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domenica, febbraio 29, 2004
Meno male che c'è la Mafia
di Lia Celi (Copyright Clarence.com)
La politica era già andata in vacca dieci anni fa: pazienza. Ma poi, nel giro di un anno sono crollati, nell'ordine: Agnelli, la Rai, la Virtus, Cirio, Parmalat, Albertone, l'antifascismo, il fascismo, Norberto Bobbio, Bankitalia, il Festival di Sanremo, Pantani e ora anche il calcio. Perfino della mamma italiana, dopo il caso Cogne, non possiamo più fidarci. Imminenti gli avvisi di garanzia per pizza, sole e mandolino. Un Paese umiliato e smarrito cerca disperatamente un appiglio per ricostruire la sua identità . Dove trovarlo ? Nelle celle dell'Ucciardone, dove i boss, come i monaci dei secoli bui, custodiscono ancora valori e tradizioni dell'Italia che fu: l'onore, il senso della famiglia, la discrezione negli affari, il regolamento di conti. In fondo la Mafia è l'unica cosa che può dirsi ancora nostra. Coraggio, gente: finché Bernardo Provenzano è ancora latitante, il Belpaese che ci ha reso famosi nel mondo non è scomparso del tutto.
sabato, febbraio 28, 2004
Il biologo col salario del tubo
(Copyright "La Stampa")
Per installare i boiler a gas non gli servirà il suo PhD in microbiologia molecolare, ma dopo anni passati a tirare la cinghia come ricercatore all'Università di Birmingham, il dottor Karl Gensberg non ne può più. Quando l'idraulico che era venuto a riparargli il bruciatore gli ha detto che guadagnava più di lui, lo scienziato si è sentito un fesso. Perché continuare a peregrinare di contratto in contratto per quattro soldi ? (ha detto fra sé e sé). Datemi una saldatrice, cambio vita. L'incontro con l'idraulico ha posto fine agli studi del dottor Gensberg sugli effetti dei campi elettromagnetici per alleviare il dolore umano, con applicazioni nei casi dell'artrite e del cancro. "Il tecnico mi stava riparando il boiler e credeva che io guadagnassi un sacco di soldi perché ho un dottorato di ricerca - ha raccontato lo studioso -. Avevo sotto mano la mia busta paga e gliela ho fatta vedere. Ci è rimasto di sasso". L'idraulico gli ha spiegato che guadagnava 33 mila sterline lorde all'anno (50 mila euro), e che alcuni suoi colleghi arrivavano a 50 mila sterline (75 mila euro). Il microbiologo, che è costretto ad accontentarsi di contratti a termine e guadagna 23 mila sterline lorde all'anno (meno di 35 mila euro: pochi per vivere decentemente in Inghilterra), ha fatto due conti rapidi: "Il mio lavoro è una combinazione di carriera zero e paga patetica - ha detto al "Daily Telegraph" -. Mi sono sentito un idiota". E così il dottor Gensberg, che ha 41 anni, moglie e un figlio, ha deciso di bruciare con la fiamma ossidrica tutti i suoi preziosi anni di studio e si è iscritto part-time al Sutton Coldfield College di Birmingham, dove a luglio si diplomerà come installatore di boiler. "So che è una cosa estrema, ma non ci sono vie di uscita. Avevo sempre pensato che se avessi lavorato sodo avrei fatto progressi, ma le cose non stanno così". "La tragedia - spiega un portavoce dell'associazione degli insegnanti universitari - è che ci sono centinaia di persone che svolgono lavori di importanza nazionale o internazionale e che stanno emigrando a frotte". Gensberg rivela che un suo collega ricercatore è andato a dirigere una pensione in Francia e un altro sta meditando di entrare alle Poste. Quanto a lui, dice, l'Università potrebbe dargli lavoro come installatore di boiler.
venerdì, febbraio 27, 2004
Acquista online un cellulare, riceve patate e mandarini
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Aveva scelto e regolarmente pagato in un'asta on-line un cellulare, ma nella confezione ha trovato mandarini e patate. Gli agenti hanno identificato l'autore del singolare imbroglio. L'uomo, che operava nel cosentino, ha dovuto rimborsare la signora truffata.
giovedì, febbraio 26, 2004
Germania. Studenti "burloni" lasciano torta all'hascisc in sala professori
(Copyright "Il Gazzettino")
Non è raro che gli insegnanti di una scuola di Lueneburg, in Germania, ricevano dolci in regalo da parte degli alunni. Ma qualche giorno fa dieci professori, dopo aver mangiato una torta trovata nella sala professori, si sono sentiti male. Ricoverati in ospedale i medici hanno potuto constatare che erano tutti "sballati". La torta conteneva infatti un'ingente quantità di hascisc.
mercoledì, febbraio 25, 2004
"Rent a killer" in rete
(Copyright "Der Spiegel")
Un e-business sui generis quello escogitato da un giovane 25enne coreano. Dopo aver cercato disperatamente un lavoro si è improvvisato imprenditore della net economy aprendo un sito in cui proponeva omicidi su commissione grazie all'aiuto della rete. "Kim", questo è il nome fittizio del ragazzo, ha avuto subito successo con la sua iniziativa e non mancavano i clienti: giovani che volevano eliminare i propri genitori, amanti delusi che desideravano far sparire il partner, eccetera. Operativo non lo è mai stato e nemmeno voleva esserlo, ciò che fa di lui un semplice truffatore. Fino ad ora è riuscito con la sua attività a guadagnare 8.600 dollari. La polizia non ha rivelato se il suo sito è ancora attivo, probabilmente perché troppo interessata ai potenziali clienti di Kim.
