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mercoledì, dicembre 31, 2003
Saddam, il Signore dei Pidocchi
di Mario Vargas Llosa (Copyright "El Pais")
I tiranni ed i satrapi di solito non pagano per i loro crimini; è uso che muoiano nei propri letti, deificati dall'ossequiosità e il servilismo dei loro adulatori e servi e che il terrore instaurato in vita continui ad avvelenare l'aria dei loro paesi ancora a lungo, come una esalazione tossica dei loro cadaveri, prima che la società che hanno avvilito e corrotto cominci a spezzare l'incantesimo e inizi il vero processo di liberazione. Così sono morti Stalin, Mao, Franco e decine di dittatorucoli asiatici, latinoamericani, africani e centroeuropei, e così morirà senz'altro Fidel Castro, che verrà certamente accompagnato da un corteo funebre di uomini e donne in lacrime, lungo come quello che scortò al cimitero il "Generalissimo" Trujillo. Sono rari sono i casi di un Mussolini o di un Ceaucescu, giustiziati dall'ira del popolo quando ancora erano al potere, o di un Hitler che, piuttosto che cadere in mano agli alleati, ha preferito uccidersi e darsi fuoco con la sua famiglia, in una cerimonia barbara curiosamente simile all'olocausto che nel suo razzismo furibondo ha assassinato sei milioni di ebrei. La norma tra i tiranni di mezza tacca del terzo mondo, è stato ritirarsi dal potere con le tasche piene di milioni, come Mobutu, Perón, Batista, Pérez Jiménez, l'imperatore Bocassa o Baby Doc, nei loro palazzetti europei, nelle loro residenze della Costa Azzurra o nelle isole, a trascorrere una tranquilla vecchiaia, ricordando tra nubi di alcol ed eccessi carnali e viscerali le loro passate malefatte. Per questo il modo in cui è caduto Saddam Hussein nel villaggio di Al Duri, non lontano dalla città di Tikrit dove era nato nel 1937, ha un valore simbolico straordinario. Denunciato da un membro del suo stesso clan, ritrovato in un grotta soffocante, piena di scarafaggi e di topi, dove era più sepolto che nascosto, sporco, vestito come un pezzente e sicuramente maloeodorante, con la barba e i capelli lunghi, e - soprattutto - morto di paura. Appena si è aperto il coperchio del buco che era il suo rifugio e i fasci di luce delle torce dei soldati lo hanno illuminato, è stato udito urlare a squarciagola, in inglese e in arabo, "Non sparate ! Non sparate ! Sono Saddam Hussein e voglio negoziare !". Il freddo assassino di centinaia di migliaia di iracheni, il sanguinario torturatore di kurdi, sciiti, iraniani, kuwaitiani, la canaglia che senza il minimo scrupolo ha lanciato missili contro la popolazione inerme di Tel Aviv e Halabjah ora temeva per la sua vita e chiedeva a coloro che lo avevano catturato di venire risparmiato e che si rispettassero i sui diritti di prigioniero in una società civile. Così è stato fatto, e quindi, poche ore dopo, il mondo intero ha potuto vedere sugli schermi televisivi un medico dell'Esercito degli Stati Uniti che spidocchiava il despota - che si vantava di essere un Nabucodonosor redivivo -, e che esplorava la sua dentatura visto che a quanto pare, il disgraziato si era lamentato per un mal di denti con i suoi detentori. Quando uno dei quattro membri del consiglio di governo iracheno, Mowaflak Al Rubaje (precedentemente rinchiuso nelle prigioni del Baaz e sopravvissuto a selvagge torture), chiamato dai capi della Quarta Divisione di fanteria a identificare Saddam Hussein per verificare che il prigioniero non fosse uno dei sosia dei quali si serviva per depistare possibili tirannicidi, vide in faccia Saddam Hussein e gli disse: "Avevi con te due fucili AK-47 e una pistola quando ti hanno trovato. Perché non ti sei sparato, vigliacco ?", questi riuscì a malapena a balbettare un ingiuria ("Fils de pute !") in francese, come amava fare quando era al potere e qualcosa lo irritava (la sua collera, a quanto pare, era sempre un fuoco d'artificio d'improperi francesizzanti). È un bene che i 25 milioni di iracheni che non sono morti a causa delle crudeltà e follie di Saddam Hussein - solo gli otto anni di guerra scatenata contro l'Iran sono costati all'Irak circa quattrocentomila morti e la sua delirante corsa agli armamenti ha gettato nella miseria la popolazione di un paese che è un mare di petrolio e che potrebbe avere uno dei tenori di vita più alti del pianeta - abbiano visto l'idolo che tanto temevano e che un buon numero di loro adorava, trasformato in un rifiuto spregevole, che abbandona gli ultimi resti della sua dignità, e si afferra disperatamente a quella vita di cui aveva privato senza il minimo scrupolo tanti compatrioti, arrivando nel suo sadismo ad ordinare perfino la fucilazione di bambini appena nati davanti agli occhi dei genitori, in occasione dei castighi preventivi orchestrati dalla Mukhabarat o polizia politica con l'unico obbiettivo di mantenere vivo il terrore collettivo nei confonti del regime. Il difficile non è abbattere un tiranno, anche se ciò può costare a volte a un popolo molta sofferenza e molti anni. Molto più difficile è eclissare quell'aura di autorità e rispettabilità che inevitabilmente genera il potere quando viene esercitato per molti anni e con implacabile durezza da un uomo che la paura e la propaganda ripetuta con insistenza giorno e notte finiscono per trasformare, agli occhi dei cittadini, in un superuomo, in una divinità onnipotente. I grandi tiranni, come Saddam Hussein - o Stalin e Hitler che ha sempre avuto come modelli - arrivano ad infiltrarsi nelle menti dei loro sudditi, e anche delle le loro stesse vittime, fino a privarle della propria sovranità e libero arbitrio, robottizzandole. Quando il tiranno scompare, la cittadinanza rimane stordita, confusa, fa fatica ad agire e a decidere razionalmente della propria condotta civile, dato che ha perso l'abitudine a farlo, abituata com'era al fatto che chi deteneva il potere assoluto decidesse per lei in tutte le questioni essenziali e persino in quelle triviali. Questo è il maggior ostacolo per che una democrazia - che è una questione più di abitudine e di cultura che di funzionamento di certe istituzioni - possa prosperare in una società la cui vita civile è stata a lungo annientata dalla dittatura. Per questo motivo non è un fatto strano che dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la Russia, che ha subito quasi ottant'anni di totalitarismo, sia in un simile stato di libertinaggio e assomigli ogni giorno più a una caricatura della democrazia in mano a una banda di ex funzionari del KGB. Nessun dittatore è rispettabile e sono tutti dei criminali e dei libertini, senza eccezioni. Anche se alcuni salvano la forma più di altri, o rubano di più o di meno, e la lista delle persone da loro assassinate, torturate o fatte sparire è più lunga o più breve. Perché tutti corrompono i loro popoli, creando delle agghiaccianti scale di valori che snaturano la morale più elementare e paralizzano la creatività e la libera iniziativa delle persone, annullando in queste la generosità, il senso critico, l'autonomia di criterio, e promuovono gli istinti peggiori, l'autocensura, l'adulazione, la delazione e quella paura cronica che è origine di tutte le claudicazioni e connivenze. Saddam Hussein è una delle espressioni più abbiette di questa specie repellente. In tutta la sua vita non c'è un solo fatto, gesto, attitudine, che possa dirsi disinteressato, nobile, ispirato da un fine generoso. Le sue uniche referenze sono state, da quando si hanno notizie sulla sua vita, quelle di sicario e pistolero precocemente incallito, ossessionato dal potere, che si è fatto strada attraverso tradimenti e crimini innumerevoli, prima tra le diverse fazioni del partito Baat - in origine nazionalista, laico e panarabista - e poi nel suo proprio paese fino ad ottenere un potere assoluto esercitato con una ferocia che fa girare la testa. Alla fine, accecato da un'arroganza che gli faceva credere di essere immortale, ha commesso l'errore politico più grave della sua carriera, l'invasione del Kuwait, l'inizio della fine della sua macabra odissea. Nato in una famiglia modesta, ma con molti legami tribali nella regione di Tikrit, si sa molto poco della sua giovinezza, anche se vari dei suoi biografi assicurano che fin da adolescente partecipò a rapine ed a attività delittuose per le quali fu schedato dalla polizia in alcuni registri che, più tardi, una volta al potere, si è preoccupato di far sparire. La sua prima azione politica conosciuta è la sua partecipazione al tentativo fallito di assassinare, nel 1959, il primo ministro Abdul Karim Qassim. Saddam Hussein rimase ferito nell'assalto al palazzo e andò a nascondersi nei pressi di Tikrit, in una fattoria non lontana dal villaggio di Al Duri, dove è stato catturato sabato 13 dicembre 2003. Da lì attraversò il fiume Tigri a nuoto e si rifugiò in Siria, dove conobbe Miguel Aflak, un cristiano damasceno fondatore del Baat, che gli inculcò il paradossale culto simultaneo di Stalin e Hitler. Nei suoi anni di esilio, in Siria e in Egitto, ha frequentato le aule di una Facoltà di Legge, ma senza conseguire la laurea. È sempre stato un uomo incolto e quando raggiunse il potere scatenò fin dall'inizio una vera e propria caccia agli intellettuali, per i quali ha sempre sentito la tipica diffidenza e l'odio dell'analfabeta funzionale che era. In seguito a ciò, tutto il Medio Oriente si sarebbe riempito di artisti, scrittori, professori e scienziati iracheni in esilio. La scalata di Saddam Houssein all'interno del partito Baat è stata per lungo tempo invisibile, ma estremamente efficace. Questo perché si è dedicato alle attività disciplinari e allo spionaggio interno, in altre parole si è occupato di tessere reti di informatori e di delatori, di aggressioni, torture e assassini perpetrati contro avversari o contro fazioni rivali degli stessi Baazisti. Quando nel 1968 avviene il colpo di stato che ha portato al potere il Baat in Irak, Saddam Hussein occupa, all'apparenza, un'oscura vicepresidenza, ma come capo della polizia politica e della sicurezza il suo potere è illimitato. Negli undici anni che passano fino ad assumere direttamente il potere nel 1979 assassina una ventina di dirigenti Baatisti che concorrevano con lui per la direzione del partito. Appena un anno dopo, lancia l'offensiva militare contro l'Iran, nella quale farà uso di gas tossici contro popolazioni civili, e che porterà alla morte di circa un milione di persone fra i due contendenti. Agli iracheni che cercano di disertare il servizio militare vengono mozzate le orecchie. Lo stesso anno in cui si firma la pace scoppia una ribellione kurda, che Saddam reprime con una carneficina generalizzata, utilizzando anche armi chimiche, e privando delle proprie radici intere popolazioni del Kurdistan iracheno per rimpiazzarle con arabi sunniti. Nel 1990 invade il Kuwait, dove le sue truppe rimarranno cinque mesi fino a che la coalizione dei paesi con a capo gli Stati Uniti metterà fine all'occupazione. Da allora fino alla sua defenestrazione, Saddam non farà altro che sopravvivere, ma tuttavia, senza ridurre - o al contrario esasperando ogni giorno di più - la brutalità repressiva, in funzione di una mania di persecuzione che lo ha portato a commettere numerosi assassinii collettivi di centinaia e migliaia di persone per scoraggiare cospirazioni che nella maggior parte dei casi esistevano solo nella sua immaginazione. Che Saddam Hussein venga giudicato nel suo proprio paese e da giudici iracheni, sotto una vigilanza internazionale che garantisca la chiarezza del procedimento, o dal Tribunale Internazionale che sta giudicando Milosevic, non ha molta importanza in realtà. La cosa importante è che il popolo iracheno, e tutti i popoli che ancora subiscono delle dittature vedano, nelle sedute di questo giudizio, quanto poco sono e valgono quelle immondizie umane dalle quali si sono lasciate o si lasciano ancora maltrattare, derubare, assassinare, violentare e umiliare, e quanto è stato assurdo e immorale permettergli di prendere il potere e di esercitarlo in quel modo esorbitante e totale. E quanto sarebbe stato facile, all'inizio, tagliargli la strada e defenestrarli, risparmiando così tanto dolore, tanta miseria e tanto sangue. Speriamo che l'immagine televisiva del Signore dei Pidocchi aleggi per lungo tempo nelle coscienze degli ingenui che ancora credono che gli uomini forti e provvidenziali siano la soluzione.
martedì, dicembre 30, 2003
Già clonato Windows 2005
(Copyright "Il Corriere della Sera")
La versione "alfa" di Windows 2005, nome in codice "Longhorn", è stata clonata e viene venduta sui banchi del mercatino di Johor Bahru, città della Malaysia non lontano da Singapore. Il cd taroccato costa appena 6 ringgit, poco più di 1 euro. Autrice dell'affare sarebbe una fantomatica organizzazione criminale. Inoltre da qualche tempo alcune versioni "alfa", dalla numero 3683 alla 4051 (quella distribuita a 7.000 beta-tester), del nuovo sistema operativo sono scaricabili attraverso i principali programmi peer-to-peer come Winmx e Kazaa.
lunedì, dicembre 29, 2003
"Quanto a me, penso che allorchè la religione cristiana scopre questo principio - che la natura degli uomini è corrotta e decaduta da Dio - ci apre gli occhi per vedere il carattere di tale verità in tutto, perchè la natura reca dappertutto l'impronta di un Dio perduto, sia dentro che all'esterno dell'uomo, e una corrotta origine".
