesco con il feroce guerrigliero serbo "Jorgo", una delle "tigri" di Arkan, mica scherzano quelli. Ed entrambi imbracciano un mitragliatore e hanno il grilletto facile. Quante ne hanno sentite, e quante ne hanno dovute leggere, i poveri commissari di Telekom-Serbia ! Dalle anticipazioni sul Conclave ai rivolgimenti interni dell’Indonesia, dai rifiuti tossici (non nucleari) ai ricorsi al Tar, dalla Dea alla legge poi non andata in porto su Roma Capitale. Tutto ha fatto brodo, nella speranza che scottasse e insozzasse gli avversari. Triste vicenda che certo offende la dignità del Parlamento, invero già abbastanza manomessa. E’ grave infatti che si continuino a spendere soldi per conoscere una verità che non si saprà mai. E’ grave che i presidenti di Commissione nominati dalla maggioranza si creino la loro intelligence, specie quando questa si dimostra tutt’altro che intelligente. Grave che si distribuiscano consulenze; e che si perda tempo prezioso, o lo si sottragga ad altre più utili incombenze. Ancora più triste è che si accusino degli innocenti. O meglio che sia dia credito e vetrina, com’è nello stile istituzionale del maggioritario all’italiana, a chi accusa degli innocenti. Ma quando poi questi innocenti sono tutti e tre capi del centrosinistra, per giunta indicati come "Mortadella", "Cicogna" e "Ranocchio" (che poi semmai era "Rospo"); e quando a Prodi, Fassino, Dini e signora si aggiungono, per maggior sicurezza, anche Rutelli e Mastella, beh, insomma: oltre che grave è anche da ingenui. E qui, dopo tante lacrime, scappa da ridere. Perché non c’è dubbio: Telekom-Serbia non fu un buon affare. Né Milosevic fu il miglior partner. Ma il punto vero è che lo sdegno per i soldi perduti si dimentica presto. Come pure, addirittura, passano in secondo piano le sofferenze degli accusati. E la vis comica, l’energia del ridicolo, inesorabilmente si concentra potentissima sui fabulatori e sui creduloni. Sui sublimi bricconi e sugli onorevoli gonzi. I primi travolti, oggi, dalla loro stesse creazioni; i secondi non ancora definitivamente atterriti dal sospetto di essere caduti nella più efferata delle trappole. Vai a sapere se c’è stata davvero una pianificazione del discredito, una trappola, un complotto. Forse sì, in parte. Le ragioni politiche tornano tutte. I personaggi pure. Chi, lodevolmente, ha provato a districare la trama si è fatto questa ragionevole idea. E tuttavia l’impressione è anche quella di una grande e fantastica truffa che non è riuscita. Di una "stangata" andata storta. Un Pinocchio del XXI secolo, ma anche una evoluta commedia all’italiana. O almeno: tornano in mente certe immagini fulminanti. Le foto del matrimonio del conte Igor, per dire, certi suoi servizi in costume settecentesco e in carrozza, roba da book, come si dice. Oppure gli amici di Marini ripresi a Bangkok, accaldati e perplessi, sotto un enorme ritratto di Budda. O le foto che compaiono nel sito Internet di Volpe, sito dedicato al suo personale Ordine Benefico e Cavalleresco che s’ispira al Sudamerica, mostre di pittura, premi, artisti un po’ così, mesti buffet. La Repubblica ha avuto tanti misteri e tante commissioni d’inchiesta. E l’occasione di dare addosso alla minoranza era stavolta assai evidente. Ma in nessuna commissione, a memoria di cronista, è apparso più spiccato l’allevamento degli allocchi e degli zimbelli. Nessuna inchiesta parlamentare ha trascurato, più di Telekom-Serbia, la profonda tecnica della civetta sul trespolo, l’emblematica teoria dei nodi con cui sono legati i laccioli delle trappole, i riflessi ottici degli specchietti per le allodole, l’acustica degli zufoli da richiamo. Altro che ricerca della verità. Pure un "traffichetto d’uranio" era disposto a rivelare, Zagami-Favaro. E Marini, finito facchino all’orto-frutta, ripetuti attentati. E’ strano come gente di enorme esperienza, primo fra tutti l’avvocato Trantino, che pure ha avuto le sue foto a colori con intervistona su Sette, ecco, è quasi incredibile che personaggi come lui non abbiano subito avvertito segnale di allarme rosso davanti a certi figuri, a certi discorsi, a certi documenti, a certi ritmi che sapevano d’inganno, o di gioco delle tre carte. E insieme a quelle icone così eloquenti, viene anche da pensare alle ingloriose trasferte all’estero di questo sciaguratissimo organismo parlamentare. I commissari deputati che, trascinati in Svizzera dalle "rivelazioni" del conte Igor, rischiano perfino l’arresto. Fino alla surreale conferenza stampa convocata dal presidente della commissione all’hotel "Hyatt" di Belgrado, con Trantino costretto a divincolarsi tra gli ukase dell’opposizione italiana e il più legittimo sgomento dei giornalisti serbi. Molti dei quali oltretutto convinti, come ha ben spiegato sulla Stampa Giuseppe Zaccaria, che la Telekom Serbia venne, dal loro punto di vista, svenduta agli italiani. E di nuovo si ride, e si piange. Così, a far da ponte tra i 257 milioni di euro bruciati dall’Italia sotto i bombardamenti e la farsa che va in scena in questi giorni, non resta che un grande romanzo d’impostura, un pastiche truffaldino e nazionale adeguato al 2004. E perciò globale, flessibile, immediato, immateriale e grottesco nella sua indubbia spettacolarità. Figlio di un’attrice e di un uomo di teatro, marito di un’attrice e aspirante attore lui stesso, non senza aver sbarcato il lunario come stunt-man, Igor Marini sembra un tecno-testimone perfetto in una società ormai fatta di telespettatori. E il centrodestra se lo teneva stretto. Eppure, come si dimostrerà, egli arriva a dar vita a personaggi che esistono. Dal nulla crea il cavalier Palermini, funzionario dello Ior, e anche il suo aiutante padre Astolfo. Non solo, ma li colloca in luoghi del tutto immaginari e li fa interagire intorno alla maxi-tangente in uno straordinario contesto di telefonate, disvelamento di segreti, visite in caveau, perfino vacanze. Roba da "Alta Patacca" direbbe Andreotti. Meglio di Donatella Di Rosa, "Lady Golpe", che a suo tempo fece riaprire delle tombe e saltare la catena di comando degli Stati Maggiori. Meglio pure di Elio Ciolini, mago del depistaggio dietrologico e dell’allarme elettorale, fantasista della rivelazione ritrattata e della ritrattazione rivelata. Ma non bastava, evidentemente, Marini. Per cui ecco a voi Volpe-Fox. Lui reca in dote, se vogliamo, la tradizione. Ed è più rassicurante, a suo modo, ma è anche impressionante come la sua comparsa si accompagni al tipico armamentario delle vicende italiane meno commendevoli: massonerie, servizi segreti, più i gesuiti che non spuntavano più dai tempi dell’affare Montesi. E neofascisti, bambini malati, certificati di deposito forse falsi, forse no, la Cassa di Risparmio di San Marino, la Malesia. Tutto insomma. E per chi ci casca, di solito non è gratis.