martedì, febbraio 24, 2004
Guatemala: il delitto paga
di Mario Vargas Llosa (Copyright "El PaÃs")
Nella notte del 26 aprile 1998 a Città del Guatemala il vescovo Juan Gerardi fu ucciso con inaudita crudeltà mentre, dopo una sera in famiglia, rientrava nella sua residenza nella chiesa di San Sebastian. Il cadavere insanguinato venne trovato vicino all’auto, il volto completamente straziato dai colpi dei carnefici. Monsignor Gerardi, molto conosciuto per la sua annosa lotta in favore dei diritti umani, due giorni prima del crimine aveva pubblicato un’inchiesta di quattro volumi intitolata "Guatemala, mai più" nella quale si sosteneva che il 90 per cento degli episodi di violenza - omicidi, torture, sparizioni, stermini di massa - verificatisi in 37 anni di guerra civile nel Paese erano stati compiuti dalle forze armate e dalla polizia mentre solo un 10 per cento era responsabilità della guerriglia. Il crimine sembrava firmato. Tre anni dopo, l’8 giugno 2001, dopo eterni imbrogli, colpi di scena, fughe, contraddizioni, attentati terroristici e un dedalo di traffici giudiziari, un tribunale ha condannato a trent’anni di carcere per l’omicidio tre militari: il colonnello in pensione Byron Lima Estrada, il capitano Byron Lima Oliva e il sergente Obdulio Villanueva, e a 20 anni il sacerdote Mario Orantes (assistente del vescovo) come favoreggiatore dell’assassinio. Giustizia era fatta, una volta per tutte, nella scandalosa storia dei crimini di Stato in America del Sud ? Niente affatto, secondo il reportage da brivido appena pubblicato da Maite Rico e Bertrand de la Grange ("Chi ha ucciso il vescovo ? Autopsia d’un delitto politico") dopo due anni di indagini esaustive e appassionanti. Il reportage porta alla luce le infinite ramificazioni della corruzione in ambito politico, militare, ecclesiastico e giudiziario: vere fondamenta del sottosviluppo e maggior ostacolo all’avvento della democrazia nei Paesi in cui ciò accade. I due giornalisti hanno lavorato parecchi anni come corrispondenti in Messico e in Centroamerica e, oltre ad aver conosciuto a fondo i problemi di questa parte di mondo, si sono identificati con la gente di qui, visto che, dietro i loro rigorosi accertamenti, instancabili raffronti e scrupolose analisi, si percepisce un’indignazione profonda di fronte alla matassa d’imbrogli, menzogne, intrighi, calunnie, ricatti usati dai poteri reali - il governo, la Chiesa, i corpi di sicurezza, le bande criminali e i giudici - per coprire i veri colpevoli, sacrificare gli innocenti ed esaltare una monumentale distorsione della verità . Un’operazione dalla quale un pugno di malfattori, opportunisti e politicanti ha ottenuto un cospicuo vantaggio personale. Il libro si legge a tratti con rabbia, a tratti con stupore e sempre con l’assorbente attenzione che si riserva ai film polizieschi. Il buono della storia, senza dubbio, è lo sfortunato vescovo Juan Gerardi, uomo integerrimo e religioso di coraggio che, nelle peggiori stagioni della violenza quando dovette esercitare il suo ministero nel Quiché, la zona più colpita dalle azioni di ribelli e dalle operazioni di controguerriglia, fece l’impossibile per porre un freno agli abusi commessi dall’esercito sulla popolazione civile - spesso vere e proprie mattanze d’innocenti - e nel contempo, appellandosi a tutti i possibili argomenti della ragione, cercava di dissuadere i sacerdoti e i catechisti conquistati dalle teorie della Teologia della Liberazione dall’imbracciare le armi e dal salire in montagna. Fu lui, con grandi sforzi, a contribuire alla firma degli accordi di pace che misero fine alla guerra sotto il governo del presidente Alvaro Arzù (1996-2000) e fu lui ad avere l’idea del progetto di Recupero della Memoria Storica (Remhi) che aveva diretto e il cui primo risultato furono proprio i quattro tomi di "Guatemala, mai più". A giudicare dall’inchiesta di Maite Rico e Bertrand de la Grange, nella gerarchia della chiesa guatemalteca non abbondavano certo pastori della levatura morale del vescovo Gerardi e, anzi, c’erano piuttosto personaggi che sembrano inventati dal più folle degli anticlericali. Sulla sentenza di colpevolezza dei tre militari (uno dei quali, il sergente Obdulio Villanueva, è stato assassinato e decapitato in carcere) sembra emergere più d’un dubbio. Con molte probabilità , si tratta del risultato d’un sinistro montaggio dei servizi di intelligence e dei militari legati al governo succeduto a quello di Alvaro Arzù: quello, cioè, di Alfonso Portillo, protetto e alleato del generale golpista e responsabile di genocidio, Efrain Rios Montt, i quali avevano interesse a implicare il predecessore nell’orrendo crimine (il capitano Byron Lima Oliva, del resto, apparteneva alla guardia presidenziale di Arzù). L’altro condannato, il pittoresco sacerdote Mario Orantes - ipocondriaco, collezionista di profumi esotici, di camicie di seta italiane, di video horror e pornografici - a quanto emerge sa molto più di quanto abbia detto in tribunale. Era nella parrocchia di San Sebastian quando monsignor Gerardi venne ucciso e i segni delle zanne del suo cane Balou, un pastore tedesco, rimasero incisi nella mandibola del vescovo: un evento provato dai periti, ma che i giudici - uno dei mille misteri del processo - decisero di trascurare. Il primo avvocato che si occupò del caso, Otto Ardòn, volle approfondire questa pista, ma ricevette tali aggressioni e minacce da essere costretto a fuggire all'estero. Non è stato l’unico. Chi nascondeva e proteggeva il sacerdote Orantes ? Forse il personaggio femminile più straordinario di questa storia, Ana Lucia Escobar, soprannominata "la cinese", figlia naturale di monsignor Efrain Hernandez, cancelliere della Curia e parroco del Calvario, che fu tra i primi ad arrivare sul luogo del delitto, accompagnato da Ana Lucia. Chi è la figlia del monsignore, nata da una relazione con la cuoca Ismelda ? I suoi trascorsi fanno drizzare i capelli: trafficante d’oggetti sacri rubati nelle chiese, arrestata più volte per aggressioni, sequestri e perché componente - forse capo - d’una banda di assassini, ladri, contrabbandieri e trafficanti di droga, nota come "la banda della Valle del Sol". E’ stata anche l’amante di pistoleri e di facinorosi dalla ricca fedina penale. Maite Rico e de la Grange sono propensi a credere che gli ideatori dell’omicidio - usciti dai servizi segreti del governo di Portillo e del generale Rios Montt - si siano potuti servire di questo gruppo per compiere il delitto proprio mentre ordivano con