Blaise Pascal
domenica, dicembre 28, 2003
Guatemala: ucciso il prete dei diritti umani
(Copyright Vita.it)
Il sacerdote cattolico guatemalteco Josè Maria Ruiz Furlan, che nei mesi scorsi aveva duramente attaccato il governo di destra del presidente Alfonso Portillo per le ripetute violazioni di diritti umani nel paese centroamericano, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco a pochi metri dalla sua parrocchia. Il prete, chiamato dai suoi fedeli affettuosamente "padre Chemita", è stato ucciso con quattro colpi di pistola alla testa, secondo quanto rivelato da un portavoce della polizia. Il sacerdote criticò all'inizio degli anni Novanta, in piena guerra civile (1960-1996), il Vaticano per la sua scelta di non condannare pubblicamente i massacri della popolazione civile compiuti dall'esercito e dalle bande di paramilitari create dal governo per combattere la guerriglia marxista.
sabato, dicembre 27, 2003
Africa: WWF, più avorio illegale che elefanti
(Copyright Vita.it)
"C'è più avorio illegale che elefanti nei paesi dell'Africa Orientale che vendono le zanne di questi mammiferi". Lo denuncia un nuovo rapporto di TRAFFIC (Trade Record Analysis of Fauna and Flora in Commerce) e WWF. Ad alimentare il commercio è soprattutto la domanda dei turisti e degli uomini d'affari (in alcuni casi persino i diplomatici) di Stati Uniti, Cina, Italia, Giappone e Corea. Oltre 4.000 kg. di avorio sono stati trovati in nove città tra la Nigeria, la Costa d'Avorio e il Senegal: si tratta dell'equivalente di oltre 760 elefanti. Ma in quella zona, secondo i dati recenti dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), ne esistono al massino 543 esemplari.
venerdì, dicembre 26, 2003
E' sintetico ed economico il vaccino per l'infanzia prodotto a Cuba
(Copyright Mybestlife.com)
I ricercatori cubani hanno sviluppato il primo vaccino sintetico (a basso costo) per immunizzare i bimbi dei paesi più poveri contro un agente che causa polmonite e meningite: l'Haemophilus influenzae di tipo B.
Stangata
(Copyright Alcatraz.it)
Joe Horn, giocatore di football americano dei New Orleans Saints, durante un recente incontro ha segnato un importante touch down e ha festeggiato l'evento telefonando, da bordo campo, alla madre. A causa di questo tenero gesto l'amorevole atleta e' stato condannato a pagare 30.000 dollari di multa.
giovedì, dicembre 25, 2003
La multa sul bus con la penna Bluetooth
(Copyright Portel.it)
Il controllore sale sull'autobus, trova un utente senza biglietto, scrive la contravvenzione e la invia con una penna digitale al centro di controllo. Accadrà da gennaio sui mezzi della Cotral, una delle più grandi aziende italiane di trasporto pubblico, grazie al sistema "Pen & Paper" studiato da Tim.
mercoledì, dicembre 24, 2003
Tenta una rapina in banca e rimane incastrato in un tombino
(Copyright Libero.it)
Aveva organizzato con grande cura una rapina ai danni di una banca, ma non aveva previsto di rimanere incastrato in un tombino. Così un uomo di origine polacca ha visto svanire a Roma il suo sogno di diventare ricco ed è stato costretto a chiedere aiuto ai passanti. A portarlo in salvo è stato un solerte poliziotto accorso sul posto dopo aver ricevuto diverse segnalazioni.
Concerto di Natale in Vaticano: Lauryn Hill accusa
(Copyright Videomusica.it)
Tutto sembrava andare avanti secondo il copione. L’ormai tradizionale concerto di Natale in Vaticano si era aperto con l’Adeste Fidelis cantata da Alessandro Safina e Randy Crawford. Le alte cariche ecclesiastiche insieme ad un pubblico scelto seguivano con sobrietà l’evento con cui la chiesa si è ormai da undici anni avvicinata in maniera "istituzionale" alla musica "pop". Il programma era ben calibrato. Oltre a Lauryn Hill avrebbero partecipato Solomon Burke, Khaled (unico musicista di religione islamica), Gianni Morandi, Alina (la tredicenne lanciata dall’ultimo Festival di Sanremo), Sergio Cammariere e la polacca Natalia Kukulska. Ma Lauryn Hill, secondo i rappresentanti del clero (chiamati esplicitamente in causa), ha rovinato tutto. Cosa ha detto l'artista americana prima di cantare le sue canzoni ?
Questo, in sintesi, il testo che ha letto: "Voglio parlarvi non come rappresentante di un movimento religioso, ma a titolo personale. Non ho accettato di partecipare per celebrare come voi la nascita di Cristo, ma per chiedervi perché non siete in lutto a causa della sua morte dentro questo luogo. Dio è stato testimone degli abusi e della corruzione del clero. Non esiste alcuna spiegazione accettabile con cui difendere la chiesa. Chiedete le vostre benedizioni a Dio e non agli uomini, invocate Dio e non gli uomini, pregate Dio e non gli uomini. Qualcuno di voi potrebbe sentirsi offeso dalle mie parole, me ne rendo conto. Ma che dire di quelle famiglie che sono state tradite dalle persone in cui credevano ? E che dire a quei bambini violentati nel corpo e nella mente ?".
Ricordiamo che sono 540 le vittime di abusi sessuali che negli ultimi vent’anni sono state accertate all’interno della sola diocesi di Boston.
Obiezione di coscienza
(Copyright "Haaretz")
Tredici riservisti dell'esercito israeliano hanno scritto una lettera al primo ministro Ariel Sharon in cui rifiutano di prestare servizio in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. I soldati hanno denunciato "la politica di oppressione e la violazione dei diritti umani di milioni di palestinesi".
martedì, dicembre 23, 2003
Cina: due ergastoli per maxiorgia con giapponesi
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Due ergastoli e condanne tra due e quindici anni di carcere per dodici persone. Si è concluso con una dura sentenza il processo per una megaorgia che per la durata di due giorni ha visto coinvolti 380 turisti giapponesi e non meno di 500 prostitute cinesi nel centro congressi a cinque stelle di Zhuhai, nel sud della Cina.
Scoperti 5.700 evasori totali
(Copyright ANSA)
La lotta al "sommerso d'azienda" è stata una delle priorità dell'attività della Guardia di Finanza nel 2003. Ha consentito di individuare 5.700 evasori totali e di portare alla luce oltre 3.100 milioni di Euro di base imponibile per recuperarli alla tassazione.
lunedì, dicembre 22, 2003
La farmacia bianconera
(Copyright "La Repubblica")
La sentenza si avvicina e al processo per il presunto doping alla Juve volano le scintille. L´avvocato Luigi Chiappero "denuncia" il pm Guariniello con due esposti al CSM per un´intervista (peraltro smentita) a "Le Monde". Guariniello entra in aula sottobraccio al procuratore capo Marcello Maddalena, venuto a testimoniare solidarietà al collega attaccato. Doveva essere il gran giorno di Zidane, citato come teste insieme a otto ex compagni, ma il campione francese ha chiesto un rinvio al 12 gennaio. Come pure Pippo Inzaghi. In sette, dunque, davanti al giudice Casalbore: Baggio, Ravanelli, Peruzzi, Amoruso, Lombardo, Montero e Ferrara. Cinque ore di conferme e sorprese, amnesie e colpi di scena, rivelazioni e scene mute. Imbarazzante quella di Paolo Montero, che rifiuta di rispondere perché "non voglio la gente e le telecamere". Pretende addirittura un processo a porte chiuse. Il giudice obietta che non si può e, in vena di bontà, non lo incrimina subito per reticenza, rinviando anche lui a gennaio. Gli altri, chi più chi meno, parlano. Alla fine, Chiappero dice che "non sono emerse novità, nessuna sostanza proibita, questo ormai sembra un convegno scientifico". Ma i pm Guariniello, Colace e Quaglino sembrano più soddisfatti del solito. Il motivo sta in alcuni "assist" offerti all´accusa, più o meno volontariamente, dai calciatori interrogati. Il più chiacchierone è Ravanelli. Prendeva il Liposom Forte, uno psicofarmaco che figura fra le sostanze doping. Versione del dottor Agricola: "Ricordo benissimo: Ravanelli era stressato, gli era nato un bambino, non dormiva la notte, dovetti curarlo". Ieri il giocatore è caduto dalle nuvole: "Stressato io ? Problemi psicologici ? Mai avuti. In famiglia è sempre filato tutto liscio". "Il Liposom - incalza il pm - è contro le turbe cerebrali: lei ne ha mai sofferto ?". Ravanelli trasecola: "Per l´amor di Dio !". Resta da capire perché mai giocatori sani venissero trattati con antidepressivi (Samyr) o miocardiotopici (Neoton). "I medici dicevano che erano integratori, disintossicanti per la fatica", è la risposta di tutti. Idem per gli anti-infiammatori: secondo l´accusa, servivano a far giocare calciatori infortunati che avrebbero dovuto fermarsi. Ieri, varie conferme: due, anche tre pastiglie di Voltaren subito prima della partita per eliminare il dolore, ma non la patologia. "Mi trascinai un´infiammazione al tendine di Achille per un´intera stagione", ricorda Ravanelli, "poi dovetti operarmi". "Ma è così anche in Inghilterra ?", chiede sconsolato Casalbore a Lombardo. Che risponde: "No, in Inghilterra non si prende niente". Molti accampano la scusa del "superlavoro delle tre partite settimanali". Ma nemmeno questo è vero: l´8 gennaio del 1995 Ferrara dichiara di avere assunto due integratori, più il Voltaren e il Neoton: non giocava dal 18 dicembre 1994. Poi c´è il giallo delle cartelle scomparse. Ferrara conferma le rivelazioni del 1998 a Guariniello: "La settimana scorsa ho visto la mia cartella clinica presso il dottor Agricola: cita anche un esame ormonale fatto a mia insaputa in Nazionale per scoprire eventuali trattamenti con anabolizzanti". I risultati di quei test sono scomparsi. Ma, soprattutto, quella cartella è misteriosamente sfuggita alle perquisizioni nelle sedi della Juve. La creatina è un tema libero. "Fra noi di queste cose non si parla", dice Amoruso ad un giudice sempre più scettico. "E di che parlate, allora ? Di soldi ?". Giraudo interviene: "Questo è sicuro !". Baggio la creatina non sa neppure cosa sia ("sono allergico anche all´aspirina"). Ravanelli parla di "6-8 grammi al giorno" e rivela che smise subito di assumerla perché "ingrassai di tre chili in due settimane, come il 90% dei compagni". Ma di quei compagni non fa neppure un nome. E nessuno di quelli ricorda nulla. Salvo Vialli. Nella fornitissima farmacia bianconera c'era di tutto. Salvo i farmaci per la memoria.
Arte mammaria
(Copyright Libero.it)
Per dipingere basta poco: qualche pennello, una tavolozza di colori e un buon numero di tele. Un po' più complicato dare sfogo alla propria creatività. C'è chi ci riesce solo tra le mura del suo studio in completa solitudine o chi unicamente in alcune particolari ore della giornata. Diverse anche le tecniche usate. Non manca chi preferisce adoperare la bocca e chi invece per realizzare le proprie opere utilizza i piedi. Non sempre, però, tale scelta è dettata da esigenze artistiche. La lista delle stranezze non finisce comunque qui. Angel Tolentino, ad esempio, pittrice conosciuta soprattutto dai cybernavigatori incalliti, passerà alla storia per aver preferito al pennello nientemeno che il suo seno. I suoi quadri, in vendita on-line, potrebbero essere infatti attribuiti alla mano di un bambino: infantile sia il tratto che i soggetti scelti. Difficile capire se le sue creazioni siano tali per semplice mancanza d'estro o, ahimè, per colpa di un petto poco sodo e tonico. Sul suo sito si legge solo che l'idea le venne quando vide sua sorella usare delle spugne per colorare una tela di canapa. "L'ispirazione mi colpì. Così ho comprato vernici non tossiche e ho iniziato a sperimentare questo metodo". La risposta alle nostre domande potrebbe trovarsi nella decisione di destinare la metà dei suoi guadagni alla ricerca contro il tumore al seno. Quale idea migliore di usare il proprio corpo per combattere il cancro alla mammella ?
domenica, dicembre 21, 2003
Un passo in avanti
(Copyright "The Miami Herald")
I media internazionali l'hanno quasi completamente ignorata, ma l'approvazione della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione è un grande successo del diritto internazionale. L'hanno firmata 94 paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. L'innovazione più importante è quella che permetterà alle vittime dei raggiri finanziari di recuperare dalle banche straniere i fondi sottratti.