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mercoledì, marzo 03, 2004
 

Piove dentro il bus, autista guida con ombrello

(Copyright Libero.it)

Conduceva il bus della società Cotral che copre la linea Piglio-Paliano-Roma sotto una pioggia torrenziale e nel vetusto autobus pioveva quasi come fuori. Allora un generoso passeggero si è offerto di riparare il disperato autista con il proprio ombrello per l'intero tragitto. E' accaduto la settimana scorsa, ma le disfunzioni sulla tratta, dicono gli utenti, sono all'ordine del giorno. I mezzi si guastano all'improvviso e i viaggiatori devono scendere e percorrere chilometri a piedi. Per non parlare dell'assoluta mancanza di posti a sedere.



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martedì, marzo 02, 2004
 

E l'umanità imputridirebbe; gli uomini si coprirebbero di piaghe e si morderebbero la lingua nei tormenti, vedendo che la vita gli è tolta per il pane, per le pietre trasformate in pani. Gli uomini capirebbero che non c'è felicità nall'inazione, che un pensiero che non fatica si spegne, che non si può amare il prossimo senza sacrificargli il proprio lavoro; che è ignobile vivere a spese degli altri e che la felicità è soltanto nel suo raggiungimento. Verrà la noia e la malinconia; tutto è fatto e non c'è nient'altro da fare; tutto è noto e non c'è niente più da imparare. I suicidi diventeranno una folla; gli uomini si afferreranno per le mani e si distruggeranno tutti insieme, con qualche nuovo mezzo, da loro scoperto. E i superstiti si lamenteranno davanti a Dio: "Hai ragione, Signore, non di solo pane vive l'uomo !". E si rivolteranno contro i diavoli e butteranno via le opere magiche.

Fedor Dostoevskij

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lunedì, marzo 01, 2004
 

Giovane rapinato e malmenato, uno dei due aggressori ha 9 anni

(Copyright "Il Corriere del Mezzogiorno")

L'aggressione è avvenuta a Eboli, entrambi i baby rapinatori sono stati bloccati dai carabinieri subito dopo il furto. Il "piccolo" di appena 9 anni è stato affidato ai genitori, mentre il 15enne è stato condotto nel centro di accoglienza di Salerno, dove è a disposizione del Tribunale dei minori. Dovrà rispondere del reato di rapina aggravata.



posted by luminet | 09:26 | commenti