minuziosa attenzione la trama per incriminare i militari condannati. Per questo si servirono di testimoni presi dalla corte dei Miracoli guatemalteca: un gruppo di miserabili che dormiva nella piazza di San Sebastian, sotto il portale della parrocchia, e le cui dichiarazioni si rivelarono decisive per il verdetto. Questi testimoni, soprattutto Ruben Chanax, soprannominato "El Colocho", grazie al crimine, passarono da vivere di niente nelle strade ad essere mantenuti e protetti dallo Stato e le loro deposizioni, durante il processo, vennero alterate, travisate, adattate in modo da modellarsi sugli obiettivi d’una accusa che sembrava sommessamente supina ai diktat della Odha, l’organizzazione dell’arcivescovado per i diritti umani, il cui comportamento, in tutta la vicenda, è assai sospetto, per non dire di più. I suoi avvocati si sono impegnati a negare o a scartare tutte le piste che non portassero all’incriminazione di coloro che furono alla fine condannati e a legittimare indizi e prove, in parecchi casi dubbie e in altri palesemente inventate, seguendo una strana alleanza con le tesi e gli impegni del governo di Alfonso Portillo e del generale Efrain Rios Montt. E anche se sembra incredibile, i principali dirigenti della Odha furono in seguito chiamati a occupare posti di prestigio proprio da questo governo di triste memoria. La storia dei tre vecchi collaboratori di monsignor Gerardi nella difesa dei diritti umani e dirigenti dell’Odha - Edgar Gutierrez, Ronalth Ochaeta e Mynor Melgar - che, dopo la loro incomprensibile deposizione in un processo nel quale i colpevoli vengono liberati e sono condannati gli innocenti, ottengono la promozione ad ambasciatore, cancelliere e capo dei dervizi segreti d’uno dei governi più sanguinosi e corrotti della storia del Guatemala, è da vertigine e sembra uscita dalla penna di Conrad o di Le Carré. Maite Rico e Bertrand de la Grange hanno letto tutti gli atti del processo, interrogato testimoni, giudici, avvocati, politici, valutato attentamente le contraddizioni, le confusioni, le dilazioni e il contesto politico di questo assassinio. Da tutto ciò deriva un fatto evidente: la grottesca caricatura con cui si rappresenta la Giustizia in una società in cui l’avvocato o il giudice che cercano di fare dignitosamente il proprio lavoro sono posti, subito, di fronte al rischio di perdere l’impiego o di veder sequestrata la propria famiglia o d’essere uccisi. Una società in cui gli opportunisti e i cinici che mettono le proprie conoscenze professionali e il proprio talento al servizio del potere - si chiami esso governo, esercito, chiesa, imprenditori o sindacati del crimine - fanno carriera, si arricchiscono e, sovente, come se non bastasse, ottengono prestigio politico e rispettabilità sociale. La conclusione non scritta di questo coraggioso e ammirevole reportage dei due giornalisti che, nella loro ricerca della verità non hanno timore d’essere politicamente scorretti - già quest’atteggiamento l’avevano messo in mostra nel saggio "Marcos, la geniale impostura del 1998" - è molto semplice. La prima condizione per uscire dal sottosviluppo non è un’indovinata politica economica e neppure il buon funzionamento d’un sistema elettorale che consenta alla volontà popolare di esprimersi senza trappole e senza inganni. E’ un sistema giudiziario efficiente, con magistrati onesti, al quale i cittadini possano ricorrere quando i loro diritti siano offesi e dal quale i delinquenti, i malfattori, gli imbroglioni e i banditi d’ogni razza possano essere condannati. Finché ciò non avviene e i tribunali sono, come nel caso del disgraziato vescovo Juan Gerardi, meri prestanome dei potenti che esistono solo per giustificare le ruberie, le insolenze e i crimini di chi li comanda, nessun’altra istituzione potrà funzionare perché, prima o poi, tutte saranno infettate dalla putrefazione che emana dal potere giudiziario. Questa storia raccontata da Maite Rico e Bertrand de la Grange si verifica solo per caso in Guatemala: in realtà , con altri nomi e altri paesaggi, capita ogni giorno in quel vasto universo dell’ingiustizia e della miseria chiamato sottosviluppo.
lunedì, febbraio 23, 2004
Svezia. Trova nella cassetta delle lettere il portafoglio smarrito 40 anni prima
(Copyright "La Gazzetta di Mantova")
La restituzione, a dir poco singolare, era accompagnata da un biglietto: "Cara signora proprietaria del portamonete, non devi mai perdere la speranza. Qui c'è il tuo portafoglio che avevi smarrito sulla Ostersjogatan parecchi anni fa".
domenica, febbraio 22, 2004
Banconote false nelle casse della Banca d'Italia
(Copyright ANSA)
La procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per individuare la provenienza di una serie di banconote false, talmente fedeli a quelle autentiche da riuscire ad eludere i severi controlli della Banca d'Italia. Ad accorgersi dei biglietti falsificati sono stati gli stessi impiegati addetti al controllo delle giacenze, esaminando una fornitura di banconote da 50 e 100 euro giunta all'istituto di credito. Secondo il procuratore aggiunto Renato Di Natale i soldi potrebbero provenire dalla criminalità organizzata pugliese, calabrese o napoletana.
sabato, febbraio 21, 2004
Lo sport fa male
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Sul tapis-roulant della palestra o in piscina, durante una maratona o in bicicletta. Quante volte vi siete chiesti: "Ma chi me lo fa fare ?". La risposta è: nessuno. Anzi: se proprio sudate le famose sette camicie, è meglio ricondurre tutto a esercizi fisicamente più accettabili. Perché strafare significa andare incontro, prima o poi, alla rinuncia. Per dirla con una battuta: il troppo "stroppia". Tutto questo non è frutto di una riflessione di ginnasti stanchi. Ci sono arrivati eminenti studiosi dell'Università dell'Iowa (Stati Uniti). Una ricerca condotta dal professor Panteleimon Ekkekakis su 30 studenti ha documentato il fatto che l'eccessivo sforzo fisico è un errore su tutti i fronti, compreso quello delle stesse prestazioni atletiche. Perché alla lunga scoraggia e diventa un peso di cui si tende a disfarsi del tutto. Proprio come hanno fatto gli studenti in questione. Alla fine della ricerca il consiglio degli scienziati è stato quantomai chiaro: non seguite alla lettera quello che dicono gli allenatori, gli amici o chi per loro. Fate semplicemente ciò che vi sentite di fare. E' questa la strategia che paga e che vi consentirà di incrementare l'allenamento fisico con la gradualità che il vostro corpo vi permette.