Intimidazioni
(Copyright "Mail Guardian")
Molti testimoni del genocidio ruandese del 1994 subiscono continue minacce e ricatti. Alcuni di loro sono stati uccisi per evitare che depongano nei processi. È la denuncia di "Ibuka", un'organizzazione che da anni indaga sul massacro.
sabato, dicembre 20, 2003
Sale in cattedra il papà del Gabibbo
(Copyright "La Stampa")
Bonolis ? "Un tirapacchi. Giurava: non mi sovrapporrò mai con il vostro orario". Le telegiornaliste ? "Adoratrici del tempio del falso, più interessate a sedurre che a informare". Sabina Guzzanti ? "La censura se l’è andata a cercare. Le voglio bene, ma è evidente: non c’è niente di meglio che possa capitare a un comico. E’ diventata il nuovo guru dei girotondi. Del resto, gli artisti sono artisti, è giusto che sfruttino fino in fondo la loro voglia di esibirsi. Pensiamo a Luttazzi: prima della censura parlava solo di maialate cui appiccicava 4 minuti su Berlusconi. Da allora ai suoi spettacoli il pubblico è passato da 300 a 5 mila persone. Tutto giusto, ma l’importante è ricordarsi che gli artisti sono Vanna Marchi, gente di spettacolo". Antonio Ricci, il creatore di "Striscia la notizia", tiene lezione all’Università di Torino. Torrenziale, divertente, tagliente com’è suo costume, si fa serio solo sulla legge Gasparri: "E’ un bene che sia tornata alle Camere, perché così potrà essere approfondita. Più sarà garantita la pluralità, più sarà una legge giusta". Facoltà di Lettere, aula magna del corso di laurea in Scienze delle Comunicazioni. Ressa di studenti, in cattedra con Ricci i giornalisti de "La Stampa" Alberto Sinigaglia e Nico Orengo. Al grido di "La tivù è come l’Aids, se la conosci non ti uccide", Ricci taglia colletti, svela retroscena, lancia strali. Quasi sempre contro i giornalisti. Prima di tutto, spiega agli studenti che "il giornalismo si trasmette con il DNA. Al Tg5 ci sono i figli di Geronzi, Scalfari e Gervaso. E poi ci sono i figli nascosti, dai cognomi mascherati: come Ricci, che non è parente mia ma di Buttiglione. Lo stesso alla Rai: al Tg3 lavorano la figlia di Curzi e di Berlinguer, e così via. Il giornalismo è un fatto genetico. Se non siete figli delle persone giuste, per voi non c’è speranza". Mostra agli studenti immagini dei tg: bambini "pagati per tenere un fucile tra le mani" o "per dare finti calci alle vittime spagnole in Iraq". Individuato nel tg "il momento più dannoso della tivù, che pretende di essere seria e credibile ed è invece al massimo della falsità e della demistificazione", "Striscia la notizia" è uno show in cui "l’editorialista più importante è un pupazzo, e gli inviati sono avanzi di umanità spettacolare, cabarettisti falliti: gente con gravi problemi di congiuntivi come Staffelli, ex attori pornosoft come Ghione. Personaggi debolissimi che diventano credibili perché portano avanti inchieste che i telegiornali non fanno: sono più seri i pagliacci dei tg, è più serio un varietà con le ballerine. Le telegiornaliste sono scelte per la bellezza, sono più interessate a sedurre il pubblico che alla verità. Lilli Gruber è una soubrette ? Dunque noi dobbiamo avere le veline, che almeno sono sincere nel mostrarsi per ciò che sono". E via con un torrente di vetriolo. "Ricordo con dolore Bianca Berlinguer mettere in dubbio una trasmissione perché non aveva il suo truccatore". In questo quadro "anche il tapiro svela la verità, il vero carattere di certi personaggi. Pensate a Del Noce. O a Benigni, che abbozza davanti alle telecamere, ma poi subito butta il tapiro nel cestino. Non si riesce mai a far del male a una persona quanto riesca a farsene da sola". Le domande degli studenti fioccano: "Meglio la Rai o Mediaset ?". "Mediaset per ora è più libera, perché dominata da regole dell’audience, anziché dai politici". E Berlusconi ? "Abbiamo mostrato ad esempio Mimum che gli aggiungeva pubblico in una sala semivuota. Ma non daremo mai più tapiri né a lui né a Rutelli, perché riescono a trasformare anche quel momento in uno spottone". "Comunque Berlusconi soffre di più se lo si mostra con la pancia o gli si dice che è pelato, che se gli si dà del mafioso. E’ una vita che cerca di far vedere che ha i capelli e ha uno stacco di coscia come Naomi Campbell". "Perché si fa poco giornalismo di inchiesta ?". "Perché porta rogne. Attaccare i politici no, anzi rende amici i nemici dell’aggredito. Ma prendersela con le banche e le aziende è terribile. Se attacchi Telecom, puoi morire. Abbiamo avuto denunce terrificanti. Senza contare che, con la pubblicità sui giornali, le aziende ne comprano il silenzio. M’ha fatto causa pure quel libertario di Vattimo. In primo grado m’hanno condannato a dargli dei soldi. Non glieli darò mai, piuttosto brucio".
Tratto da "Elogio della masturbazione"
(Copyright "Il melangolo")
"Per la maggior parte di noi la masturbazione, solitaria o a due, è la pratica sessuale più diffusa; per la maggior parte di noi è stata la prima esperienza sessuale; per la maggioranza, infine, essa è garante dell'equilibrio personale e della pienezza della vita di coppia; per tutti è certamente l'elemento fondamentale della sessualità, indispensabile alla sua maturazione, alla sua piena realizzazione e alla sua durata nel tempo. Essa rimane, tuttavia, il tabù più solido della morale sessuale occidentale. Sono passati gli anni, la tempesta si è calmata e la masturbazione ha ormai diritto di cittadinanza, eppure non è stata ancora sufficientemente prosciolta dalle accuse, ed è quindi necessario riaffermare con grande chiarezza che oggi ogni interdetto è tolto: è lecito, normale, bello, buono, gradevole, conveniente, semplice, eccellente, decente, lodevole, meritorio, utile, dilettoso, frequente, abituale, ordinario, comprensibile, eccitante, appetitoso, attraente, avvincente, ricreativo, interessante, stimolante, corroborante, appassionante, tonico, fortificante, vivificante, esaltante, conturbante, inebriante, voluttuoso, legittimo, ragionevole, difendibile, scusabile, permesso, legale, autorizzato, leale, retto, valido, giustificato, corretto, giusto, onesto, educato, naturale....masturbarsi, che si sia uomo o che si sia donna, e soprattutto se si è donna, perché troppo spesso ancora le donne e le ragazze - cosa rarissima fra gli uomini - non osano abbandonarsi all'autoerotismo, quando ciò farebbe loro un gran bene. Il grande dramma della masturbazione viene dal fatto che non se ne parla. Non si tratta naturalmente di parlare di sé, di confessare le proprie pratiche intime - l'inquisizione è finita -, ma di consentire che si parli della masturbazione, della sua natura, delle sue funzioni, del suo ruolo nella vita personale e in quella della coppia. Come per tutto ciò che attiene al sesso, se non se ne parla è in omaggio al suo preteso carattere "naturale". Ed è sempre per questo motivo che non c'è - o c'è così poca - educazione alla sessualità: perché mai mettersi a imparare quel che viene considerato naturale ? La conoscenza della sessualità umana è, a conti fatti, piuttosto recente, e si è evoluta in modo profondo soprattutto negli ultimi decenni. In materia di autoerotismo e masturbazione le opinioni dei grandi pionieri della sessualità - Ellis, Freud, Kinsey, Masters e Johnson, Shere Hite - sono state dapprima esitanti, poi riservate, visto il silenzio della psicoanalisi su questo argomento, ma oggi emerge un'opinione chiara e coerente di tutti i praticanti della sessuologia".
Philippe Brenot - "Elogio della masturbazione" - 112 pagine - Ed. Il melangolo
venerdì, dicembre 19, 2003
Gran Bretagna: romanzi d'amore per rendere piu' solida l'autostrada
(Copyright ANSA)
Milioni di copie di romanzi d'amore destinate al macero sono state usate per rendere più solido l'asfalto di un tratto autostradale. I libri sono stati trattati con una colla speciale e aggiunti alla mistura di catrame con cui e' stata ricoperta la strada.
giovedì, dicembre 18, 2003
Annona la puzzona
(Copyright "Prima Comunicazione")
Suonano le cornamuse, s'imbellettano le vetrine, si tirano fuori le palle (quelle colorate per l'albero), le mamme comprano balocchi e profumi, c’è chi dalle stelle scende al Four Season e chi invece si becca una grotta al freddo e al gelo come un Bingo Bongo qualunque. Insomma, siamo a Natale. Ma la meglio gioventù del giornalismo nostrano non demorde e non si stanca mai di cazzeggiare. Chi finisce sotto inchiesta, chi sotto stress, chi sotto tiratura, chi finisce e basta perché di lui se ne parla sempre meno e poi non se ne parla più, e niente uccide in questo mestiere più dell'oblio e del telefonino muto per ore e ore che uno pensa: che succede, è così che si muore ? Poi dice che uno si butta a fare il bancario. Ma che gli manca alla nostra Anna La Rosa per essere felice ? Annona, testimonial dell'abbondanza amorevole e amorosa, Annona la quarta misura, Annona dal fianco generoso e dalla coscia languida, Annona taglia forte, ma che dico forte, fortissima, bonazza del video e del salotto della politica, Annona che ogni estate dalla Sardegna ci regala feste e bignè, galà notturni e paparazzate, buone frequentazioni e malinconici fidanzamenti, Annona dagli occhi che invitano a sognare rotonde sul mare, scogliere di luna e amorazzi da prime strizzate e ultima spiaggia. Ma che le manca a una così per essere felice ? Il Berlusca, dopo anni di attenzioni, inviti, interviste, corteggiamenti, domande in punta di lingua (e che lingua, amici miei, che lingua e che languori, che pasticcini alla crema, che cannoli, che castagne al cioccolato e al maraschino, credetemi ce ne sono stati di picciotti calabresi che hanno perso testa e ragione per la loro più famosa compaesana televisiva), insomma il Berlusca finalmente la nomina direttora tra squilli di trombe e festeggiamenti vari, e inutilmente gli invidiosi subito hanno insinuato che in Rai sono molti i giornalisti brocchi nominati direttori e ancora più numerosi i cavalli fatti senatori, e uno di questi è stato messo addirittura a guardia dell'azienda tra gli imbarazzati bambù del trafficatissimo viale Mazzini. Lingue biforcute, chiacchiere inutili di perdigiorno, la calunnia è un venticello, inutile e inutilmente cattivo il commento sulla di lei abilità professionale, stupidi i rilievi sullo share (che non è un nuovo tipo di collant) della suddetta neodirettora, tutte dagospiate, tutte gelosie di bottega, perché lei, Anna dei miracoli catodici, raggiunto finalmente l'agognato status di direttore, se ne dovrebbe stare tranquilla e godersela, pora stella, dopo tante fatiche e patimenti d'animo. E invece no. E invece che ti va a combinare l'Annuzza con quegli occhi che invitano al malefizio e alla stregoneria d'amore ? Va a finire, dritta dritta, toma toma, cacchia cacchia, nell'inchiesta di 76 vip (o vips, come si dirà nel bel mondo ?) partita da Potenza per opera di un giudice con un nome che voi direte subito: è uno pseudonimo, e invece è vero in tutte e tre le parole che lo compongono: Henry John Woodcock, un uomo vero, che basta guardare la foto pubblicata dai giornali per rendersene conto: capelli al vento, casco sotto il braccio, negligentemente seduto su una moto Chopper come Peter Fonda in "Easy Rider", che subito uno sfigato come me pensa: questo qui adesso acchiappa con il braccio libero l'Annona nostra e se la mette seduta dietro, e lei, rapita e vogliosa come la pubblicità della gomma da masticare e del cammello, lo stringe al portentoso seno e chiude gli occhi pregustando tutto il sesso a seguire mentre Henry John mette il casco, mette in moto, mette l'anima sua per portarsi l'Annuzza lontano da tutti e finalmente soli fare tutte quelle porcherie che noi da molto tempo vorremmo fare con lei ma non abbiamo mai avuto il coraggio non dico di fare, non dico di chiedere, ma nemmeno di pensare. Alt, qui finisce il sogno, perché invece Henry John se ne fotte di una strafiga come Annuska, e la sbatte in quell'odioso elenco di 76 vip (vips ?) accusati di (tenetevi forte) associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbata libertà degli incanti (che non sono quelli romantici da noi sognati tra Henry John e Annuzzina), estorsione, millantato credito, favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio. Minchia, signor tenente! E insieme a lei, finiscono indagati il Gaucci proprietario del Perugia, Tony Renis, che già s'era beccato battutacce sulla sua promiscuità con noti mafiosi americani (come se fosse un reato, e allora noi in Italia che dovremmo fare, autoconsegnarci in galera tutti quanti ?), Flavio Briatore, compagno di foto rubate ogni estate insieme alla suddetta La Rosa con la quale, signor maresciallo, più volte fu visto uscire da turbolenti locali notturni e in particolare il già succitato "Billionaire", e salire su macchinazze lunghe lunghe ma a soli due posti che ancora io e il qui sotto co-firmatario brigadiere Martinello Domenico fu Francesco non abbiamo capito a che cazzo (con rispetto parlando) serve tutta quella macchina per far salire solo due indagati, mi scuso signor maresciallo, due persone sole, ma capisco che questo non rientra nella già nominata indagine soprannominata Cleopatra. Anzi no, Cleopatra è un'altra, quella riguarda il senatore Colombo che a 83 anni pippa cocaina (alla faccia 'ru cazz'), riguarda Serena Grandi che pippa e basta, e riguarda un sacco di altra bella gente, mentre noi due sopracitati brigadieri qui stiamo scrivendo verbale in data 2 dicembre dell'anno 2003 per l'indagine chiamata Woodstock, dal (quasi) nome del piemme che la conduce, e insieme ai suindicati indagati riteniamo segnalare anche alla di lei presenza le presenze, in qualità di persone indagate dei fatti, di Marzano Ernesto, fratello del ministro in carica, Gianni Pilo, che si è autodefinito sondaggista e sul quale stiamo ancora indagando per capire bene che cazzo di mestiere faccia e comunque il Pilo ha una faccia sospetta, con rispetto parlando signor maresciallo, D'Antoni Sergio e Marini Franco, già noti a codesta stazione di carabinieri come sindacalisti fino dagli anni Settanta, quelli di piombo e sui quali (anni) ancora si sta indagando da parte di varie procure d'Italia, e ancora Umberto Vattani, di professione ambasciatore e attualmente ricercato all'estero, e in certi giorni anche all'interno: firmato Russo Caputo Nicola di Beniamino detto Mino e Martinello Domenico fu Francesco, entrambi brigadieri, il primo scelto (scelto nel senso di brigadiere scelto, non che qualcuno l'ha scelto, insomma lei ha capito signor maresciallo, e basta che ha capito lei perché noi due con tutti questi vip [vips] ci siamo un po' confusi la testa). Seguono le due firme. E seguono anche le smentite risentite dei vip (vips) indagati e dei loro avvocati, che poi sono i soliti tre-quattro avvocati che in questi anni si sono fatti d'oro, beati loro. E tutti, indagati e avvocati, a far notare che il gip (il giudice per le indagini preliminari) ha respinto tutte le ordinanze di custodia cautelare in carcere per 21 indagati e gli arresti domiciliari per altri 26, tra cui la nostra Annuzzona, e insomma, dicono gli avvocati, se il gip ha respinto tutte le richieste del piemme sui vip (vips), non è forse il segno che il gip crede ai vip (vips) e tra i vips (vip) e il gip è tutto ok, mentre tra i vips (vip) e il pm (piemme) non è ok tranne che per il gip a tutela dei vip (vips) ? Tranquilla Annuzza, in mezzo a questa confusione tutto si risolverà per il meglio, e potrai dare una festona grandona grandona come fosse il tuo compleanno e verranno tutti a complimentarsi con te, ma tutti proprio tutti, giornalisti, politici, affaristi, palazzinari, cardinali, puttanoni, salottieri, finanzieri (stai serena, non quelli della Guardia di Finanza), banchieri, veline, ministri ed ex presidenti del consiglio. Sì, anche lui Annuzzona mia, anche lui verrà: il senatore a vita Emilio Colombo al braccio di Serena Grandi, anche loro completamente scagionati, come è giusto che sia, puliti e bianchi. Bianchi come la neve. Spieghiamoci bene, che non si sa mai: neve nel senso di quella di Natale, perché siamo a un passo dalle Feste. Buon Natale.
In Francia vino avanzato in regalo
(Copyright ANSA)
Da oggi anche i guidatori più rispettosi delle regole avranno la possibilità di ordinare il loro amato vinello senza paura di sprecarlo. Chi prende una bottiglia la potrà poi portare a casa. L'iniziativa riguarda oltre cinquecento alberghi e trattorie che richiuderanno in un sacchettino-regalo il vino avanzato dai loro clienti. In Francia nell'ultimo anno c'e' stato un calo del consumo di liquori al ristorante del 15-20% dovuto proprio alla paura di superare il tasso alcolico consentito dal codice stradale.
mercoledì, dicembre 17, 2003
Poveri lavoratori
di Massimo Gramellini (Copyright "La Stampa")
Nel silenzio assordante della politica, giustamente impegnata a salvare i Mille di Emilio Fede, l'Annuario 2003 dell'Istat ha fornito ieri un dato da allarme rosso. Crescono gli occupati (+315.000) ma non la distribuzione della ricchezza. Quasi 4 famiglie su 10 dichiarano di star peggio di un anno fa. Salta il nesso, che pareva scontato, fra lavoro e benessere. Il posto sicuro non rappresenta più una garanzia di sopravvivenza dignitosa e al trauma di chi lo ha perso, o lo cerca senza trovarlo, si aggiunge adesso quello di chi uno stipendio ce l'ha, ma troppo basso per consentirgli di conservare il tenore di vita a cui aveva abituato la propria famiglia. Lo sciopero selvaggio dei tramvieri è l'avvisaglia di un vento gelido che, per tacer dei pensionati, spira ormai su milioni di dipendenti e di "flessibili", che pur rientrando nella casella "buona" degli occupati, guadagnano cifre insufficienti a contrastare l'aumento delle tariffe e dei servizi garantiti un tempo dallo Stato. Nella pancia della società sta crescendo una generazione di giovani lavoratori che riescono a mantenere a malapena il livello di benessere che avevano quando studiavano. E soltanto grazie all'aiuto dei genitori, le cui entrate vengono così spremute fino all'osso, azzerando qualsiasi propensione familiare al risparmio. Sullo sfondo si accendono le luci del luna park natalizio. Ma a che scopo, se il ceto medio per il quale era allestito lo spettacolo non è messo in condizione di parteciparvi ?
martedì, dicembre 16, 2003
Italiani campioni di sesso in auto
(Copyright Libero.it)
Romantico e latin lover, l'italiano si è guadagnato anche il primato di grande amatore da sedile. E' quanto emerge da uno studio realizzato dall'associazione "Donne e qualità della vita" svolto durante il "Motorshow" di Bologna. Sono stati intervistati 2000 giovani tra i 18 e i 24 anni provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Grecia, Germania, Belgio e Olanda. L'automobile è risultata essere il luogo ideale per fare sesso per il 78% dei nostri adolescenti, contro il 72% dei francesi e il 67% dei greci. A favorirlo, indubbiamente, è stata anche la condizione dei ragazzi italiani che nella stragrande maggioranza dei casi, il 90%, a quell'età vivono ancora in casa con la famiglia. A spingere i giovani a fare l'amore in auto c'è però anche il fatto che molti lo ritengono il luogo più pratico e intimo che hanno a disposizione, senza dimenticare che è più sicura rispetto all'aria aperta e che offre una serie di comfort, come la possibilità di ascoltare musica, che altrimenti non avrebbero a disposizione. Ecco le vetture preferite: la nuova Y10, che molti degli interpellati scelgono per la rapidità con cui i sedili si reclinano, seguita da Fiat Punto, Renault Twingo, Nissan Micra, Opel Corsa e Volkswagen Lupo.
Il pensiero debole
di Luciana Littizzetto (Copyright "Torinosette")
L’esimia Molly si è rifidanzata. Ma non con un ragazzo della "Compagnia delle Indie". Con un falco della Cornovaglia che di professione fa il vigile urbano. Proprio lei. Che non ha ancora capito che non è come al supermercato. Che sulla patente i punti non te li mettono. Te li levano, e alla fine non ti regalano neanche un’insalatiera. Pare che lui sia molto galante. A letto, invece di saltarle sulle piume, sta fermo e le dice: "Accosti per favore". Un pirla di marca rinomatissima. Adesso però lei fa quella che la sa lunga. E qualche giorno fa, ad un conclave di balenghe, ci ha detto: "La donna deve avere due sole amiche: la bilancia e lo specchio". Molto bene. Cominciamo dalla prima. Elvira, che pesa come un cetaceo adulto, ha preso l’appuntamento dal dietologo, Bea dall’omeopata, Bice dall’allergologo, io dall’ajurvedico. Tutti concordi. Niente latte e zero formaggi. Yogurt ? Gnanca a parlene. Via il grano, vade retro lieviti, gli insaccati che il cielo li bruci. Uova no. Pomodori no. Cavoli guai. Niente caffè. Niente vino. Zucchero meglio di no. Cioccolata lasuma perdi. Quindi ? Che dobbiamo fare ? Sederci a tavola e succhiare la forchetta ? Ma no. Ci rimane della succulenta pasta di farro e del delizioso pane di camut. E poi bel becchime misto: riso, soia, orzo e miglio. Cibo per pennuti. Bea ci ha provato. Posso dire ? Sta un filino peggio di prima. Io ho cercato una spezia per la zuppa di soja verde: la assafetida, che già etimologicamente non prometteva niente di buono. Puzza come il piede di un muratore. Non ce la posso fare. Ma possibile che non ci sia un medicone, un santone piemontese ? Uno di Bossolasco. O di Ceres. Un outsider. Che non ti guarda l’iride, non ti legge l’aura, non ti sfiora il polso. Tu vai lì e lui ti tocca il culo. Zic. Veloce. E poi ti prescrive la dieta. Via la soja, niente fagioli azuky, basta col riso basmati. Gorgonzola. Gorgonzola a pranzo e a cena. Sì al bollito misto. Ok alle acciughe al verde. E la mattina appena svegli un bel bicchiere di bagna cauda. Fredda. Non so quanto lo pagherei. E passiamo al secondo amico della donna: lo specchio. Ho letto su "Starbene" di questo mese che gli interventi chirurgici per piallare le rughe sono démodé. Che è meglio andare sul naturale. Punturine di ovaia di scrofa e microiniezioni di sperma di trota. Lo GIURO. Ma io mi chiedo. Ma come ti è venuto in mente grandissima testa di minchiazza ? Vuoi dire che tu, cosmetologo delle mie cime di rapa, ti sei svegliato una mattina e ti sei detto: aspetta un po’ che provo a sbattermi sulle occhiaie un troto maschio in piena tempesta ormonale....chissà che....Io invoco di nuovo l’avvento del santone di Bossolasco. Voglio lui, che mi dica che per levare le zampe di gallina bastano micro papin di antipasto cerea.
lunedì, dicembre 15, 2003
Ecco come picchiare tua moglie
di Maria Laura Rodotà (Copyright "La Stampa")
Arrivo in redazione, via fax, del decalogo dell’imam di Fuengirola (Malaga) su come picchiare le donne. Lettura collettiva. Domanda di giornalista entrata in ritardo: "Cos’è, una nuova legge della Casa delle Libertà dopo la fecondazione assistita ?". Risposta di collega presente dall’inizio: "No, per islamizzare l’Occidente decadente ora gli imam si propongono come icone sadomaso". Commenti, parolacce, interventi politicamente corretti; qualcuna dissente, dice che è roba sexy. Replica, non insensata: "Può essere sexy per te, tu puoi scegliere o no di farti menare da un imam o da chi ti pare. E’ il bello delle società democratiche avanzate, baby". Segue polemica su se l’Italia sia avanzata e/o democratica, ma non c’entra; l’imam Mohamed Kamal Mostafa certamente non lo è. Forse non lo è nemmeno il pm spagnolo che per lui chiede tre anni di carcere e 18 mila euro di multa (bendarlo e consegnarlo a una gang di mogli islamiche maltrattate sarebbe pena più logica, a pensarci). Il decalogo - nel capitolo "Maltrattamenti" del libro di Mostafa "La mujer en Islam" - è, in quanto prescrittivo, disgustoso: spiega che "bisogna usare la pertica", che "le parti da colpire sono mani e piedi" (e già qui molte masochiste si smontano, di mani e piedi non gliene frega niente); che "la finalità dei colpi è quella di far soffrire psicologicamente, non umiliare e maltrattare fisicamente" (e già qui moltissime si stufano, a far soffrire psicologicamente sono bravi anche certi miti fidanzati di Treviso). Comunque, il decalogo è molto meno cruento di ciò che si trova nei siti web americani - descritti in modo ilare dai media - del "Firmly and Fondly" ("con fermezza e affetto"); che spiegano come picchiare le mogli, per il loro bene e per l’armonia coniugale. Nessuno incrimina gli autori, ovvio. Anche l’imam non andrebbe incriminato per ciò che scrive, in caso per quello che fa. Anche gli occidentali, più che incriminare, dovrebbero aiutare le donne islamiche a poter scegliere se dar retta ai mariti o no. C’è chi ci prova; il Comune di Reggio Emilia, città che ha il record italiano dei matrimoni misti, ha creato gruppi di supporto e servizi di assistenza. Altri si occupano degli imam pittoreschi, perché è roba sexy, per sentirsi migliori.
"Qualcuno ruba in chiesa ? E' un "sacrilegio irreparabile" ! Invece depredare e truffare la povera gente e le vedove passa per un peccato da poco: lo fanno ad ogni piè sospinto principi e gran personaggi, lo fanno qualche volta anche vescovi e abati. Uno profana il tempio con un duello o con una polluzione: è un sacrilego. Un altro viola, corrompe e contamina a forza di lusinghe e regali, promesse e allettamenti, una fanciulla candida e intatta: non gli daremo l'anatema ? Macchè, il protagonista dell'impresa passa per un distinto uomo di mondo".
Erasmo da Rotterdam
domenica, dicembre 14, 2003
"A snake of june"
(Copyright Film.it)
Come accade per von Trier, Tsukamoto o si ama o si odia, senza vie di mezzo. Di questo breve "capolavoro delle paranoie erotiche", che ha vinto un importante premio a Venezia nel 2002, Tsukamoto, oltre a ritagliarsi una particina, firma regia, produzione, soggetto, sceneggiatura, montaggio, scenografia, ma soprattutto fotografia. Ogni fotogramma sembra un quadro, immagini senza sbavature, immerse in un blu gelido da inverno dell'esistenza. La trama racconta che in una Tokyo piovosa e fredda ("June" è il mese delle piogge in Giappone) una coppia vive ignorandosi completamente. Potrebbero essere felici, sono ricchi e hanno successo. Ma. C'è sempre un "ma". Lui, maniaco della pulizia, terrorizzato dai "prodotti del corpo" e dal corpo stesso, non osa nemmeno sfiorarla. Preferisce sfregare (sublimando fisicamente, senza dubbio) lavandini e vasche. Lei, invece, vive una doppia vita: frustrata a causa del suo lavoro in un call-center per aspiranti suicidi, scarica la sua nevrosi attraverso pratiche masturbatorie. Un giorno Rinko, la donna, riceve attraverso la posta alcune foto che la ritraggono in atteggiamenti morbosi. Un misterioso sconosciuto ("The Snake", lo stesso Tsukamoto), che rivela di essere malato di cancro ed essere stato convinto da lei attraverso il telefono a non suicidarsi, la perseguita. Costui la costringerà a dare sfogo a tutte le sue fantasie più sfrenate portandola a spasso per una Tokyo quasi estranea, deserta, nuda, fino alla riconciliazione con il marito. Il triangolo passionale sullo sfondo di un Giappone cyberpunk, la cura estrema di suono e immagine, il simbolismo e la divisione tra interno ed esterno, il gioco degli opposti, dall'estrema anarchia alla totale sottomissione/repressione. Temi sui quali Tsukamoto ritorna come ossessionato fin dai tempi dei due violentissimi "Tetsuo" (e chi non li ha visti faccia pubblica ammenda e colmi subito la lacuna), passando per "Gemini" e "Bullet Ballet".