venerdì, febbraio 20, 2004
L’ultima lettera di Pantani
"Sono stato umiliato per nulla. Per quattro anni sono stato in tutti i tribunali, ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi, ma il ciclismo ha pagato e molti ragazzi hanno perso la speranza della giustizia. E io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento, perchè il mondo si renda conto che se tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni, in camera con le telecamere nascoste per cercare di rovinare le famiglie; e poi dopo come fai a non farti male. Io non so come mai mi fermo in casi di sfogo come questi. Mi piacerebbe, io so di aver sbagliato con le prove però, ma solo quando la mia vita sportiva, soprattutto privata, è stata violata, ho perso molto. E sono in questo paese con la voglia di dire che hasta la victoria è un grande scopo per uno sportivo. Ma il più difficile è di aver dato il cuore per uno sport, con incidenti e infortuni: e sempre sono ripartito. Ma cosa resta, c'è tanta tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a tempi è caduta nel credere. Ma la mia storia spero che sia di esempio agli altri sport che le regole, sì, ma devono essere uguali per tutti. Non esiste lavoro che per esercitare si deve dare il sangue, i controlli di notte alle famiglie degli atleti. Io non mi sono sentito più sereno di non essere controllato in casa, in albergo, dalle telecamere e sono finito per farmi del male, per non rinunciare alla mia intimità , all'intimità della mia donna e degli altri colleghi che hanno perso. E molte storie di famiglie violentate. Ma andate a vedere cos'è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con quei sogni di uomo che si infrangono con le droghe: ma dopo la mia vita di sportivo. E se un po’ di umanità farà capire e chiedere cosa ci fa sperare e che con uno sbaglio vero si capisce e si batte, perchè si sta dando il cuore. Questo documento è verità , la mia speranza è che un uomo vero o una donna legga e si ponga in difesa di chi, come si deve dire al mondo, regole per sportivi uguali per tutti. E non sono un falso, mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare".
giovedì, febbraio 19, 2004
Bologna. Carabinieri sgomberano centro sociale, ma sbagliano indirizzo
(Copyright "Il Manifesto")
Le forze dell'ordine sono entrate nell'ex mercato 24 di via Fioravanti con un'ordinanza di sgombero. Hanno spaccato computer, sfondato porte e distrutto materiale informatico per un valore di circa 5.000 euro. Ma, a operazione ultimata, si sono accorti di aver sbagliato numero civico. Il luogo, infatti, godeva di una regolare concessione comunale.
mercoledì, febbraio 18, 2004
Video hard con sorpresa: uomo ci trova la moglie....in azione
(Copyright Libero.it)
Avventura tecno-boccaccesca dal finale amaro per un giovane marito di Atene. L'uomo, secondo il quotidiano "Kathimerini", nei giorni scorsi ha cliccato su un video porno in un sito a luci rosse e si è trovato di fronte le immagini della moglie 25enne impegnata in acrobazie erotiche con uno sconosciuto. Il 30enne, dopo un primo e comprensibile attimo di sbandamento, si è prontamente vendicato denunciando all'autorità giudiziaria il gestore del sito, arrestato dalla polizia con l'accusa di aver creato un club on-line per esibizionisti, attività illegale in Grecia.
martedì, febbraio 17, 2004
La morte di Pantani
(Copyright "La Repubblica")
Non è il doping, non è la solitudine, non è l'eritropoietina, non sono stati gli antidepressivi o che altro ci fosse nei flaconi che aveva con sè nell'ultima stanza della sua vita, a uccidere Marco Pantani. Siamo stati noi, i tifosi, gli appassionati, i lettori di giornali e i consumatori di telefinzioni, che costruiamo idoli più grandi della vita e poi li scarichiamo come simulacri vuoti di gesso dimenticando che essi non sono ciclisti, centravanti, pugili ma esseri umani spesso fragilissimi, a ucciderlo. Su tutti coloro che lavorano in pubblico, che siano ballerine o tenori, sportivi professionisti o giornalista, politicanti o comici, pesa l'incubo dell'oscurità , della morte civile, della vecchiaia. Ma su nessuno, come su un campione dello sport, il raggio di luce è più effimero, la vita professionale è più breve, il futuro più vuoto. Infanzie e adolescenze consumate nell'impadronirsi di tecniche complesse ma completamente inutili, il controllo della palla, il colpo di pedale, le tattiche, il jab destro o sinistro, la corretta esecuzione di un tiro libero, si bruciano in pochi anni, al massimo in un decennio per i più fortunati. E alla metà dei trent'anni, quando la vita per una donna o un uomo qualsiasi è appena cominciata e resta statisticamente un mezzo secolo da vivere, si trovano - a volte - con le tasche piene e il cuore vuoto. Un cantante può trascinare la propria carriera gigioneggiando oltre i sessant'anni, come un Pavarotti, un giornalista può scrivere fino a novant'anni, come i Montanelli, i Biagi o gli Scalfari. Ma Ronaldo a sessant'anni non giocherà più e nessuno vincerà un Tour a cinquant'anni, neppure il miracoloso Armstrong. La ghigliottina del tempo e dell'oscurità è tanto più terribile quando più sontuoso è stato il piedistallo costruito dallo "sport business" sotto i piedi della vittima e soprattutto in sport individuali come il ciclismo. E il palco non è mai stato enorme come lo è oggi, quando l'adorazione popolare per il campione del momento si fa industria colossale attorno a lui o lei. Investimenti da media industria sono fatti attorno ai legamenti, agli adduttori, ai polpacci, alle ossa, alle mani, ma quasi mai attorno al cervello e all'anima, di uno sportivo, che in cambio deve produrre, perché nessuno regala nulla. Il "prodotto" deve giocare anche quando non è in forma, anche se non ne ha voglia, perché costa un sacco di soldi, perché la chirurgia e l'ortopedia e la medicina oggi sono in grado di riparare organismi che ancora pochi anni or sono avrebbero ceduto. Il doping, qualunque cosa questa parola troppo generica significhi (un'infiltrazione di cortisone e novocaina per far giocare chi non sarebbe altrimenti in grado di farlo è doping ?) non è la causa, è l'effetto di una situazione nella quale ragazzi quasi sempre profondamente immaturi, mal consigliati, circondati da sicofanti e