Falsi allarmi: dopo lo shampoo tocca agli assorbenti
(Copyright Buonenotizie.it)
Capita spesso di ricevere notizie allarmistiche che tentano di usare i siti Internet e la posta elettronica come veicolo per disinformare. Ad essere presi di mira sono in special modo i cibi ed i prodotti destinati alla cura della persona. Questa volta è toccato all'igiene intima femminile. Una e-mail mette in guardia dal pericolo rappresentato dalla presenza di amianto ed altre sostanze tossiche negli assorbenti interni, ma si tratta della classica bufala. I messaggi terminano suggerendo come alternativa, per evitare rischi, l’acquisto prodotti non sbiancati e realizzati interamente in cotone. Sia le associazioni dei consumatori che i produttori di assorbenti sono intervenuti per tranquillizzare la clientela.
sabato, dicembre 13, 2003
Trova un embrione nell'acqua minerale
di Lia Celi (Copyright Clarence.com)
Dopo averne bevuto un bicchiere, una donna di Piacenza si è presentata in ospedale con i tipici sintomi di una gravidanza. La sua spiegazione: "Ho visto qualcosa nella bottiglia, ma credevo fosse la particella di sodio dell'acqua Lete". In virtù della nuova legge sull'inseminazione, la signora sarà obbligata a tenersi il feto nello stomaco fino al termine della gravidanza. La Chiesa condanna chi ingerisce acqua adulterata: "Bevetela solo se regolarmente sposata". Intanto la norma che difende tutti i diritti del concepito, tranne quello di nascere in un paese civile, prosegue indisturbata il suo iter. Francesco Rutelli denuncia il Far West delle provette, quando Billy the Kid svaligiava le banche del seme dell'Arizona e la colt dello sceriffo Wyatt Earp centrava un ovulo a cento metri di distanza. La dichiarazione della senatrice forzitaliota Albertini ("Per la fecondazione eterologa c'è sempre il lattaio") provoca un immediato rialzo in Borsa dei titoli Parmalat. La Cdl si prepara a smantellare la legge 194 ma è già previsto un lodo Schifani ad hoc: l'aborto sarà consentito solo alle donne imparentate con le cinque massime cariche dello Stato. A questo punto sorge un dubbio: sono più dannosi i deficienti che iniettano candeggina nell'acqua minerale o i bigotti che iniettano clericalismo nella legislazione italiana ?
Tanzi, latte alla gola
(Copyright "Il Corriere della Sera")
E' troppo presto per paragonare la crisi Parmalat al crac della Cirio, per raccontare come se fossero storie parallele le avventure professionali (non proprio a lieto fine) del finanziere Sergio Cragnotti e del cavalier Calisto Tanzi. A ben guardare, però, i conti dell’impero del latte presentano almeno un aspetto in comune con quelli della multinazionale dei pelati (nel senso dei pomodori). Chiamateli come volete: scambi in famiglia, triangolazioni, oppure, in modo più asettico, vendite infragruppo. Fatto sta che Parmalat, così come Cirio, per anni si è trovata al centro di una vera giostra finanziara. Società controllate grandi, piccole e piccolissime, holding e aziende industriali, decine di partecipazioni sono state vendute e ricomprate a gran velocità in un gioco di sponda continuo tutto all’interno dei confini del gruppo. Un gioco di cui risulta difficile comprendere le reali motivazioni. Di Cragnotti e delle sue acrobazie finanziarie tra l’Europa e il Sudamerica via Caraibi è stato scritto molto. Sono rimasti nell’ombra invece gli affari in famiglia targati Parmalat. La matassa è complicata e anche per una sintesi servirebbero diverse pagine di giornale. Basta qualche cenno, però, per farsi un’idea della situazione. Partiamo dall’Africa. Per la precisione dalle isole Mauritius, meglio conosciute come paradiso delle vacanze. Proprio lì ha sede la Parmalat Africa, capofila delle aziende del gruppo in quel continente. Chi controlla questa holding ? Per trovare il proprietario bisogna fare un lungo viaggio fino a Vienna, in Wipplingerstrasse, sede della Parmalat Austria, che a sua volta fa capo alla Parmalat SPA, controllata dalla Parmalat finanziaria quotata in Borsa. Sembra sorprendente che una holding africana di un gruppo italiano faccia capo a una finanziaria sul Danubio. Ma è ancora più sorprendente sapere che la Parmalat Africa fino al 2001 era di proprietà della Parmalat holding di Lussemburgo che in quell’anno l’ha girata alla sua consociata viennese. Fu un grande affare, a giudicare dai bilanci, perché la finanziaria lussemburghese riuscì a incassare una plusvalenza di circa 75 milioni di Euro. Quella non fu l’unica operazione sull’asse Lussemburgo-Mauritius. Sempre nel 2001 la cassaforte del Granducato si liberò della Parmalat Food industries South Africa. Prezzo di vendita: zero, perché le perdite superavano i mezzi propri. Chi comprò ? Fu la Parmalat Africa, a sua volta in procinto di partire per Vienna. Per la finanziaria del Lussemburgo il 2001 fu un anno sfortunato, perché in quell’esercizio venne completata anche la liquidazione di un’altra controllata sudafricana, la Bonnita holdings, con una perdita di ben 44 milioni di euro. Niente paura: a riequilibrare i conti spuntò la già citata plusvalenza di 75 milioni per la vendita di Parmalat Africa. Nel 2002, invece, la cassaforte del Lussemburgo ha venduto la Parmalat Paraguay. Ancora una volta si tratta di una partita di giro, perché a comprare è la Parmalat SPA. Niente guadagni nè perdite, visto che la società viene ceduta al valore di carico, circa 6 milioni di euro. Piccolo particolare: l’anno precedente i revisori (Deloitte & Touche) del bilancio di Parmalat Lussemburgo avevano segnalato che gli amministratori della holding non avevano svalutato il valore della controllata sudamericana nonostante questa presentasse mezzi propri negativi. "Il consiglio di amministrazione non ci ha fornito elementi di fatto" che possano giustificare questa loro decisione, concludevano i revisori lussemburghesi. Che, comunque, non hanno mancato di dare luce verde al bilancio. Restiamo in Sudamerica, dove il marchio Parmalat è conosciutissimo, e dal Paraguay saliamo fino in Venezuela. Paese che vai plusvalenza che trovi. A Caracas è la Industria Lactea Venezolana a passare sotto il controllo della Parmalat de Venezuela. E’ l’ennesimo affare in famiglia. A vendere è la Parmalat SPA, cuore industriale del gruppo, che nel 2002 è così riuscita a iscrivere in bilancio 121 milioni di plusvalenza. Quanto basta, e avanza, per chiudere in utile di oltre 60 milioni di euro i conti 2002.
Toglietemi tutto, ma non il mio Milan.....
(Copyright "L'Unità")
A Bruxelles continua a slittare la presentazione della famosa bozza di compromesso italiana sulla nuova Costituzione. Slitta ma ormai se ne sa già abbastanza. I dettagli li racconta lo stesso Berlusconi: "Nelle prossime ore, presenteremo ai nostri partner tre proposte per raggiungere un'accordo complessivo sulla futura Costituzione europea". Il perno sarà semplicemente l'accantonamento del tema più spinoso: si propone di posticipare la questione del voto a "doppia maggioranza". Il clima resta di pessimismo. Berlusconi: "Tratto fino a domenica mattina, quando comincia la partita del Milan...".
venerdì, dicembre 12, 2003
Il cannibale della porta accanto
(Copyright "La Stampa")
E’ una di quelle storie che non si sa se è meglio parlarne oppure no. Ma da quando è successa non c’è conversazione o scambio di battute, in tutta la Bundesrepublik, che non faccia in qualche modo riferimento alla vicenda e ai suoi dettagli più raccapriccianti. E inevitabilmente, magari lontano dai pasti, si finisce di nuovo a parlarne, a chiedersi come sia stato possibile, "che gente è mai questa", e se quello che è accaduto sia accaduto davvero. Sì, perché la storia del cannibale di Rotenburg ha dell’incredibile. Armin Meiweis, 42 anni, è il signore della porta accanto. Distinto, con i capelli ravviati da una parte, l’aria discreta di chi conduce una vita riservata e i modi cortesi di chi non si rifiuterebbe mai di portarvi un sacco della spesa davanti alla porta di casa. Anche dal punto di vista della fisiognomica non ha il ghigno satanico del mostro di Rostov o i lineamenti stralunati di tanti volti presenti nei registri della psicologia criminale. Quando parla, poi, è talmente consequenziale che nessuno dei periti scelti dal tribunale gli ha potuto riconoscere l’infermità mentale, "né temporanea, né permanente". Chi potrebbe immaginare che dietro a quest’uomo si nasconde un cannibale capace di evirare un altro uomo, di condividere con lui un perverso banchetto, infine di farlo a pezzi e continuare a mangiare carne umana fino a esaurimento delle riserve ? Ma cominciamo dall’inizio: tutto è partito da un’inserzione lanciata su Internet nell’aprile del 2000: "Cercasi uomo giovane, di bella presenza, disposto a farsi uccidere e mangiare, non è uno scherzo". Armin era sicuro che prima o poi qualcuno avrebbe risposto, perché, come ha dichiarato alla corte del tribunale di Kassel, dove si sta svolgendo il processo nei suoi confronti: "C’è tantissima gente che ha la fantasia di essere macellata". E in effetti così è andata. Dopo qualche tempo si è fatto vivo un ingegnere berlinese di 43 anni, Bernd Juergen Brandes, che si è dichiarato disponibile. Tra i due ci sono stati un paio di scambi mail per assicurarsi della reciproca serietà e poi è stato fissato un incontro a Rotenburg, non lontano da Francoforte, nel casale abbandonato di proprietà di Meiweis. La mattina del 9 marzo 2001 Bernd prende un treno per raggiungere la località. Oggi il suo compagno, certo René, dice di non aver mai sospettato che Bernd avesse delle pulsioni "così perverse". Conducevano la vita di una normale coppia di omosessuali, "ma niente stranezze", ha detto René al tabloid popolare "Bild". Arrivato a Rotenburg, l’ingegnere berlinese concorda con il suo carnefice come realizzare la comune fantasia. "L’unica cosa che mi dispiace - ha detto Armin in tribunale - è che Bernd non abbia voluto parlare, farsi conoscere, è voluto subito andare al sodo". Che nel caso specifico significava farsi fare a pezzi, sperando di riuscire a mantenere un minimo di lucidità per il tempo utile a mangiare un pezzo della propria carne. Prima di sottoporsi a quell’assurda auto-macellazione, Bernd beve una bottiglia d’alcol e si stordisce con il contenuto di una confezione di tranquillanti. In quello stato di semi-veglia, accetta di farsi tagliare il pene da Armin Meiweis. Malgrado l’emorragia in corso, i due fanno in tempo a cuocere in padella l’organo mutilato (nella confessione si dice espressamente "flambiert", alla fiamma) e a mangiarne insieme dei pezzetti. Poi Bernd perde conoscenza, e Armin lo finisce tagliandogli la gola. "Confesso di essermi eccitato sessualmente", ha affermato Meiweis davanti ai giudici attoniti del tribunale di Kassel. L’operazione dura un paio d’ore. I dettagli sono stati visionati dalla Corte in un film documentario girato dallo stesso Armin e trasmesso due giorni fa a porte chiuse. Uno dei tre componenti della giuria popolare si è trattenuto dall’uscire a metà proiezione solo per non invalidare tutto e essere poi costretto a rivederlo. Ma quando è uscito dalla stanza è svenuto. Il cannibale gentiluomo, invece, non ha battuto ciglio. E continua a ripetere di non aver commesso nessuno omicidio. "La vittima - dice anche il suo avvocato - era consenziente. Al massimo questo è un reato di eutanasia". Inutile chiedere che cosa ci sia di dolce in una morte così. Del resto, lo stesso Armin ha detto che per lui uccidere Bernd è stato difficile. "Mangiarlo no, ma che c’entra, desideravo fin da piccolo di mangiare carne umana, e il mondo è pieno di gente che vorrebbe farlo". Pieno ? Si chiedono con preoccupazione i tedeschi. E dove si nascondono ? "E’ vero - ha detto Meickart, psicologo criminale e perito del tribunale di Kassel nel caso del cannibale - sono dentisti, idraulici, autisti, professori. Per lo più però si trattengono dal realizzare le loro fantasie". Per lo più. Da piccolo Armin ha avuto un’infanzia infelice: "Mio padre ha abbandonato la nostra casa e non si è mai più fatto vivo". Poi ha molto sofferto per la morte prematura del fratellino Frank, ed è stato proprio con il nome di "Franky" che si è presentato su Internet con la sua richiesta. Dopo aver ucciso Brandes ha tentato anche con altri, ma non era mai soddisfatto, non gli sembravano abbastanza seri o abbastanza piacenti o veramente disposti ad andare fino in fondo. E’ stato sempre Internet a tradirlo: uno studente di Innsbruck, incappato per caso nell’annuncio, lo ha portato all’attenzione della polizia, che dopo breve tempo ha perquisito l’abitazione di Rotenberg trovandovi resti di carne umana congelata, e ossa sepolte nel giardino. "La carne sta finendo", aveva scritto a un amico per mail. Cominciava ad essere teso, ad avere bisogno di una nuova vittima. Ma vallo a trovare un altro come Bernd, disposto a farsi fare a pezzi e a morire come un cane senza neanche fare un po’ di resistenza. Tutti concordano sul dato che il più squilibrato, tra i due, è quello che è morto. Il problema è che non si può lasciare a piede libero uno che ha il gusto della carne umana, anche se è gentile e "mai farei qualcosa contro la volontà di un altro individuo". E non è un problema da poco, perché nel codice penale tedesco il reato di cannibalismo non è previsto, e il pm dovrà ricorrere a chissà quali cavilli per smontare la tesi dell’eutanasia. La sentenza è attesa per fine gennaio. Mancano ancora 14 udienze. E a ognuna di queste, nelle case dei tedeschi, l’indecisione sarà sempre la stessa: spegnere la tv per evitare di rovinarsi l’appetito o cedere alla tentazione di ascoltare le ultime dichiarazioni del cannibale gentiluomo ?
giovedì, dicembre 11, 2003
Allenamenti da lager
(Copyright "Liberation")
Le foto apparse su tutti i quotidiani sudafricani hanno sollevato uno scandalo senza precedenti. Ritraggono gli uomini della squadra nazionale di rugby alle prese con allenamenti durissimi. L'allenatore del team, Rudolf Straueli, dovrà ora rispondere di accuse molto gravi davanti ad una speciale commissione d'inchiesta ed in pochi credono che riuscirà a conservare il posto. Straueli, oltre ad imporre esercizi fisici estenuanti, obbligava gli atleti ad immergersi per ore nell'acqua gelata.