leccapiedi interessati che gli congelano lo sviluppo psicologico per trasformarli in eterni bambini, si trovano davanti alla pillola o alla siringa che può fare la differenza tra una vita al banco di un bar o l'apoteosi sui Pirenei. Si può chiedere a un ragazzo africano un po' gracilino la scelta eroica di restare pulito in Nigeria o in Sierra Leone a pascolare le capre, anziché pomparsi per diventare appetibile al Manchester, al Chelsea, al Milan, alla Juve o anche soltanto al Perugia ? Con quali paraocchi possiamo, noi cannibali del tifo che danziamo attorno al pentolone dove bolle la vittima, chiedere a calciatori di fare 80 partite all'anno, a ciclisti di fare tappe di montagna a medie che sarebbero difficili da tenere guidando una buona automobile e stancherebbero il guidatore, bevendo l'acqua dell'uccellino di Del Piero o le aranciate con un pizzico di sale dentro ? Ma chi prendiamo per il sedere, noi stessi o loro ? Quanto sarebbe stato grande, il "Pirata", se avesse avuto la forza di andare in tv, quel giorno orrendo della squalifica, e dirci, ma state zitti, branco di ipocriti sanguinari che pur di provare il brivido surrogato della vittoria attraverso di noi sareste pronti a imbottirci di tritolo, altro che eritropoietina, ma preoccupatevi dei vostri figli, ma aprite gli occhi, ma non lo sapete che qui si pompano tutti, se vogliono vincere ? Non lo ha fatto perché aveva sperato ancora di tenere lontano da sè la fine della propria vita, cioe il ciclismo, che era la sua vita. La lunga discesa verso l'oscurità che attende il 99,9 di coloro che oggi sono "i nostri eroi" è terribile per tutti, e può essere mortale per chi, come Marco Pantani, non scende, ma precipita di schianto nella trappola spalancata sotto i piedi. La decompressione dell'idolo può essere mortale, come per un sommozzatore, se la risalita è troppo violenta. La scoperta di essere soltanto pezzi di una macchina che saranno sostituiti e dimenticati, come il pistone o lo scappamento, se non funzionano più bene, ha effetti micidiali, se il "pezzo" non ha sempre avuto la coscienza di essere, appunto, soltanto questo, un attore in in show che altri possono recitare. Ma chi riesce a mantenere la prospettiva della realtà , quando ogni minuto della vita è circondato da cortigiani e agitatori di flabelli ? Quei minuti di silenzio, quella retorica in scatola e quei bracciali a lutto sono maquillage autogiustificatorio di chi sa di avere code di paglia lunghe come i tapponi pirenaici. Non possono nascondere la ferocia cannibalistica di un mondo dello "sport business" che mastica e sputa i bocconi, quando perdono il sugo e il sapore. Non ci saranno mai leggi o alambicchi che possano riconoscere e combattere il "doping" mentale che avvelena lo sport e del quale il "doping" farmacologico è soltanto l'effetto secondario. Per questo, come per tutti i vizi, la cosa più difficile non è cominciare, ma smettere. Marco Pantani è morto da "tossicodipendente" dello sport al quale è stata tolta la droga che noi, i suoi adoratori e carnefici, gli avevamo venduto. Il resto è retorica.
domenica, febbraio 15, 2004
Il pensiero debole
di Luciana Littizzetto (Copyright "Torinosette")
I nonni non sono più quelli di una volta. Più passa il tempo e più ringiovaniscono. Sarà la pratica dell’allevamento nipoti che fa ’st’effetto qua. Il nipote fiacca il corpo ma rivitalizza il cervello e si sa che il cervello, per chi ce l’ha, è una risorsa di vitalità straordinaria. Ci sono nonni che superati i 65 invece di giocare a briscola all’Arciboccia si sfondano di playstation, smettono di guardare Mirabella e si sintonizzano su Mtv, posano il basco scozzese e si cacciano in testa il cappellino con la visiera con su scritto bad boy. E le nonne non sono da meno. Un tempo, superata la soglia dei 60, scattava inesorabile la tintura dei capelli. Azzurra. Permanente, risulin e una bella colata di gran turchese. Adesso non ci pensano nemmeno. Che i capelli azzurri se li faccia la Fata Turchina. Meglio tenersi la propria chioma grigio carlinga di Boeing e se tinta dev’essere che sia. O un bel rosso mogano menopausa o un ardito biondo aglio. Quando penso ai miei nonni, che son stati vecchi da subito, penso che in fondo io sono anche un po’ quello che son stati loro. Pare che ci vogliano sei generazioni prima che si perdano le caratteristiche genetiche. Quindi significa che io posseggo tracce del mio nonno bis. Infatti ho i baffi come lui. Una cosa mi ricordo bene. Non si lagnavano mai. E dire che ne avrebbero avuto ben donde. La nonna Lucia, per dire, detta Cia. Nonna Cia come fosse stata ingaggiata dai servizi segreti. Rimasta vedova giovanissima gestiva l’unica trattoria del paese e lì faceva la mamma, la barista, la cameriera, la cuoca e la buttafuori, facendosi le ragioni con la sola forza della ramazza. La nonna Cia era completamente senza denti. Ma riusciva a masticare tutto lo stesso, anche il torrone. Quando ero piccola i miei compagni di catechismo mi dicevano: "Sai che mio nonno va a cavallo ? Sai che il mio fa l’avvocato ? Sai che mia nonna dà ripetizioni di latino ?". E io rispondevo: "E sai che mia nonna spacca le noci con le gengive ?". E vincevo sempre io. Orgogliosa così non lo sono mai stata. Lei leggeva "Famiglia Cristiana". Tutta. Dall’inizio alla fine. In quella cucina sempre un po’ buia, perché la luce forte infastidiva quegli occhi che ne avevano viste già troppe. La delizia erano i suoi cassetti. Quello del comodino comprendeva: due o tre rosari annodati, pastiglie per la pressione mescolate a quelle al rabarbaro, ricordini da morto misti, santi protettori, moccoli di candela e pezzi di liquirizia purissima. Quello in cucina dava ancora più soddisfazione: viti di diverse misure, un tubetto di colla secca, un guinzaglio rotto, una foto sfocata di chissà chi, due tappi di sughero, figurine Miralanza legate con l’elastico. Una vera miniera per i nipoti, che ho verificato: in fatto di cassetti, cara nonna Cia, hanno tutti preso da te.
sabato, febbraio 14, 2004
"Il nuovo campo per i nomadi deve essere di 1.000 metri quadrati, il minimo prescritto dalla legge. Se qualcuno sgarra, tutto il gruppo va espulso, fino all’estinzione degli zingari. Il tutto recintato, magari con l’alta tensione".
Luigi Borrelli (Lega Nord) presidente circoscrizione B-Est di Treviso
venerdì, febbraio 13, 2004
Ulivo per Ulivo
di Massimo Gramellini (Copyright "La Stampa")
Dopo la storica contesa del Trattino (centrosinistra o centro-sinistra ?) una nuova disputa tiene impegnata la Meglio Opposizione. Quale lista dell'Ulivo ha diritto a chiamarsi Ulivo ? E i riformisti di Prodi sono Uniti nell'Ulivo o Uniti per l'Ulivo ? In Italia non si parla d'altro. Cosa chiedono in fondo tramvieri, medici, insegnanti e le altre categorie in rivolta ? Vogliono forse sapere se gli avversari di Berlusconi, una volta tornati al potere, avranno uno straccio di idea su come farci uscire dai guai, rimediando anche a quelli fatti da loro in precedenza, come la lotta alla meritocrazia e la creazione di una fascia di lavoratori meno tutelati di un cinese, i co.co.co ? No. Il tarlo dell'italiano medio, da mesi, è una preposizione: "nel" o "per" ? Neanche un consulto grammaticale con Biscardi è riuscito a dipanare la matassa e ormai è tardi per cercare una terza via ("sotto l'Ulivo", attenzione alla testa) o per demandare la decisione a un comitato di saggi composto da Lerner, Santoro e Fiorella Mannoia. I "Verdi come l'Ulivo" ne hanno discusso con i comunisti di "Compagno Ulivo", i quali hanno consultato Di Pietro ("In alto le mani, Ulivo") e Achille Occhetto ("Capalbio ama l'Ulivo"), che hanno girato l'interrogativo alla "Costituente del Nuovo Ulivo", affinché convocasse una riunione urgente con il ragionier Paolo Ulivo, domiciliato in via Trionfale, Roma. L'unico in grado di prendere in mano la situazione e battezzare la lista nel solo modo sensato: Ulivo per Ulivo diviso Ulivo uguale Ulivo.
giovedì, febbraio 12, 2004
Si fa rifare il seno, ma non paga
(Copyright ANSA)
Si fa rifare il seno e poi, prima di pagare, scappa. Per questo, una casalinga di Guidonia Montecelio è stata denunciata per truffa. La donna aveva contrattato con una clinica romana una mastoplastica additiva per passare da una terza a una sesta abbondante e poi al momento del pagamento, 8.000 euro circa, è scappata spalleggiata dal marito. A segnalare la truffa sono stati gli stessi medici che il giorno dopo l'operazione hanno ritrovato il letto della paziente vuoto.
mercoledì, febbraio 11, 2004
Giovane mangia hamburger per un mese e si ammala
(Copyright "Vita")
Morgan Spurlock, un newyorchese di 33 anni, si è offerto volontario per un singolare esperimento: mangiare da McDonald's per 30 giorni di fila e misurare poi l'impatto che una dieta del genere avrebbe avuto sulla sua salute. I risultati, ha raccontato Spurlock, sono stati disastrosi: dopo quattro settimane di cheeseburger e patatine fritte, bibite gassate e dolci ipercalorici il giovane americano è ingrassato 10 chili e ha visto aumentare il suo colesterolo da 165 a 230. Non solo: Spurlock ha sofferto anche di calo della libido, mal di testa e depressione. "Mi sono venuti i brufoli e una pancia enorme", ha raccontato ancora il giovane al giornalista che l'ha intervistato. "E facevo schifo alla mia ragazza, che è vegetariana". "Era una persona in perfetta salute", testimonia il dottor Daryl Isaacs, medico di famiglia di Morgan. "Poi si è ammalato, anche se non mi sarei aspettato che tutto avvenisse così in fretta. Mi hanno sconvolto in particolare le analisi al fegato: erano del tutto anormali". Ora la cavia umana del panino è tornato come prima, "semplicemente smettendo di mangiare quella roba", conclude il dottor Isaacs. Ma Spurlock ha fatto di più che spiattellare la sua storia ai giornali: ha realizzato anche un cortometraggio-documentario, appena presentato al Sundance film festival, e che ora è in cerca di un distributore. Il film si intitola "The super size me" (più o meno: "io versione taglia forte") e parla comunque più in generale della piaga dell'obesità degli Stati Uniti, causata secondo l'autore proprio dal cibo dei fast food.
martedì, febbraio 10, 2004
Kuala Lumpur. Due giovani rubano auto di lusso per donare i soldi in beneficenza
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Due ragazzi malesiani di 25 anni hanno donato migliaia di dollari a orfani ed organizzazioni di beneficenza. Per procurarsi il denaro hanno rubato una ventina di auto di lusso per un valore complessivo di oltre un milione di dollari. I due, al momento introvabili, sono ormai considerati, proprio come il celeberrimo Robin Hood, eroi intoccabili.
lunedì, febbraio 09, 2004
Russia: scompare avversario di Putin
(Copyright ANSA)
Confermata la scomparsa di Ivan Rybkin, candidato alle elezioni presidenziali russe e oppositore della politica del presidente Vladimir Putin. E' introvabile da 3 giorni, oggi la denuncia dalla moglie Albina. Per Ksenia Ponomariova, responsabile del suo staff, "il quadro è ormai chiaro, ma non vogliamo parlarne prima di aver riferito le nostre informazioni agli investigatori".
domenica, febbraio 08, 2004
Texas: petrolio sgorga dal water di casa
(Copyright Libero.it)
Una scena da film. In Texas una donna ha trovato il petrolio dentro casa. Tornata dal lavoro, Leila Le Tourneau si è accorta che i pavimenti erano coperti da una sostanza nera e vischiosa. Cercando di capire da dove arrivasse, ha scoperto che il liquido sgorgava copioso dal water, dai tubi del bagno e dai lavandini. Gli esperti della "Basa Research", proprietaria di alcuni pozzi nella zona, stanno cercando di scoprire cosa possa essere accaduto. L'ipotesi più accreditata, per ora, è che la casa sia stata costruita su un pozzo dismesso e non perfettamente chiuso.
sabato, febbraio 07, 2004
"Sembra che Gerald Ford avesse un problema di gas intestinali, ma spesso dava la colpa agli agenti dei servizi segreti che gli stavano vicino".