I britannici imbracciano l'arma del consumo critico
(Copyright "The Independent")
Il consumo critico si diffonde in tutta la Gran Bretagna e le maggiori imprese registrano sensibili perdite. E' quanto risulta da una ricerca appena pubblicata nel Regno Unito. I dati parlano chiaro. Le aziende accusate di violare principi etici fondamentali (dalla Nestlé alla Esso) avrebbero perso circa 2,6 miliardi di sterline. Più del 50 per cento dei consumatori ha dichiarato di aver boicottato un prodotto o una marca almeno una volta nella vita.
Mendicante si arricchisce vendendo la neve
(Copyright "Leggo")
Un geniale barbone newyorchese ha messo in vendita a un dollaro l’una sulle strade di Soho e Times Square una “edizione limitata" di palle di neve. Gilberto Triplitt ha fatto il tutto esaurito in due ore. Per lui si profila un "ricco" Natale.
mercoledì, dicembre 10, 2003
"Morale, religione, povertà, ignoranza impediscono agli italiani di vivere. La loro apparizione su questa terra non è che una simulazione di esistenza".
Bruno Barilli
Canada: spinelli curativi in vendita on-line
(Copyright ANSA)
Il business dello spinello sbarca su Internet, per ora solo a scopo curativo: questa è l'ultima trovata di uno stratega del web, Warren Eugene. Sul sito Amigula.com saranno in vendita 5 differenti tipi di marijuana, tra cui quella per lenire le sofferenze dei malati di Aids, quella per l'epilessia e ancora quella per i disturbi dell'umore. Il budget di Eugene è per ora di 5 milioni di dollari. Ad aiutarlo è la permissiva legge canadese che legittima l'utilizzo della cannabis a scopo terapeutico.
martedì, dicembre 09, 2003
I britannici contaminati da composti chimici
(Copyright ANSA)
Nel sangue di ciascun britannico scorre un cocktail di sostanze chimiche altamente velenose prodotte dall'uomo. E' quanto emerge da uno studio condotto dal WWF su un campione di cittadini del Regno Unito. Secondo i ricercatori la presenza di questi prodotti, tra cui il DDT, produrrebbe una vasta gamma di problemi alla salute, come il cancro e disordini del sistema nervoso ed immunitario. I medici hanno analizzato il sangue di 155 volontari, uomini e donne tra i 22 e gli 80 anni residenti in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord per rilevare l'eventuale presenza di 77 composti chimici. Tali sostanze sono state trovate nel 99% dei volontari (compresi due tipi di pesticidi che erano stati messi al bando in Gran Bretagna alcuni anni fa).
lunedì, dicembre 08, 2003
Sgominata gang che sfruttava sordomuti russi
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Decine di ordini di custodia cautelare. Sono l'esito di un'inchiesta appena conclusa dalla Direzione distrettuale antimafia e sono diretti ad altrettante persone di origine russa accusate di aver organizzato, diretto e partecipato ad un'associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle rapine, ai sequestri di persona a scopo di estorsione ed alle lesioni personali a danno di connazionali. Fin qui sembrerebbe un copione già letto mille volte: un'indagine come tante. Ciò che la rende particolare, però, sono le stesse vittime: un piccolo, disperato esercito di sordomuti. L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Bologna, ha permesso di fare luce su un'organizzazione che da alcuni anni ha il monopolio sullo sfruttamento dei sordomunti provenienti dai paesi dell'ex URSS costretti a vendere gadget in gran parte delle regioni italiane e a consegnare il ricavato per evitare gravi ritorsioni e violenze. Il racket era arrivato a gestire circa 5-600 sordomuti ognuno dei quali versava dai 2000 ai 3000 Euro al mese. La Squadra Mobile di Piacenza diretta dal dott. Domenico Laquaniti, dopo un anno e mezzo di indagini difficili e complicate nate dal racconto che una di queste ragazze ha fatto ad un'ispettrice di polizia di Piacenza, è riuscita a venire a capo della vicenda e, con la collaborazione dei Carabinieri di Riccione e il coordinamento dei magistrati Gerardina Cozzolino della Procura di Piacenza e Antonio Rustico della DDA di Bologna, ha arrestato fino a questo momento 17 persone, tutte dell'ex URSS. Altre 8 sono ancora ricercate mentre 18 sono quelle denunciate a piede libero. Una "rete" nazionale sovietica reclutava i sordomuti-venditori in Armenia, Ucraina, Russia, Bielorussia. Gli italiani se li trovavano davanti nei ristoranti, agli angoli delle strade, sui treni, con in mano gadget di vario genere - dal portachiavi all'accendino, dalla spilletta al piccolo peluche - e a volte anche il cartello "sono sordomuto, aiutami". Qualcuno avrà anche pensato che si trattasse di piccoli millantatori. Invece erano veri sordomuti, tutti portati in Italia - ma anche in Spagna, Francia e Germania - dall'ex Urss con visti turistici e costretti, con pressioni e angherie di ogni genere, alla vendita di piccoli oggetti. Il ricavato netto di questo traffico fruttava all'organizzazione circa 1 milione e mezzo di Euro all'anno, di cui 500.000 destinati al capo della banda ed il resto diviso tra il responsabile nazionale, i capi area e i capi zona. Del clan, organizzato in maniera piramidale, facevano parte anche i cosiddetti "brigadieri-picchiatori" che avevano il compito di "convincere" i più riottosi e i meno "produttivi" ad impegnarsi maggiormente.
Norvegia: i pesci nuotano in un cocktail di sostanze chimiche
(Copyright Reuters)
Una recente indagine ha rilevato tracce di caffeina proveniente da bevande quali il caffé e la Coca-Cola in quantità di 20-80 nanogrammi per litro nelle acque che lambiscono la cittadina norvegese di Tromsoe. Alcuni campioni prelevati vicino agli scarichi di un’ospedale psichiatrico contenevano anche alte percentuali di antiepilettici e antidepressivi. "Non sappiamo che effetto questo stia avendo sull’ambiente", ha detto Ole-Anders Braathen, capo dell’istituto norvegese di ricerca sulla qualità dell‘aria. La quantità di residui farmaceutici riscontrata durante il rilevamento corrisponde a quella abitualmente prodotta da una metropoli europea grande almeno il triplo di Tromsoe.
domenica, dicembre 07, 2003
Rumsfeld vince il premio "Stai zitto 2003"
(Copyright "Il Corriere della Sera")
Assegnato una sorta di "Tapiro d'oro" per la dichiarazione in inglese più incomprensibile dell'anno. "Trovo sempre interessanti le notizie di cose che non sono avvenute perché, come sappiamo, vi sono fatti noti conosciuti. Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ma sappiamo anche che ci sono fatti noti sconosciuti. Inoltre sappiamo che ci sono cose che non sappiamo. Ma ci sono anche fatti ignoti sconosciuti che sono le cose che non sappiamo di non sapere". Chiaro, no ? Per questa affermazione formulata durante una conferenza stampa al Pentagono e riferita alla situazione in Iraq, il segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld ha trionfato al Premio "Stai zitto 2003", libera traduzione di "Foot in Mouth Award", attribuito all'autore della frase in lingua inglese più sconcertante ed assurda dell'anno. In tono anche la motivazione dell'organizzazione che assegna il premio, l'"Associazione per l’inglese semplice": "Crediamo di sapere che cosa significhi, ma non sappiamo se lo sappiamo veramente".
Ipse dixit
(Copyright Alcatraz.it)
Il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni e' stato iscritto nel registro degli indagati per aver detto, parlando dello sgombero di alcune case occupate da immigrati, "peccato che il forno crematorio comunale non sia ancora pronto". E' accusato di aver diffuso e alimentato odio razziale.
sabato, dicembre 06, 2003
Un berretto contro le onde elettromagnetiche
(Copyright Greenplanet.net)
Una società norvegese ha presentato un avveniristico cappellino tipo baseball capace di proteggere chi usa i cellulari dalle emissioni radio nocive. Il "Mobile Cap" contiene un tessuto di metallo leggero che allontana quasi il 100% delle onde radio dalla testa (pur consentendo al suono di passare). "Il berretto è provvisto di uno strato d'argento intrecciato - ha spiegato Walter Kraus, capo del gruppo "Handy-Fashions" che produce il prodotto - e non pesa più di un copricapo tradizionale".
Spegnere i morsi della fame con uno spray nasale
(Copyright "Il Mattino")
Lo promette un nuovo prodotto agli ormoni che nei primi test su 15 volontari si è dimostrato sicuro ed è apparso efficace nel ridurre l'appetito. "Siamo solo all'inizio dei trial umani - spiega al "New York Times" Stephen Bloom, endocrinologo dell'Imperial College di Londra che ha coordinato il progetto - ma i risultati sono decisamente incoraggianti". Il prodotto è in fase sperimentale, avvertono gli esperti, e ci vorranno ancora alcuni anni prima che sia disponibile. L'ormone nello spray, il Pyy, è quello che ci fa sentire sazi dopo un pasto. È prodotto nell'intestino in risposta all'ingestione di cibo. Viene trasportato dal sangue fino al cervello dove spegne la sensazione di fame. È stato accertato che negli obesi il livello di questa sostanza è basso. Bloom studia l'ormone da diversi anni e ha già pubblicato numerose ricerche che hanno evidenziato l'effetto antifame della sostanza: l'infusione del Pyy nel sangue ridurrebbe fino al 30% la quantità di cibo ingerita. La formulazione in spray dell'ormone sembra la migliore: non può essere preso per bocca perchè viene digerito dallo stomaco prima che possa fare effetto, mentre le iniezioni creano delle difficoltà oggettive e spesso non sono gradite. I volontari coinvolti nei test, iniziati sei settimane fa, sono tutti in buona salute e di peso normale. Dopo averli tenuti a digiuno, i ricercatori hanno misurato il livello naturale dell'ormone e hanno somministrato lo spray. In seguito hanno scoperto che, in meno di mezz'ora, la quantità dell'ormone nel sangue aumentava più che dopo un pasto. La sostanza non sembrava influire su pressione arteriosa, ritmo cardiaco e funzione respiratoria. Sebbene lo studio fosse mirato unicamente ad accertare l'innocuità del prodotto, i medici hanno chiesto ai volontari se avessero meno fame e hanno scoperto che nella maggioranza dei casi il desiderio di cibo era scemato. La Nastech spera di poter iniziare i test su pazienti obesi entro pochi mesi.