(da "Secret Lives of the U.S. Presidents" di Cormac O’Brien)
venerdì, febbraio 06, 2004
I piccioni seguono strade e semafori
(Copyright "Leggo")
Un gruppo di scienziati di Oxford ha scoperto che i piccioni viaggiatori preferiscono orientarsi seguendo le strade e i semafori, invece che utilizzare il sole. Il tragitto può risultare più lungo, ma anche più facile da seguire e meno stressante da un punto di vista psicologico.
giovedì, febbraio 05, 2004
Mine anti-uomo: un fiore potrebbe rintracciarle
(Copyright Libero.it)
Per rintracciare le mine anti-uomo ci si potrebbe affidare ad un fiore. Si tratta dell'"arabidopsis thaliana", una piccola pianta alta una trentina di centimetri che, con un patrimonio genetico modificato, sarebbe in grado di segnalare la presenza nel terreno delle mine cambiando colore. La scoperta è di una società danese, Aresa Biodetection, proprietaria del brevetto. La piantina dovrebbe essere seminata nelle aree sospette e, dopo un intervallo di circa tre-cinque settimane, segnalerebbe la presenza dell'esplosivo perdendo il suo colore verde per acquisire un rosso vistoso. Il processo sarebbe determinato dal contatto tra le radici della pianta ed il biossido di azoto che viene sprigionato dalle bombe sepolte sotto la terra. I test iniziali, che dovrebbero avvenire nel giro di un paio di anni, saranno effettuati in Bosnia, in Sri Lanka ed in alcuni paesi africani.
mercoledì, febbraio 04, 2004
Protesi
(Copyright "La Stampa")
Tra i concorrenti dell'edizione inglese de "L'isola dei famosi", la siliconata Jordan, in gara nonostante il parere contrario dei medici: le sue protesi sono talmente grandi che la puntura di un insetto potrebbe farle scoppiare. Partecipa anche Johnny Rotten, ex frontman dei "Sex Pistols", che per procurare il cibo ai suoi compagni è stato cosparso di mangime e rinchiuso in un recinto di struzzi.
martedì, febbraio 03, 2004
Moggi, il malato immaginario
(Copyright "La Repubblica")
Drin. Dottor Mura ? Sì, ma dottore no, mi dica. Sono il professor Vecchiet, si ricorda di me ? Caspita, il mundial dell´82, tutti campioni del mondo. Ha la voce stanca, il professore. A cosa debbo il piacere ? Volevo dirle che mi hanno assolto con formula piena in primo grado di giudizio perché il fatto non sussiste, e la richiesta è partita dalla Pubblica accusa. Si ricorda che mi avevano arrestato nel ‘94 ? Mi viene una specie di magone, di fastidio (non me lo ricordavo), anche di rabbia. Dieci anni per arrivare a una sentenza di primo grado. Forse ero all´estero, dico senza crederci molto. Vede, dice lui, la storia era finita anche su molte prime pagine. Ero accusato di aver preso una tangente di 50 milioni, in qualità di componente Cuf, Commissione unica del farmaco presso il ministero della Sanità , per favorire pratiche riguardanti la carnitina. La carnitina me la ricordo, a un certo punto sembrava che l´Italia avesse vinto per la carnitina, non per i gol di Rossi, le parate di Zoff, i guizzi di Conti, le marcature di Gentile, che con i regolamenti di oggi uscirebbe dopo un quarto d´ora (ma questo è un altro discorso). Vecchiet mi sta chiedendo senza chiedere, questo intuisco. Che della sua comprovata innocenza si parli, anche in poche righe, ed è uno spazio che gli dedico non per risarcimento della presunta disonestà sbattuta sulle prime pagine, ma perché è giusto che sia così. Dei due interventi chirurgici e dei cinque by-pass non lo risarcirà nessuno. La salute è una cosa importante e lo sa bene Luciano Moggi che mercoledì mattina in perfetta salute ha intrattenuto a Roma i vip di un nuovo Juventus club e nel pomeriggio non s´è presentato all´Ufficio inchieste perché malato. Di che non è dato sapere, questa è la privacy. Io penso a un malanno di stagione, l´influenza, da diecimila anni sento dire che Moggi ha molta influenza. E´ una malattia intermittente, va e viene. Alla domanda più banale ("come stai ?") Moggi non risponde mai bene, o male, o così così. "Dipende". Dipende, in effetti. In base agli appuntamenti fissati, può patire per il ginocchio della lavandaia (per solidarietà ), il gomito del tennista, la solitudine del manager, i rigori dell´inverno, il polline della primavera, il caldo dell´estate, l´umido dell´autunno. Può avere attacchi di loquacità e crisi di mutismo. Per me, potrebbe anche presentare un certificato medico che lo dichiara prossimo a un parto plurigemellare e il certificato sarebbe accettato. Ma io non sono Moggi (elementare, Watson), né medico, né l´inquirente Pappa. Sono uno spettatore e riepilogo. Il 5 gennaio Moggi dichiara che Stankovic ha firmato due contratti, uno con l´Inter e uno con un'altra società . Si presume sia la Juve, ma fosse anche l´Ancona (difficile, Watson), Moggi lo saprebbe. L´8 gennaio viene aperta un´inchiesta. Il 17 gennaio viene sollecitata la testimonianza di Moggi. Pare che le comunicazioni tra Roma e Torino siano saltate. Collegamenti solo su slitte trainate da renne (Moggi è allergico al pelo di renna) o via auto (Moggi è allergico al fatto che si debba pagare un pedaggio in autostrada). Ci sarebbe anche qualche volo, ma Moggi ha paura di volare (esibito libro-Jong più certificato). Il 28 gennaio, che combinazione, Moggi è a Roma tra i vip e fissa un appuntamento con l´Ufficio inchieste, che salta per motivi di salute del Moggi medesimo. Influenza, ho immaginato e ho scritto. Ma chi può escludere che si sia slogato un mignolo cercando maldestramente di fare il gesto delle corna o che gli sia venuto il singhiozzo dopo un brindisi a base di spumantino ? Vai dai vip e non si sa mai cosa ti danno da bere. Adesso qualcuno dice che Moggi è in un vicolo cieco. Non credo, e comunque in un vicolo cieco Moggi ha sempre un cane-lupo. Stankovic è andato all´Inter. Ho seguito la vicenda sulle agenzie. Ore 12.56 di ieri, Zaccheroni: "Non so nulla di Stankovic". Ore 13,10, Zaccheroni: "Non escludo che Stankovic possa giocare col Siena". Ore 13,15: l´Inter annuncia sul suo sito l´arrivo di Stankovic. Cominciamo bene. Vediamo il seguito. Prima possibilità : Moggi esibisce un contratto firmato da Stankovic in periodo proibito e fa squalificare Stankovic, ma anche il dirigente juventino che ha controfirmato. Possibilità che chiameremo "Muoia Sansone". Seconda possibilità : Moggi esibisce un certificato medico e uno della Santa Sede in cui lo si definisce dedito alle visioni. Se la cava con una squalifica per turbativa di campionato malato (aggravante), ma può cavarsela con una crisi mistica. Terza possibilità : Juve e Inter si sono già accordate, noi vi lasciamo Stankovic e voi ci lasciate Stam. Possibilità che chiameremo "La solita Juve". O, a piacere, "La solita Inter". Nel senso che l´affare lo fa la Juve. Non occorre aspettare i classici diecimila anni, basta qualche mese. Sull´asse Milano-Roma è da segnalare una pagina de "La Padania" di giovedì, in cui si dà atto al "Messaggero" di aver trattato finalmente il Milan con i guanti (servizio su Kakà ). Titolo: "La retromarcia del Messaggero". Occhiello: "Dopo le accuse, è nato un´amore ?". Forse, ma non con l´alingua itagliana. Un amore mai accantonato s´è ravvivato per la Melato, voto 9, vista venerdì in "Madre Courage e i suoi figli". E´ spaventosamente brava e mi ha scucito il cuore. E rispondo alla lettrice M.B. di Livorno. Dice che da un po´ trova pochi voti in rubrica. E´ vero, lo ammetto, tendo a moggeggiare, dipendo dagli umori. La prossima volta darò almeno 12 voti, promesso.
lunedì, febbraio 02, 2004
Gunther von Hagens, l'artista dei corpi plastificati
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Gunther von Hagens, tedesco, 58 anni, è professore di anatomia, nonché artista autoproclamato, ribattezzato dai media "Dottor Morte". Nel 1977 ha messo a punto la "plastination", un metodo di conservazione delle salme che permette di preservare organi e tessuti attraverso un trattamento chimico che prevede di sostituire con plastica l'acqua che compone le cellule. Il processo ha un altro vantaggio, quello di far sì che i cadaveri si possano mantenere in posizioni realistiche: si potranno ammirare così corpi che giocano a basket, a scacchi, a scherma, che vanno a cavallo. Più di 13 milioni di persone hanno visitato le sue controverse mostre, per ora organizzate in Germania, Giappone, Inghilterra, Corea del Sud, Svizzera, Belgio, con un costo dei biglietti fra i 6 e i 12 euro: un giro di denaro non indifferente. "Scopri il mistero sotto la tua pelle", è uno degli slogan dell'itinerante "Body World". Numerose sono stati gli studiosi che hanno criticato l'arte anatomica di von Hagens, accusandolo di mettere in mostra il macabro, aver poco rispetto per la morte e per la dignità umana. Lui risponde anteponendo a tutto la divulgazione scientifica, il merito di aver fatto uscire l'anatomia dagli asettici laboratori e specificando che i corpi sono appartenuti a persone che hanno volontariamente messo a disposizione di medici professionisti il proprio corpo. Lo scoop di qualche giorno fa del tabloid tedesco "Der Spiegel", però, porta alla luce qualcosa che oltrepassa il cattivo gusto. Dietro le quinte delle mostre ci sarebbe un'azienda che conta ben 170 operai impegnati a scuoiare e sezionare cadaveri in stile catena di montaggio. E' la "Von Hagens Plastination Ltd", con sede a Dalian, nella Repubblica popolare cinese. A quanto emerso, l'inventario totale dei corpi, scorte incluse, ammontava in data 12 novembre 2003 a 647 cadaveri di adulti, 3.909 membra tra mani, gambe, piedi, peni e uteri, 182 tra embrioni, feti e neonati. Le ragioni che hanno spinto il "Dottor Morte" a impiantare la sua fabbrica proprio in Cina sono semplici. Dalian, oltre a essere una tra le più belle città turistiche della repubblica, nonché zona molto competitiva dal punto di vista dell'innovazzione tecnologica, conta due penitenziari e un campo di lavoro dove sono rinchiusi e anche giustiziati, oltre a delinquenti comuni, dissidenti, attivisti del Fulan Gong e attivisti per i diritti umani. Il secondo motivo è che proprio in Cina la legislazione sull'utilizzo dei cadaveri è ben più flessibile di quella tedesca. Tra i corpi "importati" ci sarebbero anche quelli di una ragazza e di un ragazzo giustiziati con un colpo di pistola alla nuca. "Repubblica", citando "Der Spiegel", riporta un telegramma di un manager cinese della "Von Hagens Plastination Ltd": "Ci hanno appena fornito due esemplari freschissimi, di prima qualità . Sono così freschi che i loro fegati sono stati venduti per trapianti urgenti: un uomo e una donna, entrambi giovani". L'artista avrebbe ammesso che i suoi collaboratori hanno accettato la consegna, cosa che ha suscitato in lui orrore, tanto che i responsabili sono stati licenziati.
domenica, febbraio 01, 2004
Anche D’Amato truffato da Tanzi
(Copyright "Panorama Economy")
Il disastro Parmalat sta procurando un doppio dolore al presidente di Confindustria, Antonio D’Amato. Al dispiacere istituzionale per la pessima immagine del sistema nazionale delle imprese, si aggiunge un cruccio molto più personale che riguarda il portafoglio. Fra i creditori della multinazionale di Collecchio, infatti, pare ci sia anche la Finseda (leader europeo nel settore della produzione di imballaggi per alimenti), società dove D’Amato ha fatto le sue prime prove di imprenditore e di cui è oggi presidente. L’importo non sarebbe particolarmente elevato, ma nemmeno trascurabile: secondo le indiscrezioni raccolte, il gruppo alimentare fondato da Calisto Tanzi, l’industriale che fino a poche settimane fa era membro del direttivo della Confindustria, dovrebbe a quello di D’Amato una cifra che si aggira intorno ai 2 milioni di euro per la fornitura di imballaggi di cartone utilizzati per il trasporto del latte.
La Guzzanti diceva il vero, illegittima la censura a "Raiot"
(Copyright "L'Unità ")
Archiviare la querela Mediaset contro "Raiot". Lo chiede la Procura di Milano perché, oltre al "diritto alla satira", tutto quello che ha detto la Guzzanti nella prima e ultima puntata del programma ha un "riscontro" nelle sentenze della Corte Costituzionale, nelle memorie dell’Antitrust e nelle cronache dei giornali si può leggere la strenua difesa della legge Gasparri fatta più volte dal presidente Mediaset, Fedele Confalonieri.
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