Generali e caporali d'Italia
(Copyright "Il Foglio")
Trieste è una città di frontiera, per molti versi sembra tutto fuorché italiana. Milano è vicina, ma così lontana: quattro ore di auto ad andar veloce e ad aver fortuna sulla maledetta tangenziale di Mestre. In treno cinque, in aereo almeno tre e mezza quando va bene, perché si parte da Malpensa e si arriva a Ronchi dei Legionari: ossia un’ora scarsa di volo e tre per arrivare e lasciare i due aeroporti. Da Roma non ne parliamo. Nelle classifiche sulla qualità della vita, stilate ogni anno dal "Sole 24 Ore", è prima per suicidi, eccelle nei tradimenti coniugali, presenta un elevatissimo tasso alcolico. Ma è una gran bella città (anche senza credere alla favola sulle donne a coscia lunga, in realtà slovene). Sulle Rive (il lungomare) ci sono due grandi alberghi, i Duchi d’Aosta e il Savoia. E ce n’è anche un terzo che è, poi, quello dove tutti vogliono mettere su tenda: un palazzone in Piazza Duca degli Abruzzi, al civico numero 2, con un’enorme porta girevole, dove non sono i turisti a entrare e uscire senza sosta. Sono i presidenti. Quel palazzone è sovrastato da una data (1831) e da uno stemma strappato alla veneziana piazza San Marco, il Leone Alato. E’ la sede delle Assicurazioni Generali, è l’albergo di Trieste. Anzi, è Trieste tutta. E tutti la vogliono. Al primo piano, a metà di un lungo corridoio c’è la Sala dei Cimeli. Lì, in una teca, c’è un curriculum vitae con richiesta di assunzione a firma di Franz Kafka, quasi un segno del destino: le Generali hanno origini austro-ungariche (per concessione dell’imperatrice Maria Teresa) e il giro d’affari è per la maggior parte prodotto all’estero, eppure qualcuno la scorsa primavera ha pensato di dare l’assalto a Trieste in difesa dell’italianità e in nome del tricolore è stato autorizzato a far girare quella porta. Ma non è bastato e non basterà: per quelle stanze, per quel foglietto kafkiano la guerra è sempre aperta. Le Generali producono polizze da quasi due secoli e, detta così, sembrerebbe cosa da poco. Invece, da sempre, sono i campioni nel raccogliere il risparmio in giro per il mondo, nel custodirlo, nell’investirlo e nel farlo rendere e moltiplicare. Da sempre sono meglio di una banca, sono la cassaforte delle casseforti. A Trieste, non altrove, c’è il tesoro. Il capitalismo italiano è cresciuto alle spalle di quel tesoro. Negli anni Settanta un signore di nome Enrico Cuccia e un altro signore, un senatore della Repubblica di nome Cesare Merzagora, vennero a patti. Il primo, dalle stanze della sua Mediobanca, già disegnava il reticolo finanziario e industriale nazionale; il secondo, chiamato a guidare la multinazionale delle polizze, si batteva per mantenerla autonoma. Ne uscì un accordo che, con il tramonto di Merzagora, consegnò a Cuccia il controllo di quel tesoro. Con poche azioni in mano, il grande vecchio della finanza fece delle Assicurazioni Generali il suo braccio armato. Gli Agnelli, i Ferruzzi, i Pirelli, i De Benedetti, i Pesenti, i Romiti, i Ligresti, tutti hanno attinto alle casse di Trieste, per il tramite di Cuccia che ha dispensato aumenti di capitale, ha condotto salvataggi di imprese in crisi, ha fuso società, ha intrecciato le maglie del capitalismo con la politica del 2 per cento. Per Cuccia, con Cuccia e, poi, sulle orme di Cuccia, faceva lo stesso genere di operazioni Vincenzo Maranghi, l’ultimo amministratore delegato di Mediobanca (oggi il buon Gabriele Galateri di Genola è un "pdg" alla francese, un presidente esecutivo). Un giornalista britannico, un giorno di qualche anno fa, volle toccare con mano quel tesoro. Ci rimase molto male: si aspettava un caveau, con ori, titoli, denari. Rimase abbagliato solo da quel foglietto kafkiano. "Ma, allora" - chiese al presidente di turno - "Mediobanca cosa vi ordina di fare e come riesce a convincervi a farlo. Non potete semplicemente dire di no ?". "Nessuno ci ordina nulla, siamo e saremo sempre autonomi", rispose il presidente, mentendo a se stesso prima che al giornalista. Ecco invece cosa fa: ordina l’acquisto del 2% di quella banca, impone di votare in un certo modo nella tale assemblea, di aderire al collocamento di quei titoli e così via. E per invitare ad assumere "in autonomia" quelle decisioni sventola al presidente di turno la chiave della porta girevole dell’albergo Generali. Quella chiave è rappresentata da uno strumento usato con insolito genio da Cuccia e da Maranghi, ancora oggi la pietra dello scandalo: lo statuto. Una sorta di "contratto a termine", dove si è sempre in prova. A Trieste c’è il "presidente precario". E con lui anche gli "amministratori precari". Ogni anno si va in assemblea per il bilancio e, subito dopo, davanti al consiglio di amministrazione a cercare la riconferma. Non si viene giudicati per il bilancio, ma per l’atto di "autonoma" fedeltà dimostrata nel corso dell’anno. Sono stati fucilati dal plotone di Mediobanca, negli ultimi quattro anni, un elegante francese (tale Antoine Bernheim), un fine pensatore (tale Alfonso Desiata), un solitario del Carso (Gianfranco Gutty). Poi, l’anno scorso, la porta girevole ha rimandato Bernheim a custodire il curriculum di Kafka. Quell’uomo d’affari parigino appassionato di bridge si è messo però in testa di cambiare gioco: "Voglio almeno tre anni di presidenza", è andato a dire a Maranghi. Il banchiere ha fatto spallucce ma i suoi maggiori azionisti, due banche prima di tutto, l’Unicredito di Alessandro Profumo e la Capitalia di Cesare Geronzi, erano già in manovra per mandare ai giardinetti Maranghi, odiatissimo dal governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Profumo scala in Borsa le Generali invocando quel Tricolore, Fazio benedice l’avanzata. Il capriccio del francese fa da grimaldello visto che l’unico alleato di Maranghi è Vincent Bolloré, "figlioccio" di Bernheim. Trieste cade nelle mani delle banche, il delfino di Cuccia cede le armi. Il trattato di pace precede la ritirata delle banche, il via libera alla presidenza triennale e una Trieste finalmente autonoma da Mediobanca. Tutto risolto ? Neanche per idea, anzi il quadro è tipico della caduta di un regime: tutti vogliono quel tesoro, nessuno è disposto a dividerlo con altri. Si avvicina a grandi passi l’assemblea dell’aprile 2004 e la porta triestina è lì pronta a girare di nuovo. Prima la spinta veniva da Piazzetta Cuccia, dove ha sede Mediobanca, oggi può arrivare da qualsiasi parte. Profumo, Geronzi e Fazio nella loro impresa hanno imbarcato anche il Monte dei Paschi di Siena e soprattutto le rispettive fondazioni azioniste, i mostri creati e regolati negli anni passati da Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi per imbrigliare le casse di risparmio. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ha tentato di fermarle con una riforma, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Con il risultato che la Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, presieduta da Paolo Biasi, la più attiva nella partita triestina anche per l’ambizione mai nascosta da Biasi di sedere sul trono del Leone Alato (e subito dopo murare la porta girevole), può comprare quante azioni desidera delle Generali. Non solo. Francesco Giavazzi ha rivelato sul Corriere della Sera che, con un emendamento alla Finanziaria, le Fondazioni per mano di qualche parlamentare compiacente si sono sbarazzate anche dell’ultima cintura d’incompatibilità edificata da Ciampi, che vietava ai membri della Fondazione, incluso il suo presidente, di partecipare al consiglio di amministrazione di società bancarie, finanziarie e assicurative. Se la Camera confermerà il testo licenziato dal Senato, Biasi, che già siede nel consiglio e nel comitato esecutivo di Generali, potrà scalare la presidenza. Ecco perché il misurato direttore generale di Mediobanca, Alberto Nagel, sopravvissuto all’epurazione di Maranghi, ha risposto a chi gli chiedeva che fine avesse fatto il prolungamento del mandato Generali da uno a tre anni: "Non siamo né pro né contro. Quando il management ci farà una proposta la valuteremo". Bernheim è quasi fuori gioco per i suoi 80 anni. Guai allora a pietrificare una presidenza in mano ad altri, non gestibili. Una considerazione che muove anche Banca Intesa, i suoi vertici e i suoi azionisti: anche l’istituto presieduto da Giovanni Bazoli ha alle spalle una Fondazione, quella delle Casse di risparmio delle province lombarde (Cariplo), il cui numero uno è Giuseppe Guzzetti, l’uomo che ha sconfitto Tremonti davanti alla Consulta e che, insieme a Bazoli, rappresenta la punta di diamante di quella che una volta si chiamava "finanza cattolica" (oggi si usa di più l’espressione "banchieri ulivisti"), per distinguerla proprio da quella "laica" imperniata attorno a Cuccia. A Guzzetti e Bazoli non va giù l’idea che sulle Generali, con le quali hanno in piedi un importante accordo di banca-assicurazione (vendono polizze agli sportelli del gruppo), possano mettere la mani Profumo e Biasi. E da giorni si ripetono da Intesa le dichiarazioni di stima e apprezzamento per i manager di Trieste. Dichiarazioni che di fatto hanno aperto la corsa agli schieramenti. Per tutta risposta, uno straordinariamente loquace Francesco Gaetano Caltagirone ha reclamato davanti all’Unione industriali capitolina un ruolo di primo piano per Roma nelle banche e nelle assicurazioni e l’ha fatto in presenza proprio di Bernheim, chiamato al convegno dall’amico presidente Giancarlo Elia Valori. Un assist, si direbbe in gergo calcistico, per Geronzi e per lo stesso Fazio che all’assemblea delle Generali pesa (e vota) con le azioni del Fondo pensioni della Banca d’Italia, come secondo socio dopo Mediobanca. E, certo, non sfuggiva a Caltagirone, azionista del Monte dei Paschi, che nella pancia del Leone Alato c’è anche una fetta pesante (l’8 per cento del capitale) della Bnl, che Fazio vorrebbe maritare proprio con l’istituto senese. Kafka venne assunto dalle Generali nell’agenzia di Praga nell’ottobre 1907. Il poeta triestino e uomo-Generali, Claudio Grisancich, svela una lettera del giovane Franz a un’amica: "Ho un posto con un minuscolo stipendio di 80 corone e 8-9 interminabili ore di lavoro, ma le ore fuori dall’ufficio le divoro come una bestia feroce. Sono alle Generali; nutro però la speranza di sedermi un giorno sulle sedie di paesi molto lontani, di guardare dalle finestre dell’ufficio campi di canna da zucchero o cimiteri musulmani". A 24 anni Franz si mette a studiare italiano con la speranza di essere chiamato nella sede di Trieste (il Castello del suo libro ?). Niente da fare, la convocazione non arriva, Kafka si dimette dopo appena 10 mesi nel luglio 1908. Lui a quella porta girevole non è mai arrivato.
venerdì, dicembre 05, 2003
Dead Bush rap
(Copyright Dagospia.com)
E' il lancio di "Drudgereport" di questa mattina. E' la nuova provocazione di Eminem, il bianco che è riuscito a riportare il rap dove Run DMC e Public Enemy l’avevano fondato, e che i vari P. Diddy e 50 Cent hanno tradito con canzoni da falso macho e tagli di sartoria a un tanto al chilo. Se l’anticipazione di Matt Drudge si confermerà vera, Eminem sarà il primo artista di massa ad augurare la morte al presidente degli Stati Uniti in un suo testo. L’augurio che farà fare a George W. Bush tutti i possibili scongiuri si troverebbe nella nuova canzone, ancora inedita, probabile parte del nuovo album, “We as Americans”, dove Marshall Mathers “rappa” con la consueta faccia tosta: “Fanculo ai soldi / Io non faccio rap per presidenti morti / Preferisco vedere il presidente morto ".
"Una civiltà può essere superiore quanto si vuole: se il nervo virile diventa un catorcio, non è più che un colosso coi piedi d'argilla. Più l'edificio è imponente, più sarà il crollo spaventoso".
Ernst Junger
giovedì, dicembre 04, 2003
"Non siamo mai andati sulla Luna"
(Copyright "Cult Media Net")
Un libro rivelazione scritto da un ingegnere della NASA che, attraverso l'analisi delle prove fotografiche ufficiali, nonché di documenti inediti, dimostra in che modo le imprese spaziali Apollo potrebbero essere state simulate. Tema del noto film dal titolo "Capricorn One", e recensito dalle maggiori testate italiane, il libro ha generato accesi dibattiti. Le fotografie, secondo l'autore e in accordo con quanto riportato dalle riviste di tecnica fotografica italiane ed estere, potrebbero essere state falsificate prima della loro diffusione al pubblico. La figura degli astronauti, quindi, non sarebbe servita che a livello simbolico, per piantare una bandiera USA (che però non proiettava sul suolo alcuna ombra).
"Fotografare" 1989
"Mediante il cosiddetto effetto didascalia è possibile creare le prove di cose che non sono mai esistite. Le famose foto degli americani sulla Luna (finalmente si può raccontare) sono state fatte sulla Terra, di notte, con illuminazione artificiale. Questo si vede chiaramente osservandole con attenzione, ma la gente ha creduto in massa alle spiegazioni che hanno diffuso".
"Foto notiziario" 1998
"A far sospettare che intorno alla faccenda ci fosse puzza di bruciato sono state dichiarazioni imbarazzanti di testimoni scomodi improvvisamente scomparsi e l'analisi del materiale fotografico che documenta le missioni lunari: è stata proprio l'osservazione attenta delle care vecchie fotografie di Aldrin e Armstrong e di tutti quelli che sono venuti dopo di loro a gettare benzina sul fuoco mostrando delle chiare incongruenze di ripresa come punti luce innaturali e fuori posto, prospettive falsate e dettagli perlomeno strani all'interno del paesaggio".
"Reflex" 1998
"L'esperienza ci dice che non è facile dar ragione all'ufficialità. È un libro "contro" che incuriosirà gli appassionati di astronautica non solo per le informazioni storiche e le questioni relative alla propulsione, ma anche per la convinzione dell'autore che la tecnologia e la disorganizzazione della NASA (20.000 incidenti e fallimenti) non avrebbero mai portato nessuno sulla Luna".
"X Factor"
"I sostenitori della teoria del raggiro pensano che la NASA, rendendosi conto di non possedere ancora la tecnologia sufficiente a mandare un uomo sulla Luna in condizioni di sicurezza, decise di realizzare allunaggi falsi. Questo, del resto, bastava e avanzava per mettere a segno un colpo formidabile nella propaganda contro i sovietici e ottenere finanziamenti per la realizzazione dei veri progetti spaziali".
"Wired" 1994
"Siete sicuri che 25 anni fa siamo andati sulla Luna ? Ne siete proprio certi ? Milioni di americani credono che le missioni lunari siano state una truffa da 25 miliardi di dollari, una presa in giro perpetrata dalla NASA con le ultime tecnologie in fatto di comunicazione ed i migliori effetti speciali. Secondo il "Newsweek", il massimo scetticismo è uscito fuori nei ghetti di Washington (dove la metà degli intervistati ha dubitato dell'autenticità della storia di Neil Armstrong)".
"Il Tempo" 1997
"Motivo della mastodontica messa in scena ? La vecchia promessa di Kennedy: entro il 1969 un americano avrebbe messo piede sulla Luna, come epilogo alla necessaria space-race ingaggiata con i sovietici. Il film "Capricorn One" è stato realizzato proprio ispirandosi alla versione statunitense del libro".
"Il Giornale" 1997
"Sparse nei musei di tutto il mondo ci sono poi alcuni quintali di rocce lunari che, secondo il dispettoso scrittore, altro non sarebbero che pietracce terrestri offerte alla nostra adorazione dai soliti impostori".
"Il Resto del Carlino" 1998
"È proprio l'analisi delle foto la parte "forte" del volume. Le immagini vengono analizzate. Si scopre che il LEM (il modulo lunare) non è stato sporcato neanche da un granellino di polvere, che sotto la nave spaziale non c'è traccia del cratere che i retrorazzi avrebbero dovuto scavare".
"Storia illustrata" 1998
"Bill Kaysing, ex direttore delle pubblicazioni tecniche presso la ditta costruttrice dei razzi che quel 21 Luglio 1969 consentirono l'allunaggio, ha raccolto numerose prove fotografiche, scientifiche e politiche, oltre a documenti e interviste, a testimonianza di una dispendiosa messa in scena".
"Nexus" (ed. italiana) 1998
"Sulle incredibili manchevolezze del progetto Apollo c'erano stati fior di rapporti. Tre fra tutti: quelli di un generale dell'aviazione, di un coscienzioso ispettore (Thomas Baron, morto in circostanze misteriose dopo la sua deposizione davanti alla commissione di inchiesta) e di uno dei tre astronauti, il veterano "Gus" Grissom" (morto carbonizzato nell'incidente dell'Apollo 204).
"Nexus" (ed.italiana) 1995
"Le allusioni relative a trucchi fotografici gettano dubbi sull'autenticità di alcune missioni lunari con equipaggio effettuate dalla NASA".
Bill Kaysing - "Non siamo mai andati sulla Luna" - 224 pagine - Ed. Cult Media Net
Un virus OGM raffredderà il pianeta
(Copyright Greenplanet.net)
Alcuni scienziati statunitensi del Maryland, riferisce la "National Academy of Sciences", hanno messo a punto in laboratorio un virus del tutto simile ad uno già esistente in natura, ma in grado di aiutare l'uomo nella difesa dell'ambiente attraverso la produzione di energia pulita e la riduzione dell'effetto serra. "PhiX", questo il nome del virus, è stato il primo organismo di cui sia stato letto il codice genetico, nel 1978, e oggi il dottor Venter, capo dell'equipe di ricerca, ritiene che i risultati del suo studio (basato su frammenti di DNA assemblati tra loro) siano solo il primo passo verso sviluppi importanti per il nostro ecosistema. Grazie alle sperimentazioni in laboratorio le caratteristiche "verdi" del virus sono state potenziate: "Phix", che non può infettare gli esseri umani ma soltanto i batteri, potrebbe infatti essere utilizzato per rilasciare idrogeno e azionare le pile elettriche a combustibile, oppure per assorbire il diossido di carbonio mitigando gli effetti del riscaldamento della terra.
mercoledì, dicembre 03, 2003
La discesa più lunga del "Rosso Volante"
(Copyright "La Stampa")
Il rischio era il suo mestiere e la sua vita. Prima con gli sci, poi con il bob, aveva domato discese che sembravano portare direttamente all’inferno. Ma ieri Eugenio Monti non avuto il coraggio (o ne ha avuto troppo ?) di continuare a scalare la montagna della sofferenza. Il morbo di Parkinson aveva reso fragile, ben più vecchio dei suoi 75 anni, quel leone che non aveva mai conosciuto la paura. Si è sparato alla testa nella sua abitazione di Cortina, è in fin di vita all’ospedale di Belluno. L’avevano chiamato fin da giovanetto, per via del fegato subito dimostrato e dei capelli color fuoco, "il Rosso Volante". E quel soprannome gli si appiccicò sulla pelle come un destino. I suoi genitori, albergatori di Dobbiaco piuttosto agiati, avevano tentato di avviarlo agli studi in medicina, ma il richiamo della montagna e degli sci fu più forte. E quando nel ‘50 vinse i titoli italiani dello slalom e del gigante battendo anche un campione chiamato Zeno Colò, ma soprattutto l’anno seguente a Cortina, quando partito con il numero 74 dominò la discesa libera della "settimana internazionale", il mondo dello sci diede ufficialmente il benvenuto al Nuovo Fenomeno. Lo aspettavano le Olimpiadi di Oslo ‘52, ma quel destino non si compì. Altri disegni prevedeva l’intreccio di quell’incredibile romanzo che è stata la sua vita. Era in allenamento al Sestriere, cadde sulla Banchetta. Gli saltarono i legamenti di tutte e due le ginocchia, a quei tempi di operare non si parlava ancora, si ingessava e basta. Il mondo dello sci gli sbattè la porta in faccia. Provò a riaprirla con la forza della disperazione, si adattò a competere nel fondo, vinse qualche gara. Non ritrovò le emozioni perdute, il piacere del brivido, del pericolo, l’ebbrezza della velocità. Ci provò con le auto, guidò anche una Formula 1, ebbe come istruttore Taruffi, fu secondo una volta a Vallelunga. Ma la sua vita era la montagna. E quando a Cortina, anno 1954, si fermò ad assistere ai campionati italiani di bob, nella sua mente scattò qualcosa. "Non un amore a prima vista - ebbe a dire in seguito - perché credevo che fosse uno sport adatto solo ai pancioni, dove non vinceva il migliore ma il più pesante". Però quell’anno cambiarono i regolamenti e la zavorra equilibrò i pesi; quando capì che nella Formula 1 del ghiaccio l’abilità e il coraggio potevano essere decisivi, si tuffò senza esitare in quell’avventura. Fu subito bravo, anzi bravissimo, in una specialità pionieristica che ben poco aveva a che vedere con il bob moderno. Ci si lanciava su una specie di vagoncino con i pattini, l’equipaggiamento era improvvisato, altro che siluri, tute spaziali, caschi integrali, scarpe chiodate. In compenso il pilota contava moltissimo, perché le piste erano larghe, l’impostazione delle curve decisiva. Eugenio Monti vinceva con il coraggio e con l’istinto, ma preparava i successi con il raziocinio e la saggezza. Curava il bob in ogni minimo particolare, studiava le piste centimetro per centimetro. Nel ‘58, a Garmisch, venne squalificato perché scoperto durante la notte mentre percorreva, munito di pila e badile, tutta la pista per batterla e ripulirla dalla neve fresca. Quell’anno ebbe un incidente terribile, a St Moritz. Con i caschi integrali moderni se la sarebbe cavata con pochi graffi. Invece ebbe il viso devastato, sei operazioni al naso. Su quel viso si poteva leggere l’intera storia di una vita spericolata. Segni, cicatrici, tutto ciò che era andato a cercarsi chi aveva deciso di vivere sentendo il piacere del vento in faccia. Vinse 9 titoli mondiali di bob, sette nella specialità "a due", due nel "quattro". Inseguì l’Olimpiade fin da quella di casa, Cortina ‘56, quando fu secondo. Riuscì ad agguantarla soltanto a Grenoble ‘68, quando aveva già compiuto quarant’anni: primo nel "due" con De Paolis e nel "quattro" anche con Armano e Zandonella. Avrebbe gareggiato altri dieci anni ancora, se fosse stato necessario. Era mitica ogni volta l’ultima sua discesa: faceva sempre il miglior tempo, nel momento decisivo. Nel frattempo passò anche attraverso i Giochi di Innsbruck ‘64, dove venne celebrato come un eroe e ottenne il premio "fair play" per via di un episodio ancor oggi molto noto. L’inglese Nash aveva perso un bullone del suo bob, non poteva scendere. Monti gli prestò il suo, Nash vinse il titolo e il Rosso fu terzo. "Il campione gentiluomo", titolarono i giornali. Ma lui smitizzò presto: "Se non gli avessi dato io quel bullone glielo avrebbe prestato poi un altro....". Questa è la storia sportiva di un uomo piuttosto minuto, che era gigante dentro. La storia personale fu ben più travagliata. La separazione dalla moglie americana Linda, la morte di un figlio, vicende giudiziarie legate alla costruzione di una seggiovia sopra Cortina. Fino alla condanna di restare inchiodato a una sedia, lui che era il simbolo della velocità. Il Rosso Volante si è ribellato a questo ultimo duro colpo del destino.
E' nato Frankenfish
(Copyright ANSA)
Il primo animale domestico geneticamente modificato sarà venduto l'anno prossimo nei negozi americani, tranne che in California (dove il "GloFish", creato per brillare nel buio, è stato ribattezzato "Frankenfish"). Gli ambientalisti sono riusciti a bloccarne finora la vendita in base al divieto che vige in quello stato di commercializzare specie manipolate geneticamente in laboratorio.
martedì, dicembre 02, 2003
Il pornografo dal cuore d'oro
(Copyright Libero.it)
L'inventore della pornografia umanitaria si chiama Phil Harvey. Sulla scrivania del suo ufficio di Chapel Hill, in Carolina del Nord, tra i consueti ritratti di moglie e figli si possono vedere dei vibratori fluorescenti e una pila di videocassette per adulti. Harvey non è un fanatico del genere hard, no. Questi oggetti lui li vende, e grazie ai proventi della florida attività commerciale della sua società "Adam & Eve", riesce a finanziare programmi di lotta contro l'AIDS e di pianificazione familiare. Nel 1961, quando si laurea in lingua e letteratura slava all'università di Harvard, il sex-business è l'ultimo dei suoi pensieri. Anzi, l'unico suo pallino era quello di vedere un po' di mondo. Dopo varie peregrinazioni che lo portano prima ad arruolarsi nell'esercito e poi a dirigere un programma di distribuzione alimentare in India, Harvey torna negli Stati Uniti con l'idea di fare qualcosa per combattere la miseria che ha visto in giro per il Pianeta. Insieme con un socio, da un retrobottega di un ristorantino della cittadina di Chapel Hill, si mette a vendere preservativi per corrispondenza e produrre slogan accattivanti: "Cosa le offrirai a Natale ? Una gravidanza ?". È subito successo. Le ordinazioni iniziano a fioccare, anche perché a quell'epoca la concorrenza è inesistente per via di una legge federale che vieta il commercio dei profilattici. Loro lo sanno, ma sanno pure che raramente viene applicata: e vanno avanti per la loro strada. Galvanizzati dal successo, decidono di fare il grande salto. Se il commercio dei condom è cosi promettente, pensano i due soci, perché non finanziare progetti di marketing sociale con i proventi dei condom ? In questo modo si potrebbe fare a meno dei donatori tradizionali e quindi lanciarsi direttamente in attività di interesse pubblico. Detto fatto. Mettono in piedi la "Population services international" (Psi), una ong che commercializza preservativi nel Kenia e nel Bangladesh. Il tutto naturalmente con i guadagni derivati dai gadget piccanti venduti dalla "Adam & Eve". Ormai l'azienda è diventata un gigante nella vendita di accessori erotici per corrispondenza: lubrificanti, creme, bambole gonfiabili, film per adulti, lingerie sexy, etc. Sette anni fa la ditta si è messa anche a produrre le proprie pellicole pornografiche, tutte all'insegna del politicamente corretto: al bando dunque qualsiasi tipo di coercizione, anche per evitare ogni problema con la giustizia. In tutti questi anni Harvey ha potuto dedicarsi così alla lotta umanitaria grazie all'oggettistica che la "Adam & Eve" vende con la massima discrezione alla casalinga del Minnesota, al benzinaio del Nevada o alla coppia dell'Oklahoma.
"Ma dove fissi lo sguardo ? Sulla terra, sulla voragine dei condannati, su queste nostre miserabili leggi di morti ! Perchè alle leggi degli Dei non fissi lo sguardo ?".
Epitteto
lunedì, dicembre 01, 2003
"Noi albinoi"
(Copyright Film.it)
Se siete anche voi convinti sostenitori della strategia della fuga, non mancate "Noi albinoi", film di debutto dell'islandese Dagur Kari, che sta conquistando le scene dei festival ("Gran premio della giuria" al Festival di Angers, "Premio del pubblico" al Rotterdam Film Festival, candidato all'Oscar come "Miglior film straniero"), con il suo fascino ambiguo e fuori dall'ordinario. Noi è un diciassettenne albino. Vive in Islanda, in uno sperduto villaggio a nord ovest sommerso dalla neve. E non riesce ad adattarsi ai doveri che la "normalità" impone, dalla sua eccentrica famiglia ai manichini nevrotici che incontra a scuola. Nonostante i suoi sforzi, Noi è irriducibilmente un diverso: goffo e scialbo, ed incapace di comunicare la ribellione sorda che cova sottola superficie immobile e sospesa dei ghiacci. Quando però incontra Iris, una ragazza appena tornata dalla capitale e finita a lavorare nel desolato bar del padre, capisce che è il momento di trovare le forze e decidere la fuga, magari verso una calda meta tropicale. Per tutto il tempo ci si sente sospesi in un non luogo, tagliato fuori dalla vita: è il rifugio di Noi, giovane alieno a tutto quel che lo circonda. Genio o buono a nulla, spetta al pubblico decidere se interpretare un enigma irrisolto. Così come sfugge ad una oggettiva classificazione l'intero film, a metà strada tra comico dell'assurdo e dramma, o ancora pellicola d'arte pura. Il racconto di Kari si sviluppa, a partire dalla natura complessa del protagonista, attraverso libere sovrapposizioni di ambienti e sensazioni. Quadri ad un tempo rarefatti ed oppressivi (come la splendida colonna sonora composta dal regista con il suo gruppo "Slowblow") che arrivano a sondare l'inconscio, e a legare in modo indefinibile i sentimenti del pubblico a qualcosa di mitico ed universale. Ed ecco che la neve, l'uniformità bianca che circonda Noi e definisce il suo mondo personalizzato, assume sempre più le sfumature inquietanti dell'ansia, dell'isolamento, del silenzio che crea disagio e spinge ad evadere dalle proprie prigioni. L'uomo è l'artefice dello spazio che vive, e deve scegliere se fermarsi a soddisfare le aspettative degli altri, o rivendicare il diritto di fuggire da circostanze sbagliate. Da un'iniziale divertita distanza ci ritroviamo così a soffrire quelle stesse ansie di rivolta, forse qualcuno anche a fuggire dalla sala, fino alla catarsi del finale, ancora insieme tragedia ed ironica liberazione.
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